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martedì 7 novembre 2017

PAPEROPOLI

Il comune di Sappada (Bl), vuole cambiare regione e passare al Friuli. Evidentemente perché lì l'erba è più verde. Oppure, più probabilmente ancora, per una questione di "schéi".
... Spostare i confini è il solito vizietto di chi crede di poter trovare una scorciatoia ai propri limiti. Come quando si sgomita per superare la fila. O quando si vuol parcheggiare nel posto riservato ai disabili. E quando ci si finge offesi per lasciare la moglie da sola e andare finalmente ad ubriacarci.

La Democrazia ha anche questo di brutto: che tutti si sentono in diritto di sbraitare e sgomitare. Proprio per questo ho trovato diseducativo chiedere alla gente, con un referendum, se voleva maggiore autonomia.
... E, almeno, bisognava formulare un quesito più preciso. Ma evidentemente serviva essere vaghi affinché ognuno potesse fantasticare sui "sogni di gloria" che preferiva.

In ogni caso: col 53% di affluenza e il 90% di sì Luca Zaia aveva detto che avrebbe "buttato il fascicolo" (nel senso che avrebbe cessato di chiedere la fantomatica "autonomia" de Veneto).
... Beh, 
ma allora non mi pare che i risultati giustifichino i proclami sul presunto "plebscito"!

Inoltre, Zaia aveva detto che era fondamentale andare a votare. Ma viene il sospetto che votare fosse obbligatorio, più che fondamentale. Salvo accettare di pagare caro l'aver disertato le urne.
... Infatti Zaia aveva aggiunto anche questo avvertimento: "Chi non va a votare non avrà più titolo per aprire bocca... Saremo costretti a girare col certificato e dire sì io sono andato c'ho il timbro di quel giorno, io c'ero".


Generalmente si ritiene che in una democrazia degna di questo nome non è ammesso il ricatto (della serie: "se non voti poi non aprire bocca")!
... Inoltre: in democrazia non è ammesso il voto di scambio (vota che poi la regione ti aiuta a trovare un lavoro, lasciava intendere un manifesto del referendum affisso dalla Lega!).

Comunque la matematica non è una opinione, e se col 53% Zaia aveva spiegato che non avrebbe dato seguito a niente, ritenendolo un dato negativo, a casa mia il 57% non è - comunque lo si voglia leggere - un "plebiscito".
... Peraltro, i numeri dicono che la Lega in Veneto ha perso clamorosamente nelle città. E in Lombardia ha perso sempre e ovunque. Non capisco, dunque, come Luca Zaia possa cantare vittoria, visto che la fantomatica Padania a conti fatti esiste solo nella fantasia. Come Paperopoli.

sabato 28 ottobre 2017

COJONATE VENETE

CHE PENA le prediche dei politologi che spiegano a modo loro la diversa affluenza in Lombardia (rispetto al Veneto), in occasione dei referendum sull'Autonomia.
... Più di uno tira in ballo la Serenissima, volendo dire che questa avrebbe forgiato in Veneto un popolo di fieri autonomisti (e secessionisti).

LA VERITA' è che la stragrande maggioranza dei veneti non saprebbe dire cos'è la Serenissima. Peggio: non saprebbe dire neppure cosa chiedeva e cosa presupponeva il quesito referendario.
... E piuttosto questa regione bigotta, credulona e piagnucolosa, si lascia infinocchiare dai proclami, dalle suggestioni, dalle superstizioni, dalle fobie.

SONO I MENO
equipaggiati (culturalmente), ad essere più sensibili al canto delle sirene. Sono loro quelli che si soddisfano immaginando di poter trattenere più schèi, quelli che godono a sognare di poter dare una pedata a "Roma ladrona").
... Molti di questi imbecilli, peraltro, si trastullano gia abbondantemente con le guerre di campanile (Trompoli di sopra che detesta Trompoli di sotto, Mestre che vuole dividersi da Venezia, ecc.). E dunque non avrebbero bisogno di cercare altrove il nemico che già hanno individuato a casa loro!

MOLTI VENETI
che abitano in campagna, poi, odiano quelli di città (e viceversa). E i dati sull'affluenza evidenziano che il sogno leghista ha fatto presa sui primi, ma poco sui secondi.
... Checché se ne dica, la verità è che in Veneto il quorum non è stato raggiunto in città come Venezia, Verona, Padova, Rovigo. Vicenza ha raggiunto una patetica sufficienza col 52%. Belluno, invece, ha fatto appena il 51'1%, Treviso il 50'4%. Stop. E il resto sono chiacchiere(anzi: ciàcole). E balle (anzi: cojonàde). 

venerdì 25 aprile 2014

VENETO DI ROTATORIE

A certi miei corregionali veneti (specialmente a quelli che urlano e chiedono la secessione dall'Italia), bisognerebbe parlare un po’ di ambiente.
... Tutta questa gente, fin qui, si è preoccupata solo di aprire capannoni e cementificare il più possibile. Talvolta immaginando che fosse possibile improvvisarsi imprenditori senza aver mai letto un libro (sempre e comunque bypassando il sindacato, e senza sapersi esprimere nella lingua nazionale).

