sabato 28 aprile 2012

IL BRODO DI BITONCI

Tutto fa brodo. E tutto può essere utile per cambiare discorso (e distrarre gli italiani dai nuovi scandali).
Nel mitico nord-est un tabaccaio ha sparato sui banditi che avevano tentato un furto nel suo negozio. E Massimo Bitonci (deputato della Lega e sindaco uscente di Cittadella, Pd), invece di pensare al terremoto giudiziario che  sta colpendo il suo lurido partito, se ne è uscito con queste assurde parole:  "Ci sono troppi delinquenti in giro, ma io non lo imputo alla crisi. Bensì al fatto che Prodi a suo tempo ha aperto le porte a soggetti senza arte né parte, spesso dediti al crimine".

Bitonci, dunque, non ha trovato di meglio che tirare in campo Prodi. E mentre tutti parlavano degli scandali che hanno investito il Carroccio (e che hanno fatto svergognare pure la famiglia Bossi), lui preferiva raccogliere le firme per cacciare da Padova il figlio di Totò Riina.
... Ecco cosa deve inventarsi, in questo doloroso frangente, un povero leghista. Pur di spostare l'attenzione dell'elettorato altrove!

domenica 22 aprile 2012

L'IMPRESENTABILE BOSSI FAMILY

La famiglia Bossi come la famiglia Addams: uno più impresentabile dell’altro (e quello che segue è l'orrido album di famiglia)


  Anche l’ultimogenito di Umberto Bossi  è finito nel tritacarne mediatico che ha terremotato la famiglia del Senatùr. Pare infatti che la rinoplastica del giovanissimo pargoletto (Eridanio Sirio, per lui due nomi uno meglio dell’altro), sia stata pagata coi soldini dei rimborsi elettorali.
… E allora adesso sappiamo finalmente che in casa Bossi non è stato risparmiato nessuno. Ma proprio nessuno nessuno, eh!

  P
recedentemente alla notizia della rinoplastica di Eridanio Sirio, eravamo già preoccupati per gli esuberanti exploit dell'altrettanto semi-sconosciuto Roberto Libertà, che è poco più vecchio dell’altro fratello col naso-rifatto (e che ha avuto anche lui un secondo nome da brividi).
... Però, in questo caso possiamo star tranquilli: per Robertino non c'è stato nessun intervento estetico a nostre spese. Peggio: è stato accusato (e recentemente condannato), per aver lanciato un gavettone di acqua e candeggina ad un ragazzo comunista che stava attaccando un manifesto.

  Bisogna precisare che in passato quel moccioso di Roberto Libertà si era già fatto notare. Precisamente quando, ancora minorenne, era stato fermato dai carabinieri vicino ad una cascina dove si ritrovavano tanti giovani un po’ sbandati. Evidentemente la lezione non gli era servita a niente.
… Ebbene, non ci si crede, ma adesso, proprio questo sfacciato ha il coraggio (in seguito allo tsunami che ha travolto il Carroccio), di dichiarare con aria tutta seriosa: «Sono schifato, a dir poco. Purtroppo viviamo in questo paese di merda».

  D
el figlio più vecchio di Umberto Bossi (Riccardo, nato dal primo matrimonio del Senatùr), si sapeva che non aveva potuto partecipare al noto programma “L’isola dei Famosi”. E questo perché il padre glielo aveva proibito espressamente.
… Ma il vecchio Umberto non vedeva nessun problema, invece, se il primogenito si accompagnava con l'ex pupa Rosy Dilettoso. E anche adesso non vede problema per tutte le altre scorribande a cui si dedica tuttora il baldo giovanotto (che ha negato di aver mai preso soldi da Belsito, e che in merito ai recenti scandali ha preferito gridare pure lui - buon sangue non mente! - al complotto della Magistratura).

