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domenica 24 gennaio 2021

QUESTO E' IL "TESTAMENTO" (ARTISTICAMENTE PARLANDO), DI KLAUS NOMI. GIA' SOFFERENTE, POCHI GIORNI DOPO SAREBBE MORTO A CAUSA DELL'AIDS

giovedì 27 ottobre 2016

PETE BURNS

QUANDO LE PROTESTE per la fantomatica "teoria del gender" non erano ancora state neanche lontanamente immaginate, Pete Burns aveva già deciso che lui esternamente voleva essere di volta in volta quel che gli passava per la testa. 

CLASSE 1959, PETE BURNS era il frontman dei "Dead or Alive", e divenne famoso nei primissimi anni '80 col brano "You Spin Me Round". Qualche anno dopo il ragazzone coi capelli lunghi, la voce grossa, e la benda nell'occhio, sparì per sempre. Perché 
Pete diventò irriconoscibile (divorziò dalla moglie, si ricoprì di tatuaggi, modificò il suo corpo con la chirurgia estetica, e diventò transgender).

I GIORNALI HANNO SPIEGATO che gli interventi estetici hanno contribuito ad ucciderlo anzitempo. Ma, se è per questo, tutto può essere fatale: anche scalare una montagna, fare un lavoro rischioso, o dedicarsi con passione ad un certo sport
 

venerdì 1 gennaio 2016

SECONDO TRADIZIONE

L'agenda, per l'ultimo dell'anno, parlava chiaro. Secondo la tradizione, le brave personcine alle 20,30 erano davanti al televisore, per il discorso di fine anno del comandante in capo (Sergio Mattarella).
... Le personcine eccentriche, invece, avevano un’altra possibilità: il "contro-discorso alla Nazione" di Giuseppe Grillo detto Beppe (il pagliaccio già condannato in via definitiva per omicidio colposo plurimo, quello che ogni tanto vomita le sue minchiate con la scusa che lui è solo un comico!).

Poi, bando al dovere e avanti col copione: si potevano indossare le mutande rosse, e magari impomatarsi il ciuffo. Quindi si procedeva in quest'ordine: cotechino con lenticchie, trombetta e cappellino, fino al countdown di mezzanotte.
... Infine, all'arrivo del 2016, via col vento! Come sempre, peraltro: trenini, petardi, e naturalmente il karaoke (ma non con la musica dei cantanti rap, che portano grandissima-issima sfiga: per andare sul sicuro, perché portasse bene, c'è voluta la musica degli anni '80: tutta lustrini, falsetti, giué-giué, e mascherate varie). Alééé!!!

giovedì 1 novembre 2012

SPIRIT IN THE SKY

A proposito di Halloween: se in questi giorni i crisantemi e le zucche cominciano a fare un tantinello schifo, se anche le maschere da pipistrello (o da fantasmino) danno ormai noia, resiste ai tempi e alle intemperie la profonda e trascinante religiosità della psichedelica preghiera di Norman Greenbaum.

... Norman Greenbaum, il vecchio genio che irride ai corvi e ai menagramo gridando:
«Gesù è un mio amico, quando muoio lui mi innalzerà con lo spirito nel cielo. E’  lì che andrò quando morirò. Andrò in quel luogo che è il migliore, andrò in quel luogo che è il migliore».





Tra un dolcetto e uno scherzetto, prima e dopo una visitina ai trapassati, ripropongo (con la scusa delle feste di questi giorni), le parole di Norman Greenbaum. Ovvero: il testo della celeberrima “Spirit in The Sky”.

When I die and they lay me to rest / Gonna go to the place that's the best
When I lay me down to die / Goin' up to the spirit in the sky
That's where I'm gonna go when I die / When I die and they lay me to rest
Gonna go to the place that's the best

Never been a sinner I never sinned / I got a friend in Jesus
So you know that when I die / He's gonna set me up with
The spirit in the sky / Oh set me up with the spirit in the sky
That's where I'm gonna go when I die / When I die and they lay me to rest
I'm gonna go to the place that's the best / Go to the place that's the best


 
"SPIRIT IN THE SKY" (Dr. & The Medics)

martedì 18 settembre 2012

MUSIC

Per la serie "nostalgia canaglia". Correva l’anno 1976, e John Miles lanciava al mondo quello che sarebbe diventato il suo brano più famoso: “Music”

Music was my first love / and it will be my last.
Music of the future / and music of the past.
To live without my music / would be impossible to do.
In this world of troubles / my music pulls me through.
.

sabato 2 giugno 2012

DONNA SUMMER


La cantante Donna Summer, se dipendesse dal Vaticano, oggi starebbe già bruciando all’inferno.
... La delirante accusa? Aver contribuito ad avviare l’ingranaggio dell’effimero e della promiscuità che ci ha “travolti dall’Aids”.