E così: l’unico vero, concreto, e duraturo “miracolo del nord-est”, è stata la proliferazione nelle strade del Veneto di tante microscopiche rotatorie.
... Già, le graziose rotatorie del nord-est, dove i veneti possono girare intorno intorno, continuamente, fino a quando si sentono girare la testa e decidono dove finalmente vogliono andare!

Bisogna anche ricordare che in tutti questi anni di allegra schizofrenia, fregandosene regolarmente dell'ambiente (e pensando solo ai "schei"), i veneti, quando c'erano le elezioni, trovavano più comodo salire sul carro del vincitore.
... E infatti, quando si recavano alle urne, votavano di volta in volta per i democristiani, per i leghisti, per i grillini, o per quegli ubriaconi dei “serenissimi” (in parole povere: per tutti i buffoni e gli incantatori di serpenti che promettevano i miracoli senza combinare mai una mazza).

domenica 6 aprile 2014

CON KI VA LA SECESSIONE?

A proposito dei secessionisti veneti, che adesso si fingono pacifisti (dopo aver seminato odio e rancore). E soprattutto a proposito di Franco Rocchetta (ex Liga Veneta ed ex sottosegretario del primo governo Berlusconi, che adesso si atteggia a nonviolento): è una domanda terribilmente inquietante, quella posta (su "Il Fatto Quotidiano"), da Gianni Barbacetto.
... Che ha voluto chiedere e chiedersi: «Chissà se aveva già idee secessioniste, Franco Rocchetta, quando nell'aprile 1968 salì sul pullman che lo portò nella Grecia fascista dei colonnelli. "Viaggio premio" con incontri di Stato, in compagnia di personaggi come Pino Rauti, Mario Merlino, Stefano Delle Chiaie. Tutta gente che negli anni successivi ebbe qualche ruolo, nell'Italia di piazza Fontana e dei tentati golpe neri».

sabato 28 aprile 2012

IL BRODO DI BITONCI

Tutto fa brodo. E tutto può essere utile per cambiare discorso (e distrarre gli italiani dai nuovi scandali).
Nel mitico nord-est un tabaccaio ha sparato sui banditi che avevano tentato un furto nel suo negozio. E Massimo Bitonci (deputato della Lega e sindaco uscente di Cittadella, Pd), invece di pensare al terremoto giudiziario che  sta colpendo il suo lurido partito, se ne è uscito con queste assurde parole:  "Ci sono troppi delinquenti in giro, ma io non lo imputo alla crisi. Bensì al fatto che Prodi a suo tempo ha aperto le porte a soggetti senza arte né parte, spesso dediti al crimine".

Bitonci, dunque, non ha trovato di meglio che tirare in campo Prodi. E mentre tutti parlavano degli scandali che hanno investito il Carroccio (e che hanno fatto svergognare pure la famiglia Bossi), lui preferiva raccogliere le firme per cacciare da Padova il figlio di Totò Riina.
... Ecco cosa deve inventarsi, in questo doloroso frangente, un povero leghista. Pur di spostare l'attenzione dell'elettorato altrove!

domenica 22 aprile 2012

L'IMPRESENTABILE BOSSI FAMILY

La famiglia Bossi come la famiglia Addams: uno più impresentabile dell’altro (e quello che segue è l'orrido album di famiglia)


  Anche l’ultimogenito di Umberto Bossi  è finito nel tritacarne mediatico che ha terremotato la famiglia del Senatùr. Pare infatti che la rinoplastica del giovanissimo pargoletto (Eridanio Sirio, per lui due nomi uno meglio dell’altro), sia stata pagata coi soldini dei rimborsi elettorali.
… E allora adesso sappiamo finalmente che in casa Bossi non è stato risparmiato nessuno. Ma proprio nessuno nessuno, eh!

  P
recedentemente alla notizia della rinoplastica di Eridanio Sirio, eravamo già preoccupati per gli esuberanti exploit dell'altrettanto semi-sconosciuto Roberto Libertà, che è poco più vecchio dell’altro fratello col naso-rifatto (e che ha avuto anche lui un secondo nome da brividi).
... Però, in questo caso possiamo star tranquilli: per Robertino non c'è stato nessun intervento estetico a nostre spese. Peggio: è stato accusato (e recentemente condannato), per aver lanciato un gavettone di acqua e candeggina ad un ragazzo comunista che stava attaccando un manifesto.

  Bisogna precisare che in passato quel moccioso di Roberto Libertà si era già fatto notare. Precisamente quando, ancora minorenne, era stato fermato dai carabinieri vicino ad una cascina dove si ritrovavano tanti giovani un po’ sbandati. Evidentemente la lezione non gli era servita a niente.
… Ebbene, non ci si crede, ma adesso, proprio questo sfacciato ha il coraggio (in seguito allo tsunami che ha travolto il Carroccio), di dichiarare con aria tutta seriosa: «Sono schifato, a dir poco. Purtroppo viviamo in questo paese di merda».