  Peraltro, tocca precisare che Riccardo Bossi dice (solo adesso? Troppo tardi!), di essere interessato unicamente allo sport. E assicura di non volersi assolutamente occupare di politica. Ma a suo tempo aveva lavorato (chissà a che titolo) al Parlamento europeo, come assistente di Francesco Speroni.
... Infatti, anche per questo era stato accusato di aver semplicemente beneficiato del potere politico del padre, suscitando le stesse polemiche che aveva provocato Franco Bossi (fratello del Senatùr, assunto - benché in possesso del solo diploma di licenza media inferiore! - come assistente parlamentare dell'eurodeputato leghista Matteo Salvini con la retribuzione di 12.750 euro al mese).

  Poi, naturalmente, nella famiglia Bossi ci sta il più balengo della tribù (il famosissimo Renzo, detto "il Trota"). Di lui si è già scritto di tutto e di più. A suo tempo il simpaticone si era fatto notare anche su Facebook, dove aveva lasciato il segno pubblicando un giochino razzista (“Rimbalza il clandestino”). E in seguito non ha mai smesso di fare casino e sparare cazzate, regalando tanti spunti per la satira.
... D'altra parte, era già tutto chiaro anche prima, bastava guardarlo in faccia questo qui! Già da studente Renzo Bossi era stato una autentica frana: era riuscito a passare la maturità solo al quarto tentativo, dopo ben tre prove andate a male (per colpa dei professori meridionali, dichiarerà il padre!).



http://www.youtube.com/watch?v=CYYNlliyTEU

  Ma tutti questi presunti pregiudizi dei professori meridionali non hanno impedito a Renzo Bossi di sfondare in politica. Perfino alla stragrande, sebbene tra mille sospetti (per dire: una sua amica era stata sospettata di aver diffuso dei dossier che avrebbe favorito la sua elezione a scapito di altri esponenti leghisti).
… E tutto questo andazzo è durato fino a quando, finalmente, il Trota è stato costretto a dimettersi da consigliere regionale. Con qualche ridicola scusa, ovviamente: lo avrebbe fatto per dare l’esempio, in tutta serenità (dice lui); lo ha fatto perché era stanco di fare quel duro lavoro ( ha precisato invece il padre!).

  M
a non è giusto buttare tutta la croce sul Trota, come tenterebbero di fare i leghisti. Già, i leghisti, che dovevano capirlo ben prima: da una madre come Manuela Marrone (titolare di una baby pensione dall’età di 39 anni, adesso accusata di aver finanziato la sua scuola “Bosina” coi soldi pubblici), che razza di figli potevano venir fuori? E da un padre come il vecchio e presuntuoso Umberto cosa ci si poteva aspettare, porcoggiuda?
… Ma certo, ma sicuro, era chiaro quali erano le tradizioni di famiglia: anche Umberto, da giovane, aveva bighellonato a lungo prima di inventarsi una carriera. Ed era infine riuscito ad improvvisarsi capo-popolo, ma solo dopo aver capito di essere negato in ogni altra attività lavoativa. Era negato assolutamente come poeta e come cantante (incise due dischi penosi, sui quali è meglio stendere un velo pietoso). Perfino la sua prima moglie (Gigliola Guidali), spiegò di averlo lasciato perché non si decideva a trovare un lavoro fisso. E perché aveva scoperto che quello mentiva spudoratamente (in un'intervista la poveretta raccontò che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore, dicendole «ciao amore, vado in ospedale», senza tuttavia essersi mai laureato).

  I
figli di Bossi hanno semplicemente seguito l’esempio del babbo e della mammina. Se i genitori da giovani erano stati dei fanfaroni, loro hanno continuato per quella strada. Magari lo hanno fatto con più decisione (l’alunno che spesso supera il maestro), in ciò facilitati dai notevoli vantaggi che derivavano dal portare un cognome tanto potente (e prepotente).
… Cosicché, se i genitori adesso dovranno spiegare come hanno pagato tante cosette (la ristrutturazione della casa, l’università dei pargoletti, le spese mediche, le altre case, i fabbricati e i terreni), i figli invece dovranno spiegare dove hanno trovato i dané
con cui hanno pagato le multe, le belle auto, e tutto il resto.

  A
desso i leghisti cascano dal pero. E vorrebbero squalificare la moglie di Umberto Bossi accusandola di essere solo una terrona (a causa delle sue origini siciliane). E questo dopo aver fatto la stessa cosa anche con la sua amichetta Rosy Mauro (che invece ha origini pugliesi).
… Però fino a ieri gli omini verdi non si lamentavano di niente. Perdonavano tutto: la baby pensione, la scuola dove si insegnava il dialetto locale, le scemenze, e certe insulse superstizioni (tra di loro girava la voce che quando il Senatùr era ancora grave la moglie e Rosy Mauro disponevano attorno al letto del Senatùr alcune pietre che a loro dire avrebbero avuto proprietà magiche).

  C
he poi: se davvero i militanti della Lega ci tengono a far pulizia in casa, come mai non hanno mai preso in considerazione le parole di Angela Brivio Bossi, sorella del loro caro leader? Ebbene, quando al Senatùr rinfacciarono di questa lite tra fratelli, lui chiuse la questione insinuando che la sorella era brava solamente a preparare le bistecche. E lei, furiosa, si rivolse ai giornali raccontando come stavano davvero le cose: «Ah, se le ricorda bene le mie bistecche, lui! Perché per anni solo quelle ha mangiato, quel ‘mantegnù’. Che se non mangiava le mie bistecche, caro il mio Umberto…».
… E a questo punto tocca ricordare la stoccata (finale) sul “mantegnù” che mangiava a sbafo: «Aoh! Stiamo parlando di uno che ha organizzato tre feste di laurea senza essersi mai laureato!».

sabato 7 aprile 2012

LEGA DI FAMIGLIA

La Lega di Bossi inciampa sulla sua stessa propaganda, come il Vaticano. E' giusto così: chi di famiglia ferisce di famiglia perisce.



Le bugie hanno le gambe corte, e l'ipocrisia non regge al tempo e alle intemperie. Per questo la Lega di Umberto Bossi finisce in cacca come il Vaticano, e proprio sui temi su cui ha speculato. E' giusto così: chi di famiglia ("secondo natura") ferisce, di famiglia (quella esibita per propaganda) perisce.
... Ma il Senatùr non è sprofondato solo a causa dei figli (fanfaroni), o della moglie (arruffona e superstiziosa). Bossi è precipitato anche per colpa di tutti quegli altri ruffiani che - come lui - pretendevano di esaltare unicamente la famiglia tradizionale del "piccolo mondo antico" (con i suoi legami di sangue, di Fede, di clan, e di "tribù"). Sempre sputando sulle famiglie "altre", quelle dettate dall'affetto che sfugge alle regole di una legge o di una religione.


Non ci voleva molto a capire che tutto nella Lega era un pretesto per conquistare potere (e poltrone). Come ha spiegato Michele Serra su "Repubblica", quando ha scritto: «Tutto, nella storia leghista, è improvvisato e cialtrone, a partire da quel logo fantasma, "Padania", che non ha alcuna attinenza con storia e geografia e pare sortito da una partita notturna a Risiko annaffiata da troppo alcol. Proseguendo con il ridicolo crak del credito padano, l'inverosimile carriera politica del povero Trota, il cerchio magico con le fattucchiere e le badanti [...] i finti ministeri a Monza, gli elmi cornuti, gli affaroni in Tanzania... ».

Ce ne vuole di coraggio, per mostrare rispetto ad un cialtrone come Bossi! Perché questo qui, scrive ancora Serra, è «un fanfarone di paese, finto medico, cantante fallito, che per oltre vent'anni è riuscito ad abbindolare un popolo evidentemente abbindolabile».
... E infatti è così, l'Umberto è solo un ciarlatano che si vantava di avercelo duro (quando è chiaro che non riuscirebbe ad andare al cesso da solo). Tra una bestemmia e una ampolla al dio Po ha  mostrato il dito medio, ha buttato la bandiera italiana nel cesso, ha insultato, ha straparlato su tutto, ha minacciato, ha promesso miracoli, ha tradito i suoi alleati per ritornarci assieme quando gli conveniva, ha approvato le leggi piu' immonde e ha certificato che il suo compare Berluska credeva davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak.

domenica 1 aprile 2012

KATTOLICA KANAGLIA


Insomma, una domanda sorge spontanea: perché Enrico De Pedis, boss della banda della Magliana, è sepolto nella basilica romana di Sant'Apollinare? Lo Stato italiano non vede qualche problema? E Santa Romana Chiesa (che negò i funerali a Welby), non ha nulla da dichiarare sulla questione?
... Walter Veltroni ha chiesto spiegazioni a chi di dovere, e intanto gli ha risposta il ministro dell'Interno (Anna Maria Cancellieri).