  D
el figlio più vecchio di Umberto Bossi (Riccardo, nato dal primo matrimonio del Senatùr), si sapeva che non aveva potuto partecipare al noto programma “L’isola dei Famosi”. E questo perché il padre glielo aveva proibito espressamente.
… Ma il vecchio Umberto non vedeva nessun problema, invece, se il primogenito si accompagnava con l'ex pupa Rosy Dilettoso. E anche adesso non vede problema per tutte le altre scorribande a cui si dedica tuttora il baldo giovanotto (che ha negato di aver mai preso soldi da Belsito, e che in merito ai recenti scandali ha preferito gridare pure lui - buon sangue non mente! - al complotto della Magistratura).

  Peraltro, tocca precisare che Riccardo Bossi dice (solo adesso? Troppo tardi!), di essere interessato unicamente allo sport. E assicura di non volersi assolutamente occupare di politica. Ma a suo tempo aveva lavorato (chissà a che titolo) al Parlamento europeo, come assistente di Francesco Speroni.
... Infatti, anche per questo era stato accusato di aver semplicemente beneficiato del potere politico del padre, suscitando le stesse polemiche che aveva provocato Franco Bossi (fratello del Senatùr, assunto - benché in possesso del solo diploma di licenza media inferiore! - come assistente parlamentare dell'eurodeputato leghista Matteo Salvini con la retribuzione di 12.750 euro al mese).

  Poi, naturalmente, nella famiglia Bossi ci sta il più balengo della tribù (il famosissimo Renzo, detto "il Trota"). Di lui si è già scritto di tutto e di più. A suo tempo il simpaticone si era fatto notare anche su Facebook, dove aveva lasciato il segno pubblicando un giochino razzista (“Rimbalza il clandestino”). E in seguito non ha mai smesso di fare casino e sparare cazzate, regalando tanti spunti per la satira.
... D'altra parte, era già tutto chiaro anche prima, bastava guardarlo in faccia questo qui! Già da studente Renzo Bossi era stato una autentica frana: era riuscito a passare la maturità solo al quarto tentativo, dopo ben tre prove andate a male (per colpa dei professori meridionali, dichiarerà il padre!).



http://www.youtube.com/watch?v=CYYNlliyTEU

  Ma tutti questi presunti pregiudizi dei professori meridionali non hanno impedito a Renzo Bossi di sfondare in politica. Perfino alla stragrande, sebbene tra mille sospetti (per dire: una sua amica era stata sospettata di aver diffuso dei dossier che avrebbe favorito la sua elezione a scapito di altri esponenti leghisti).
… E tutto questo andazzo è durato fino a quando, finalmente, il Trota è stato costretto a dimettersi da consigliere regionale. Con qualche ridicola scusa, ovviamente: lo avrebbe fatto per dare l’esempio, in tutta serenità (dice lui); lo ha fatto perché era stanco di fare quel duro lavoro ( ha precisato invece il padre!).

  M
a non è giusto buttare tutta la croce sul Trota, come tenterebbero di fare i leghisti. Già, i leghisti, che dovevano capirlo ben prima: da una madre come Manuela Marrone (titolare di una baby pensione dall’età di 39 anni, adesso accusata di aver finanziato la sua scuola “Bosina” coi soldi pubblici), che razza di figli potevano venir fuori? E da un padre come il vecchio e presuntuoso Umberto cosa ci si poteva aspettare, porcoggiuda?
… Ma certo, ma sicuro, era chiaro quali erano le tradizioni di famiglia: anche Umberto, da giovane, aveva bighellonato a lungo prima di inventarsi una carriera. Ed era infine riuscito ad improvvisarsi capo-popolo, ma solo dopo aver capito di essere negato in ogni altra attività lavoativa. Era negato assolutamente come poeta e come cantante (incise due dischi penosi, sui quali è meglio stendere un velo pietoso). Perfino la sua prima moglie (Gigliola Guidali), spiegò di averlo lasciato perché non si decideva a trovare un lavoro fisso. E perché aveva scoperto che quello mentiva spudoratamente (in un'intervista la poveretta raccontò che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore, dicendole «ciao amore, vado in ospedale», senza tuttavia essersi mai laureato).

  I
figli di Bossi hanno semplicemente seguito l’esempio del babbo e della mammina. Se i genitori da giovani erano stati dei fanfaroni, loro hanno continuato per quella strada. Magari lo hanno fatto con più decisione (l’alunno che spesso supera il maestro), in ciò facilitati dai notevoli vantaggi che derivavano dal portare un cognome tanto potente (e prepotente).
… Cosicché, se i genitori adesso dovranno spiegare come hanno pagato tante cosette (la ristrutturazione della casa, l’università dei pargoletti, le spese mediche, le altre case, i fabbricati e i terreni), i figli invece dovranno spiegare dove hanno trovato i dané
con cui hanno pagato le multe, le belle auto, e tutto il resto.

  A
desso i leghisti cascano dal pero. E vorrebbero squalificare la moglie di Umberto Bossi accusandola di essere solo una terrona (a causa delle sue origini siciliane). E questo dopo aver fatto la stessa cosa anche con la sua amichetta Rosy Mauro (che invece ha origini pugliesi).
… Però fino a ieri gli omini verdi non si lamentavano di niente. Perdonavano tutto: la baby pensione, la scuola dove si insegnava il dialetto locale, le scemenze, e certe insulse superstizioni (tra di loro girava la voce che quando il Senatùr era ancora grave la moglie e Rosy Mauro disponevano attorno al letto del Senatùr alcune pietre che a loro dire avrebbero avuto proprietà magiche).