La ministra non ha perso tempo, e ha subito fornito una prima spiegazione: in data 10 marzo 1990 il cardinale Ugo Poletti rilasciò il nulla osta della Santa Sede alla tumulazione della salma nella prestigiosa basilica, e questo dopo che un monsignore (Pietro Vergazzi), aveva certificato che il famoso criminale era niente popò di meno che un grande benefattore (forse nel senso che aveva riempito di soldi qualche prelato che conta in Vaticano?).


In seguito a questo schifo (esattamente il 20 marzo, quindi pochi giorni dopo), lo stesso monsignore dichiarò l'exraterritorialità della basilica. E questo chiuse il discorso (e le bocche) per così tanti anni.
... Ma adesso la cosa è scoppiata, e Walter Veltroni (in un momento di lucidità), ha pensato bene di agitare nuovamente il fantasma di "Renatino". Con tutti gli annessi e i connessi che ne derivano.

Fantastico, sulla vicenda, il cinico commento di Giulio Andreotti: «Forse De Pedis non era un benefattore dell'umanità, ma di Sant'Apollinare sì».
... E puntuale è stato invece il commento del sindaco di Roma Gianni Alemanno: «Non è accettabile che un bandito come De Pedis sia sepolto in chiesa» (Basilica, sindaco, non si offenda un benefattore, è una basilica!)

venerdì 30 marzo 2012

I TIRANNOSAURI

Il portavoce vaticano (padre Lombardi) ha spiegato che il colloquio tra Ratzinger e Fidel Castro è stato un dialogo «molto intenso e cordiale». Resta da capire quali saranno i vantaggi che ne avranno i cubani da questo viaggio del Papa, ma pare di capire che nell'immediato gli unici a ricavarci qualcosa sono il Vaticano stesso e il regime castrista.
... Già, perché, come ha spiegato anche la blogger Yoani Sànchez, il governo cubano «cercherà di presentare il viaggio dell'inquilino del Vaticano come un gesto di convalida della sua amministrazione».

  Non per niente Sua Santitudine quando è arrivato a Cuba ha ruffianamente chiesto la fine dell'embargo americano, ma nel contempo ha evitato accuratamente di parlare con i dissidenti dell'isola che gli avevano chiesto un minuto di attenzione (“un minuto y nada mas”).
... Pare che il Vaticano abbia deciso di ignorarli per il loro stesso bene. Così almeno si vorrebbe far credere, perché dicono che sia anche questa la fantasiosa spiegazione: quelli, poverini, resteranno nell’isola, e dopo la partenza del Papa potrebbero subire qualche ritorsione dal regime.

  La verità è che a Sua Santitudine premono le libertà religiose. Il resto viene dopo, molto dopo. E per ottenere qualche privilegio per la sua multinazionale lui è disposto a soprassedere su tutto (anche sulle torture, sui massacri, e sui crimini più odiosi).
... Del resto, lo stesso film si era visto poco prima, quando il Papa era stato in Messico, dove ha indossato il suo bel sombrero ma non ha voluto incontrare le vittime di padre Maciel (Maciel sarebbe il prete pedofilo e puttaniero che ha fondato i Legionari di Cristo). Inoltre, in quella terra Benedetto XVI ha evitato accuratamente di condannare apertamente i “narcos” (che si fingono religiosi e che avevano mafiosamente stabilito una “tregua” durante la visita del papa tedesco, addirittura dandogli il “Bienvenido” attraverso i loro narco-striscioni diffusi un po’ ovunque).

  Evidentemente il pastore tedesco (che tuona continuamente contro l’aborto e la soppressione degli invisibili embrioni), è un tipo sveglio. E piuttosto che attaccare direttamente certi pericolosi criminali, preferisce stare sul vago. Come ha fatto quando ha fumosamente salutato chi “soffre a causa di antiche e nuove rivalità, risentimenti e forme di violenza”.
... Inoltre: per confondere meglio le acque e non affrontare i guai, Ratzinger ha preferito parlare di aria fritta. Come quando - sempre negli stessi giorni - si è scagliato contro il marxismo, che secondo lui sarebbe una anticaglia (qualcuno gli dica che è caduto il muro, accidentina. E qualcuno gli dica quanto sono medievali anche le sue scarpette rosse e le sue cerimonie da Wanda Osiris!).

  Riassumendo: nel cattolicissimo Messico niente pubblica condanna dei narco-trafficanti e nessun dialogo con le vittime di padre Maciel. A Cuba nessun incontro con i dissidenti ma piuttosto una bella chiacchierata con il Lìder Màximo (confidando su una sua pubblica dimostrazione di fede: Fidel Castro non è mai stato scomunicato, è nato cattolico e per Santa Romana Chiesa è come un figlio un pò lazzarone che prima o poi ritroverà la strada di casa).
... Ad ogni modo, questa sperata conversione (o ri-conversione) del barbuto Fidel non si è proprio vista. E pensare che il Vaticano era disposto financo a dargli la comunione a questa vecchia ciabatta, se solo lui l'avesse chiesta!
  Dall'Oltretevere avevano spiegato che il Papa era disponibile ad incontrare anche l’altro tiranno (Chàvez, cattolico pure lui, che non risulta essersi appalesato nonostante fosse anche lui a Cuba durante la visita papale per curare il suo cancro).
... Ed è meglio così. Perché il nostro amico poteva contare, al massimo, su una una benedizione veloce. Visto che a Chàvez avevano informalmente fatto sapere che qualora avesse chiesto la comunione
, avrebbero potuto negargliela.
  Ma certo, a Chavez avrebbero potuto negare la comunione. Perché lui risulta essere un convivente, quindi un pubblico peccatore.
... E perché, evidentemente, il buon Dio è conciliante con i dittatori fanfaroni (come quella pantegana di Fidel), ma non tollera un caudillo esaltato e cancroso come il populista Hugo. Bisogna farsene una ragione, eccheccazzo!

domenica 18 marzo 2012

NELLE MIGLIORI FAMIGLIE

Per la serie “ecco cosa succede anche nelle migliori famiglie”. La figlia di Aldo Moro (Maria Fida, oggi 65enne), ha raccontato alcune incredibili cose che sarebbero accadute durante il sequestro del padre.
... Da restare allibiti: a 34 anni dal rapimento e dall’uccisione dell’adorato papà, in una lunga intervista al settimanale “Panorama”, ha spiegato come durante i 55 giorni del sequestro ci fu una vera guerra in casa sua.

Le incomprensioni sarebbero iniziate - sostiene - quando lei decise di andare al funerale degli uomini della scorta che erano stati uccisi nella strage di via Fani (i suoi familiari non volevano, perché sostenevano che era pericoloso).
... Proprio in seguito a questo episodio la tensione in famiglia aumentò al punto che lei fu costretta ad abbandonare la casa (testuale: «Mia madre si gettò in ginocchio e, in lacrime, mi supplicò di andarmene via»).

Volendo credere al racconto, a seminare la zizzania sarebbero stati quelli del movimento “Febbraio 74”. Questi, approfittando di suo fratello Giovanni (che in precedenza aveva aderito ad una loro iniziativa), avevano addirittura “occupato” la loro casa. 
... E non è ancora finita: Maria Fida nell’intervista ha voluto precisare che precedentemente al rapimento del presidente della Democrazia Cristiana suo fratello Giovanni non era in buoni rapporti col padre. Anzi: Aldo Moro e il figlio neppure si parlavano. Addirittura quando dovevano interloquire usavano come intermediario la mamma.