  C
he poi: se davvero i militanti della Lega ci tengono a far pulizia in casa, come mai non hanno mai preso in considerazione le parole di Angela Brivio Bossi, sorella del loro caro leader? Ebbene, quando al Senatùr rinfacciarono di questa lite tra fratelli, lui chiuse la questione insinuando che la sorella era brava solamente a preparare le bistecche. E lei, furiosa, si rivolse ai giornali raccontando come stavano davvero le cose: «Ah, se le ricorda bene le mie bistecche, lui! Perché per anni solo quelle ha mangiato, quel ‘mantegnù’. Che se non mangiava le mie bistecche, caro il mio Umberto…».
… E a questo punto tocca ricordare la stoccata (finale) sul “mantegnù” che mangiava a sbafo: «Aoh! Stiamo parlando di uno che ha organizzato tre feste di laurea senza essersi mai laureato!».

lunedì 16 gennaio 2012

LA RIMA CON PADANIA

Cara Lega, spiega ai tuoi militanti (e agli eventuali mili-tonti), dove si trova la Tanzania. Già, la Tanzania, quella che fa rima (ma solo rima!), con Padania.



Con la scusa del federalismo la Lega ci ha chiesto di continuare a darle fiducia. Ma in tutti questi anni non ci ha portati da nessuna parte, si è tenuta poltrone ed alleanze, ha coperto tutti gli sperperi (anche quelli dell’odiata Terronia), e infine ha salvato Nick Casentino. Per giunta dichiarandolo perseguitato politico.
... Ci mancava solo questo scandalo dei soldi investiti in Tanzania, per rendere evidente quel che si doveva capire da tempo: che questi hanno preso in giro prima di tutto i loro elettori.
 


Ecco cosa ha scritto perfino Alessandro Sallusti, sul quotidiano “Il Giornale”.
... Ecco il suo pensiero stupendo sul partito di Umberto Bossi: «C’è la Lega di governo, c’è la Lega di lotta, ora sappiamo che c’è anche la Lega degli affari. Nell’ultimo mese, come abbiamo scritto ieri, il Carroccio ha investito otto milioni di euro all’estero, quattro dei quali in un fondo della Tanzania, rendimento 4’5 per cento, quasi due punti meno dei nostri bot che servono anche a pagare i pensionati e i cassintegrati del Nord. Il gruzzolo dei padani affidato agli immigrati. Un mistero che magari un giorno qualcuno ci spiegherà…».

venerdì 27 maggio 2011

MLADIC & BORGHEZIO

Il leghista Borghezio, questa personcina educata e perbene, ha spiegato (durante il programma "La Zanzara", a Radio 24), che per quanto lo riguarda Ratko Mladic è "un patriota serbo". E ha aggiunto che andrà a trovarlo "ovunque sia".
... Borghezio, infatti, dice di non credere che il boia di Srebrenica possa essere responsabile di quanto gli viene attribuito. Ci crederà, casomai, solo quando gli saranno fornite prove certe ed evidenti. Che per adesso non ha visto.


Ma diciamolo, perchè stupirsi tanto di questa dichiarazione? In fondo Borghezio è solo un garantista, e questo gli fa onore. Diverso sarebbe stato il discorso se Mladic fosse stato beccato a fumarsi uno spinello, se avesse chiesto di costruire una moschea, oppure se fosse stato visto mentre baciava in bocca un altro uomo.
... In quel caso Borghezio e i suoi compari di partito avrebbero urlato tutto il disprezzo possibile e immaginabile. Perché a tutto c'è un limite, accidenti!


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domenica 14 novembre 2010

Le ciàcole del Carroccio

Si pensava che i sindaci del Carroccio fossero, almeno, bravi a governare sulle loro contee. Invece sanno solo organizzare le feste del cotechino. 
Non per niente Alessandro Robecchi, sul quotidiano "Il Manifesto", li ha fulminati con quattro parole.

… E ha ragione da vendere. Per dire, nel Veneto di Luca Zaia la Lega aveva fama di essere "radicata sul territorio". E infatti s'è visto, dopo le alluvioni, che ne è stato di questo loro amato territorio: la regione fa acqua da tutte le parti. E il governatore Zaia annega nello straripamento delle sue belle ciàcole.



Dall'articolo "La Lega straripa e il territorio annega"
(di Alessandro Robecchi, per "Il Manifesto")

«...Già, cos’hanno fatto per il territorio, la sua bonifica, la sua messa in sicurezza, la sua salvaguardia tutti quei sindaci e amministratori così impegnati a scrivere i cartelli in dialetto?... Mentre a Roma i gloriosi padani appoggiano il governo Bunga Bunga, nelle loro terre, in Veneto, i fiumi straripano alla grande, le città si allagano tipo Venezia, capannoni, laboratori e fabbrichette sono inagibili. Niente male come controllo del territorio, la tanto sbandierata specialità dei leghisti, che questa volta, perdonerete la metafora, ha fatto acqua da tutte le parti. Il governatore Zaia con il cappello in mano chiede un miliardo all’odiato stato centrale: il Veneto ai veneti, per carità, ma gli schei che vengano da Roma…».