Nonostante tutto questo, il settimanale "Panorama" ha graziosamente pubblicato una foto tratta dall'album di famiglia Moro. Nella quale si possono rimirare Aldo Moro e tutta la sua cattolicissima famigliola, in visita all'allora pontefice Paolo VI (grande amico del leader diccì, che durante il sequestro volle scrivere una accorata lettera agli "uomini delle Brigate Rosse").

domenica 11 marzo 2012

POCA MEMORIA, ZERO QUID

In quel di Orvieto il maestrino Angelino Alfano (segretario del Pdl), ha chiuso la scuola di formazione politica del partito. A modo suo, con le solite fregnacce che la nostra destra pseudo-kattolica è abituata a buttare in campo quando è a corto di argomenti.
... Ecco la grande cretinata del nostro amico:«L'alleanza Di Pietro, Vendola e Bersani va nella direzione dello zapaterismo [...]. Lo zapaterismo è un germe che rischia di attaccare i valori che noi difendiamo, come abbiamo fatto con il dl su Eluana Englaro, la difesa della vita sin dal concepimento oppure i tanti no che abbiamo detto sullo scardinare la famiglia [...]. Se la sinistra andrà al governo farà quello che ha fatto la sinistra in Spagna: il matrimonio tra uomini, le coppie di fatto [...]. Questo sarà l'inevitabile destino della coalizione Bersani, Di Pietro e Vendola».

All'ipocrita Angelino ha risposto in maniera superba il dipietrista Massimo Donadi. Con queste fulminanti parole: «Alfano ha uno strano concetto di difesa della famiglia. Ad Alfano non manca solo il quid, ma anche la memoria».
... E, certo, che dire di più! In effetti il governo in cui stava Alfano (governo presieduto da Sua Prostata Secca il Silvio Berluska), era tutto fuorché un governo che difendeva le famiglie. E casomai questi peracottari hanno difeso le speculazioni, le ruberie, le pagliacciate, le tessere fasulle, i privilegi per i soliti fortunati, le tasse per i soliti noti, le amicizie con i vari don Verzé, le giacche colorate dei Formigoni-oni-oni, i crocefissi delle Minetti, i bunga-bunga del Palazzo, le barzellette di "Forza Gnocca", le nipotine di Mubarak, le Santanché che andavano e venivano, le Carfagne da calendario, i deputati comprati all'opposizione come si fa al mercato delle vacche, e così via sputaneggiando.

venerdì 2 marzo 2012

IL MAIALE E LA PECORELLA

In generale la prepotenza e la violenza sono tipiche degli ignoranti. Di chi non è capace di argomentare, e di chi parla per “partito preso”. 
... Io, che sono solo un metalmeccanico della Fiom, non sono in grado di farmi una idea precisa sulla Tav. E, francamente, da agnostico quale sono - lo sono anche politicamente - mi chiedo se sono davvero più esperti di me (e se ci capiscono qualcosa), gli altri metalmeccanici della Fiom che appoggiano la protesta contro l'alta velocità. E che magari neppure ci vivono in quelle valli!

Che poi, non colgo negli sguardi dei contestatori NoTav (quelli apparentemente seri), il sacrosanto odio che bisognerebbe provare per certi maiali. 
... E quando dico maiali intendo riferirmi a chi cerca lo scontro con lo Stato, a chi si vendica sui poliziotti (che loro chiamano con epiteti offensivi), a chi se la prende con quei lavoratori che non c’entrano niente  (bloccando strade, ferrovie, e quant’altro).



Per dire: poco prima di cadere dal traliccio in cui è salito, Luca Abbà parlava al telefono con altri anarchici che gli chiedevano informazioni sugli "sbirri". Ed è evidente che lui è sempre stato abituato a quel tipo di linguaggio (linguaggio offensivo verso i servitori dello Stato). 
... D’altra parte, anche l’altro anarchico, (Marco Bruno, che nel famoso video ha insultato il carabiniere sardo chiamandolo "pecorella", "stronzo", eccetera), è stato disgustoso.

Anzi, qualcuno ritiene - anche un programma televisivo lo ha fatto notare - che il troglodita abbia voluto umiliare il suo coetaneo con pesanti insinuazioni sessuali (come si farebbe con chi si vuol passare per "fino***io").  
... Ma certo: intanto bisogna ricordare che il troglodita ha cercato di ridicolizzare il carabiniere mettendo in dubbio la sua virilità ("Sai sparare? Vorrei vederti sparare!"). E i complimenti che gli ha rivolto gli servivano allo stesso scopo: in certi contesti, un uomo che dice ad un altro uomo "sei carino", lo fa solo allo scopo di prenderlo in giro (perché si da per scontato che un uomo "carino", nella mentalità dei trogloditi, non è un vero uomo).

Ma certo. Un uomo "carino", nella mentalità dei burini, è solo una femminuccia (che da "i bacetti"), oppure è un "fino***io" (che trasmette le malattie). E infatti vale la pena di verificare che nel video il troglodita non sembra affatto tirare in causa la presunta "fidanzata" del carabiniere (come lasciato crederere dai sottotitoli). Casomai sembra accennare (ascoltare bene per credere), ad un altro ipotetico "ragazzo".
... E, insomma, una precisa frase dell'arrogante NoTav diventa più chiara se, nella sua più odiosa logica omofoba, la si intende diversamente. Precisamente così: «Sei proprio una bella pecorella. Sei carino, gli dai anche i bacini al tuo ragazzo con quella mascherina? Così non gli attacchi le malattie?».


Si stenta ad immaginare un simile schifo, ma per convincersene basta recuperare le cuffie e riascoltare il video a tutto volume.
... A quel punto il discorso è più chiaro: probabilmente il cialtrone voleva insultare il carabiniere proprio con argomenti maschilisti e omofobi.

domenica 26 febbraio 2012

LA SCIMMIA DI CELENTANO

Fantastica la satira del quotidiano 'Il Fatto' sulla tribù di Adriano Celentano. Mentre Gianni Morandi viene raffigurato come un poveretto in preda all’Alzheimer, Claudia Mori viene presentata come una "panzona di 120 chili"  che vende Celentano alla Rai (istruendolo con queste parole: "Tu fai lo scemo, io penso ai soldi"). 
... E invece il "re degli ignoranti" viene descritto come "un grande scimmione adorato dagli indigeni per i suoi versi bellissimi". Un inconcludente di 75 anni con l'osteoporosi, e che "al massimo va a piangere da Santoro".

Insomma, nel fotomontaggio il figlio della foca viene presentato come una specie di 'King Kong' mostruoso che "sa di anni '60, di provincia burina, e musica arcaica"
... Un energumeno che "porta ancora gli stivaletti con la chiusura lampo interna". Un poveretto "maschio 100% delle mie palle" che "canta cagate".

Le contestazioni che il pubblico ha riservato al molleggiato, in quel di Sanremo, sono in fondo poca cosa. Soprattutto se confrontate a quel che hanno scritto di lui tanti giornali, finalmente poco propensi a perdonare il suo populismo offensivo e ignorante. 'Famiglia Cristiana' ha definito il cantante "un piccolo attivista dell’ipocrisia, un finto esegeta della morale cristiana che sfrutta le tv per esercitare le sue vendette private"
 ... Ed è un bel calcio, questo, per un para-guru che vorrebbe far chiudere i giornali (mica tutti, solo quelli che non sono d’accodo con lui!). Un bel pugno in faccia per questo pseudo-moralista che ha denunciato le "corporazioni dei media" che si sarebbero addirittura "coalizzate in massa" contro di lui. 