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sabato 6 novembre 2010

Luca Zaia sotto acqua

Il governatore del Veneto Luca Zaia fa acqua da tutte le parti. E se la prende con quelle che chiama le "calamità naturali"
... Ma viene smentito - dice il quotidiano "L'Unità"- da quelli che se ne intendono.


Vittorio Emiliani, su "L'Unità", ha scritto: «Di recente l'Istat ha collocato il Veneto fra le tre regioni italiane con la massima concentrazione edilizia, case e capannoni, tanti capannoni da far esclamare nel 2003 all'allora presidente Renzo Galan "Basta capannoni!". Un grido senza alcun seguito pratico. Sempre l'Istat definiva la pedemontana veneto-lombarda (in termini meno tecnici, la un tempo splendida collina di Piovene e di Parise), una delle zone più cementificate e asfaltate d'Italia. Basta scendere in aereo su Venezia: il continuum edilizio è agghiacciante senza uno spicchio di verde in mezzo, per centinaia di chilometri da Venezia-Mestre-Padova, ormai saldate, alla Lombardia. Ed è, per lo più, edilizia "legale", eretta in base a piani urbanistici sforacchiati da continue varianti. Perché un territorio collinare così maltrattato dovrebbe 'tenere' con le piogge autunnali o primaverili? Difatti le alluvioni, qui e altrove, sono ormai permanenti».

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sabato 30 ottobre 2010

La Lega e il "Bunga-Bunga"

Dite a quelli de "La Padania" che l'Italia tutta si sta interrogando su questo tormentone del "Bunga-Bunga".
... A giudicare dal loro giornale si direbbe che non ne sanno niente, che nessuno ha raccontato loro la barzelletta, e che stanno in tutto un altro pianeta.


Si direbbe che i leghisti sono all'oscuro di tutto, almeno a leggere i deliranti tituli della prima pagina di sabato 30 ottobre 2010: "La sinistra coi macellai islamici" ; "Roma 'sfratta' Milano" ; "Anche a New York la Lega mette radici" ; "La violenza non fermi le infrastrutture" ; "Ritorna l'ora solare".
... Neanche una parola sulla minorenne marocchina arrestata e salvata da "papi" Silvio. Neanche una parola su Ruby, la finta nipote di Mubarak che dice di essersi convertita al cattolicesimo, che spiega di voler diventare una cittadina italiana per poi entrare nei Carabinieri, e che minaccia di scrivere un libro in cui parlerà del suo amichetto Silvio Berlusconi (che per lei è "come la Caritas").

Magari ai leghisti non è stato ancora spiegato cosa sia questa storiella del "Bunga-Bunga". Eppure Noemi Letizia, nell'aprile 2009, raccontò a tutta l'Italia questa barzelletta che piace tanto al suo "papi".
... E allora, forse, vale la pena di raccontarla ancora. Sperando che i Bossi-boys la capiscano, perché non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E non c'è peggior scemo di chi vuol fingere di credere alle panzane del Senatùr (e del suo intimo alleato Silvio).

La barzelletta, dunque. Allora, ci sono due ministri del governo Prodi che vengono mandati in Africa, che poi finiscono su un'isola deserta, e che infine vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli chiede: “Preferisci morire o lasciarti fare il Bunga-Bunga?”. Quello, ingenuo, sceglie il “Bunga-bunga”, e viene subito violentato di brutto. Viene il turno del secondo prigioniero (più sprovveduto e spaventato del primo), che messo dinnanzi alla scelta risponde: “Preferisco morire!”. E a quel punto il capo tribù: “Ok, prima un po' di Bunga-bunga e poi morire!”.
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domenica 3 ottobre 2010

Umberto & Luca

Che facevano i leghisti mentre Bossi sputava su quei “porci” dei romani? 
Che faceva quel fighetto di Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, mentre il vecchio Umberto sparava la sua ennesima minchiata? 
... Insomma, che facevano quelli del Carroccio, dopo aver lui (il Senatùr), passato una vita ad offendere, di volta in volta, tutto e tutti: la sinistra, i meridionali, gli stranieri, Casini, il Berluskazz, e chi più ne ha più ne metta?


Ebbene, quando ancora non erano iniziate le polemiche per l'ultima stronzata del leader leghista (SPQR starebbe per "sono porci questi romani"), quel povero meschinetto di Zaia s'inkazzava per la fiction "Distretto di polizia", in cui verrebbe presentata la figura di un bergamasco un po’ tontolone.
... Massì, ha ragione Zaia, il padano non bisognava immaginarlo fessacchiotto: che banalità, che penoso luogo comune!

Tuttavia, pensiamoci: cosa accadrebbe se nelle fiction si accogliessero fino in fondo i luoghi comuni da barzelletta? E che succederebbe se si dipingesse il padano secondo un certo stereotipo: buffone, gretto, ignorante, razzista, tremolante, scoreggione?
... Magari, perché no, anche fuso, bacucco, claudicante, e sempre pronto a sputare su quelli che non sono polentoni come lui?

Ebbene sì, se si accogliessero certi luoghi comuni sui polentoni, finirebbe che il padano immaginario assomiglierebbe troppo a quell’altro padano famoso e reale (il leader delle camice verdi, che guarda un pò tu il caso è anche il capo di Luca Zaia).
... Ma certo, si penserebbe subito a quel troglodita che non è capace di tirarselo fuori per fare pipì, ma che lo stesso dice di avercelo duro, e mostra il dito medio. Si penserebbe a quel poveraccio che col suo maschilismo da vecchietto decrepito offende tutte le donne e gli uomini che sognano un mondo migliore.

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sabato 18 settembre 2010

La Lega a nord-est: fuffa & truffa

Proprio come volevasi dimostrare. Se Roma è ladrona, la Lega Nord invece è mangiona, sprecona, e tanto fanfarona.
... Quanta fuffa, quanta truffa, quanti discorsi inconcludenti, quanti affari loschi anche nella terra dei fighetti Luca Zaia e Flavio Tosi. 

Succede anche questo: che nel mitico nord-est i leghisti buttano via l’etica per sostituirla con una estetica da quattro soldi (solo slogan e ciance, tra una bestemmia e un rutto in dialetto). 
... Ultima porcata: aver tolto il tricolore dalle divise della Protezione civile. Per sbatterci sopra l’incolpevole leone di San Marco. 
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Gianni Barbacetto
(per "Il Fatto Quotidiano")
« [...] Dal Veneto arrivano gli ultimi casi di pulizia non proprio perfetta.
Il senatore della Lega Alberto Filippi, di Vicenza, è accusato dal faccendiere Andrea Ghiotto di avere un ruolo nella maxi evasione scoperta ad Arzignano, feudo padano e distretto della concia. Una brutta storia di tasse non pagate e di controlli aggirati: le indagini, in corso, diranno se anche a suon di mazzette. A Verona, Gianluigi Soardi, presidente dell'azienda del trasporto pubblico cittadino Atv (ma anche sindaco leghista di Sommacampagna), si è dimesso dopo che la polizia giudiziaria è piombata nei suoi uffici e ha sequestrato documenti contabili da cui risulterebbero spese gonfiate e ingiustificate. Camillo Gambin, storico esponente del Carroccio ad Albaredo d'Adige (Verona), è agli arresti domiciliari per una brutta storia di falsi permessi di soggiorno rilasciati in cambio di denaro. Alessandro Costa, assessore alla sicurezza di Barbarano Vicentino, è indagato per sfruttamento della prostituzione: gestiva siti di annunci a luci rosse.
Nel vicino Friuli-Venezia Giulia, il presidente del consiglio regionale, Edouard Ballaman, si è dimesso dopo essere finito nel mirino della Corte dei conti per una settantina di viaggi in auto blu fatti più per piacere che per dovere. In passato, Ballaman aveva realizzato uno scambio di favori incrociati con l'allora sottosegretario all'Interno (e tesoriere della Lega) Maurizio Balocchi: l'uno aveva assunto la compagna dell'altro, per aggirare la legge che vieta di assumere parenti nel medesimo ufficio. Aveva anche ottenuto l'assegnazione pilotata della concessione di una sala Bingo […]
».
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martedì 3 agosto 2010

Treviso, ke brutta aria

A Treviso (città della Lega, terra dei sindaci sceriffo) tira proprio una brutta aria.
... Addirittura peggio che a Napoli, dice l’Istat!

E in quanto al verde disponibile? Anche da quel punto di vista la città è stata bocciata clamorosamente.
... E il solo verde che abbonda è nei fazzoletti che il Carroccio esibisce quando deve fare le sue clamorose battaglie (contro i mulini a vento).



Il prosindaco Gentilini lascia intendere che alla pulizia e all’ordine ci tiene tanto. Ma intanto deve incassare questa: l’Istat ha bocciato la sua città per il disastro delle fognature, per l’indecenza dell’aria, e per la scarsità di verde.

In sintesi: per quanto riguarda gli impianti di depurazione delle acque solo il 28% della popolazione è allacciato alla rete. E anche in quanto al verde pubblico Treviso è messa maluccio (le aree verdi della città sono ferme ad un misero 2,6% della superficie totale del comune, contro il 7% della media nazionale).
... E tira una pessima aria: dal 2000 al 2007 sono addirittura raddoppiati i giorni in cui si è superato il limite previsto per il Pm10. Morale: nella classifica nazionale dei capoluoghi eco-compatibili la città di Treviso sprofonda al 75esimo posto (Perfino Napoli è messa meglio).

Il quotidiano locale (“La Tribuna di Treviso”), ha riferito quanto ha dichiarato Luigi Calesso: «Ancora una volta i dati sono assolutamente inequivocabili, le politiche dell’amministrazione cittadina leghista su territorio, mobilità e lavori pubblici non solo non migliorano i livelli della vita della nostra città, ma contribuiscono a peggiorarli».
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giovedì 22 luglio 2010

Trenitalia versus Lega

Questi treni pieni di controllori komunisti
(... che tartassano i poveri e laboriosi leghisti)



SCENA N°1)
Bella questa: siamo nel mitico nord-est, nel Veneto della Lega che ciancia su Roma ladrona (salvo difendere gli splafonatori del latte).
... Siamo a Palazzo Ferro Fini, dove Santino Bozza (consigliere regionale della Lega), si è lamentato perché -avendo esibito un biglietto non obliterato- è stato multato da Trenitalia.