Peraltro: mentre tutti discutevano dell’Ici alla Chiesa, e degli scandali del Vaticano, al teatro Ariston questo cattolico fasullo ha invocato il ritorno alla Tradizione. 
... Ovvero: a quel clero antico che rintronava il popolino superstizioso favoleggiando sul Paradiso (e, conseguentemente, che lo terrorizzava con le balle sull’Inferno: sai che progresso!).

domenica 19 febbraio 2012

LO SCHETTINO IN ME

Il comandante Schettino aveva tracce di cocaina tra i capelli. Per carità, non si dica che è un "drogato", probabilmente si era solo dimenticato l'ombrello (con tutta la "bianca neve" che è scesa anche in questi giorni, sai com'è, ti restano le tracce qua e la! )


Ad ogni modo, non è vero che Schettino rappresenta l’Italiano medio, perché non di soli Schettini è fatto il popolo italiano. E ci credo: il Belpaese è fatto anche di tanti altri tipi di umanoidi. Ovvero, anche da quella gran massa di imbecilli che - diversamente da quello - non urtano  mai contro gli scogli, ma sempre e comunque ammirano e invidiano i bulli come lui.
… Non solo: gli esibizionisti alla Schettino loro li votano, e magari li fanno santi anzitempo (anche quando sono evidenti le loro grosse colpe)!

Non di soli Schettini, non di soli bulli è fatta l’Italia. Il Belpaese è soprattutto pieno di poveracci che delegano le loro preoccupazioni e affidano la loro vita ai dittatori, ai boriosi, ai cocciuti e ai vanagloriosi. Agli “uomini della Provvidenza”, ai predicatori che assicurano di poter risolvere tutti i problemi, a quelli che magari promettono di fare pure i miracoli.
… In sostanza: agli stessi cialtroni che ti dicono di pensare a divertirti, mentre loro giurano di poter stare da soli al timone (che poi, ogni tanto, si prenderanno qualche libertà con la moldava di turno: ma è un giusto così, visto che ci liberano da tanti affanni, n’è vero?).

Ancora troppi italiani sentono questo bisogno assurdo di inventarsi un santo, un eroe, un uomo dei prodigi. E lo difendono, spesso, anche quando è evidente che quello non rispetta le regole di buon senso.
… Anche quando è chiaro che il miserabile difende solo il suo orticello, la sua tribù. Anche quando quello le sparerà troppo grosse, quando scaricherà le colpe sugli altri, quando fingerà di non vedere che la nave sta imbarcando acqua, quando non si vergognerà di andare contro scienza e coscienza.

Ma quando la nave Italia sta imbarcando acqua da tutte le parti, la colpa non è dei soli Schettini. Ci stanno anche altri condottieri che si rivelano incompetenti. Sono tutti quelli che negano l’evidenza, sostenendo che i ristoranti sono pieni, che il federalismo è quasi fatto, che il Paradiso ci attende, che il ‘San Raffaele’ lo ha voluto Dio. 

 … Pare di sentirli, questi ipocriti: i Formigoni, i don Verzé, i Diego Cammarata, i Bossi, il Papa, e naturalmente il papi. E dietro a questi: una marea di secondi, terzi, badanti, capicorrente, ruffiani, amichette e veline (moldave e non).



 "Lo Schettino in sé, lo Schettino in me"
(da un articolo di Massimo Gramellini, per “La Stampa”)

«… Con un solo colpo di timone il comandante Schettino ha mandato a picco, assieme alla sua nave, l’immagine internazionale che l’Italia si stava ricostruendo a fatica. Siamo di nuovo lo zimbello degli altri […]. Mi auguro che non tutto quello che si dice di Schettino sia vero: anche i capri espiatori hanno diritto a uno sconto. Ma se fosse vero solo la metà, saremmo comunque in presenza di un tipo italiano che non possiamo far finta di non conoscere. Più pieno che sicuro di sé. Senza consapevolezza dei doveri connessi al proprio ruolo. Uno che compie delle sciocchezze per il puro gusto della bravata e poi cerca di nasconderle ripetendo come un mantra «tutto bene, nessun problema» persino quando la nave sta affondando, tranne essere magari il primo a scappare, lasciando a mollo coloro che si erano fidati di lui. Mi guardo attorno, e un po’ anche allo specchio, e ogni tanto lo vedo. Parafrasando Giorgio Gaber, non mi preoccupa lo Schettino in sé, mi preoccupa lo Schettino in me».