SCENA N°2)
Santino ha spiegato che lui con i controllori è stato gentile e premuroso. Che non ha cercato di sfruttare il fatto di appartenere alla casta politica. Ma che i controllori sono stati ugualmente “fetenti”.
... E ha aggiunto che “quando si presenta l’occasione non capiscono più niente… hanno la percentuale sulla multa”.

SCENA N°3)
Ebbene, in questo momento lo sfogo del povero Santino è appena finito. Ed ecco che si alza Franco Bonfante, del Partito Democratico, che gli chiede a bruciapelo: “Ma è vero che ha chiesto al controllore se era comunista?”.
… E a questo punto il leghista, sempre gentilmente, sempre senza scomporsi, senza fare una piega, come fosse una cosa normale, ammette candidamente : “Si, gliel’ho chiesto”.

domenica 18 aprile 2010

Il piano anti-Bossi

L'ex “maggiordomo” di Umberto Bossi ha deciso di vuotare il sacco.
E ha raccontato di quella volta che, subito dopo il primo infarto del senatùr, i suoi volevano approfittarne per farlo fuori.

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Da una intervista ad Alessandro Patelli
(di Alessandro Dell’Orto, per “Libero”)

Alessandro Patelli era il "pirla" (autodefinizione) della Lega. E’ stato arrestato il 7 dicembre 1993 con l’accusa di aver violato la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, tangente da 200 milioni di lire gentilmente allungata da Enimont. Erano gli anni di Mani Pulite, politica italiana stravolta, Di Pietro star (?!) e tutti dentro.
Patelli, responsabile amministrativo, organizzativo e uomo di fiducia di Bossi, è stato condannato a 8 mesi (arresti domiciliari) e poi ha lasciato il gruppo. E’ sparito, portando con sé verità e misteri del boom della Lega…

* Le piace la Lega di oggi?
«Non credo che la nuova classe politica sia più preparata di quella dei miei tempi. I vari Cota, Zaia, Stucchi, semplicemente, dicono alla gente quello che la gente vuole sentirsi dire. Non c’è dietro un vero progetto politico».

* Roberto Calderoli è ministro per la Semplificazione Normativa. Tante uscite folkloristiche, ma anche buoni risultati.
«Non mi piace. E’ una macchietta. Dice di aver soppresso 29mila leggi. Ma quali sono? Ce lo spieghi, non condivido il suo comportamento […]».

* Allora puntiamo alto. Ci sveli qualcosa che non ha mai raccontato.
«Nel 1991 Bossi ha il primo infarto, lo ricoverano a Varese e io ricevo una strana telefonata da due personaggi di primo piano della Lega Nord…».


* Nomi, grazie.
«No, ma non è difficile intuire: uno è tuttora nella Lega, l’altro è andato via».

* La chiamano e…?
«Cercano di convincermi, dicono che devo far dimettere Bossi, far decretare la sua incapacità di intendere e di volere. Così poi si può convocare il consiglio federale e prendere atto che le funzioni del segretario vengano assunte dal presidente federale in carica».

* E chi è?
«Franco Rocchetta».

* Un piano perfetto per far fuori il Senatur!

«Io rispondo che finché Bossi avrà un filo di voce, non farò mai nulla del genere».

* Bossi, poi, ha meditato vendetta?
«Non ha mai saputo nulla, lo scoprirà per la prima volta ora leggendo questa intervista […]».
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martedì 6 aprile 2010

La destra che avanza (e poi arretra)

Tranquilli: magari la destra pseudo-kattolica avanza politicamente, però indietreggia elettoralmente.

Tranquilli: se la matematica non è un'opinione, Berluska e Bossi hanno perso voti entrambi, mi consenta!

Tranquilli: dice Eugenio Scalfari che la Lega ha guadagnato voti in Veneto, in Emilia, in Toscana, nelle Marche. Ma ne ha persi in Piemonte, in Lombardia e in Liguria.
... E sostanzialmente “non è affatto aumentata". Più semplicemente "ha perso meno degli altri”.
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Dall’articolo “Il vento vandeano, da Torino a Treviso”
(di Eugenio Scalfari, per “La Repubblica”)


« … I risultati del 29 marzo non possono essere archiviati come cosa nota. Pesano sul futuro, sui comportamenti dei protagonisti e sugli umori della società. Perciò dobbiamo esaminarli con cura e al di fuori della propaganda di parte, rileggendo i numeri emersi dalle urne e cavandone un significato.

Comincerò dalla Lega, che politicamente è il partito vincitore. La sua vittoria politica è indubitabile: non governava nessuna Regione ed ora ne governa due; in Veneto ha largamente superato il Pdl; il Nord padano è saldamente guidato dal centrodestra e in particolare dalla Lega che può vantare anche una penetrazione inquietante in Emilia.
Alla vittoria politica non si è però accompagnata una vittoria elettorale in termini di cifre assolute. Gli elettori della Lega infatti sono stati due milioni e 750 mila; nelle europee erano stati due milioni e 900 mila; nelle politiche del 2008 ne aveva raccolti due milioni 847 mila. Il dato delle regionali del 2005 appartiene ad un'altra era geologica e non è dunque comparabile con quello attuale.
Roberto D'Alimonte sul '24 Ore' del 31 marzo ha scorporato questi dati, regione per regione constatando che la Lega ha guadagnato voti in Veneto, in Emilia, in Toscana, nelle Marche, ma ne ha persi in Piemonte, in Lombardia e in Liguria.
Il risultato netto segna, rispetto alle europee, una perdita di 147 mila voti. Il risultato ci dice dunque che la Lega, in cifre assolute, non è affatto aumentata ma ha perso meno degli altri. Il suo peso politico è fortemente cresciuto ma il numero dei voti è più o meno quello che aveva negli scorsi due anni. Sfondamento dunque non c'è stato. Lo stesso confronto esteso agli altri partiti dà i seguenti risultati in confronto con le europee: il Pdl ha perso due milioni e mezzo di voti, il Pd un milione, l'Idv 450 mila, l'Udc 360 mila.
Le percentuali registrano queste realtà, profondamente influenzate dalle astensioni nonché dalle dimensioni di ciascuno dei partiti sopra indicati, ma lo specchio più realistico ce lo fornisce il confronto globale con il corpo elettorale di tutti i cittadini che hanno diritto al voto.
Utilizzo le accurate elaborazioni di Luca Ricolfi che è un riconosciuto esperto in questa materia ('La Stampa' del primo aprile). Fatti 100 gli elettori con diritto di voto, il 30 per cento non ha votato, 12 hanno votato Lega e Idv, 29 hanno votato per i due partiti maggiori (Pdl e Pd) e i restanti 19 hanno votato per le decine di partiti e liste restanti. "Il principale partito di governo - conclude Ricolfi - è stato votato da un italiano su sette, mentre tre italiani su sette non ha partecipato al gioco".
Dal canto mio, sommando i voti del Pdl nelle tre Regioni del Nord, ottengo due milioni 384 mila voti e sommando quelli della Lega ne ottengo due milioni 292 mila. In Piemonte Lombardia e Veneto la Lega è complessivamente inferiore al Pdl di soli 152 mila voti. Di fatto nella Padania Bossi non ha superato Berlusconi ma l'ha raggiunto, conquistando due governatori su tre.
Questo è lo stato dei fatti: Non sono opinioni ma numeri… ».

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* A questo post va collegato quello dal titolo "Pagliacci". Inoltre, altri post ancora sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.ogniDI', sul blog F.&FASTIDI.

domenica 21 marzo 2010

A MIGLIOR VITA

Che ne è stato del vecchio mitico nord-est?
Dove sarà finita questa terra dei miracoli, dove i leghisti avevano promesso mari, monti, e secessione?
Come mai, adesso, tanti imprenditori del nord-est preferiscono staccare la spina buttandosi dal ponte?

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* Anni e anni a predicare contro la Roma ladrona. Anni di ciàcole su bandierine, dialetti, presepi, e quant’altro (cosa non si fa pur di non lavorare!). E adesso, dopo tanti anni di baldoria (soprattutto quella), il carroccio è finito giù a Roma. A far da chierichetto a Sua Prescrizione, che fino a ieri accusavano di essere un mafioso.
... E a trovare una sistemazione per gli amici degli amici (soprattutto a trovare qualche passatempo per il figlio del senatùr: tale Renzo detto “la trota”).

* Per la rubrica “Nanerottoli”, Tony Jop (sul quotidiano L’Unità), ha voluto sottolineare che il Veneto sta conoscendo un nuovo fenomeno: quello degli imprenditori che decidono di passare a miglior vita (per la serie che i leghisti dovevano dare il federalismo e tutte le altre ciance con cui si son riempiti la bocca, e invece quelli sono ancora lì a ruffianarsi il popolino).
… Proprio così: i leghisti sono ancora lì ad ingraziarsi l'elettorato. Magari attraverso le poetiche interviste di Luca Zaia, il leghista dal volto umano che decanta l’eccellenza del baccalà alla vicentina, e la nobiltà del radicchio trevisano (e che promette di imporre per Statuto, a tutto il suo popolo veneto, le cosiddette “radici cristiane”: alleluia!).

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Dall’articolo “Imprenditori”
(di Tony Jop, per “L’Unità”
)

Chi non conosce il Veneto può fare fatica a capire perché tra i piccoli imprenditori si sia accesa una catena di (13) suicidi appesi alla crisi economica e produttiva.Non sono depressi, è gente che lavora e che si è inventata uno spazio, quasi sempre minimo, al chiuso di un capannone e con il contributo di un numero di dipendenti che sta tra le dita di una mano. Ci provano, con coraggio e niente appoggi e questo si vede, purtroppo, dalla natura degli intoppi che li avvicinano alla disperazione.Servirebbero linee di credito adeguate alla natura della crisi e alla qualità dell’impegno. Ma sarebbe meglio essere figli di Umberto Bossi e, invece di lavorare, andare in giro a dire che gli immigrati devono starsene a casa loro per fare spazio ai lumbàrd.Se quegli imprenditori fossero stati figli del boss della Lega a quest’ora sarebbero ancora vivi, non avrebbero problemi economici e attenderebbero un posto sicuro nel consiglio regionale lombardo. Non basta essere del Nord padano, bisogna chiamarsi Bossi.
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