Per fortuna il buon Dio – se esiste – non è meschino come Santa Romana Chiesa. E riconosce lo sforzo - musicale e perfino religioso - di chi ha cantato (ed eccitato), sia il corpo che lo spirito.




Proprio nei giorni in  cui il Papa affrontava quella che ha definito la “nuova Babele” (alludendo ai “corvi” e alle lotte intestine all’interno delle Sacre Mura), il quotidiano del Vaticano ha pubblicato un crudele articolo sulla cantante Donna Summer, che era morta da poco.
... E, di fatto, l’ipocrita giornalista che lo ha scritto materialmente (Giuseppe Fiorentino), ha dimostrato, senza rendersene conto, tutta la sua ignoranza. Ignoranza musicale, prima di tutto, ma poi anche religiosa. Perché ce ne vuole di coraggio, per dire che Donna Summer si era avvicinata al cristianesimo solo “verso la fine”. E ce ne vuole di faccia tosta per affermare che i suoi erano “testi tutt’altro che edificanti”. (L'articolo completo di Fiorentino è in questo post del blog "Fiero & Positivo").

Donna Summer, live


Donna Summer non è mai stata (beata lei), cattolica. Ma è sempre stata cristiana, fin da quando era solo una bambina e cantava nel coro della chiesa (come ricordava spesso nelle interviste).

... Solo in  un paese cattolico come l’Italia può accadere che il Vaticano (e il quotidiano della cosiddetta “Santa Sede”), tentino di far credere che i non cattolici sono automaticamente dei non cristiani. O addirittura dei non credenti.

Certe minchiate si possono sentire solo in un paese contaminato da quella "nuova Babele" che è l'Oltretevere. E pensare che da quelle parti dovrebbero occuparsi di ben altro.
... E, ad esempio, dovrebbero spiegare come è stato possibile che Santa Romana Chiesa abbia approvato per così tanti anni la sepoltura di Enrico De Pedis (boss della banda della Magliana), nella prestigiosa basilica di Sant’Apollinare. Per giunta con la scandalosa scusa che quello era stato “un benefattore”!

Povera Donna Summer, mancava solo questa crudele accusa del Vaticano! Da morta, per giunta. E pensare che a causa dell’Aids la cantante aveva già sofferto tanto anche in vita (l’avevano accusata di aver detto che quella malattia era un castigo di Dio, e lei – molto in ritardo però – aveva infine affrontato la questione, chiedendo scusa per non aver smentito tutto per tempo) .
… All’epoca, aveva voluto chiudere la polemica con una lettera di scuse. Che terminava con una citazione biblica tratta dalla prima lettera ai Corinti (precisamente il capitolo 13,  dove San Paolo dice: “Se ho tanta fede da spostare i monti, ma non ho amore, non sono nulla”). E in seguito, per tutta la vita, si è sforzata di mostrare il suo impegno per combattere l’Aids (e per contrastare anche ogni forma di discriminazione).

Checché ne dica il Vaticano, Donna Summer ha sempre proclamato la sua fede. Ed è morta secondo i suoi desideri: cristianamente. Il funerale (in forma privata e senza telecamere), è iniziato con un discorso del pastore Tim Johnson, ed è continuato tra canti, preghiere, salmi, e passi della bibbia.

Donna Summer (“I Beleave In Jesus”)

giovedì 30 giugno 2011

DALLA BIBBIA A MARX

Un filo rosso lega la Bibbia a Karl Marx. Un filo rosso lega il cristianesimo al comunismo. Logico, perché tutti cercano il Paradiso: quelli che lo immaginano in cielo, e quelli che vogliono realizzarlo qui sulla terra.
... E infatti, negli Atti degli Apostoli possiamo leggere quel che più tardi fu riassunto in questa celebre e splendida frase:"Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni".



Nella Bibbia (precisamente al capitolo 4 degli Atti degli Apostoli), possiamo capire come erano organizzate le prime comunità dei cristiani.
Dal versetto 32 al versetto 35 leggiamo quanto segue:  «La moltitudine di quelli che avevano creduto aveva un solo cuore e una sola anima, e nemmeno uno diceva che fosse sua alcuna delle cose che possedeva. Ma avevano ogni cosa in comune. E con grande potenza gli apostoli rendevano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù, e immeritata benignità era su tutti loro in grande misura. Infatti non c’era fra loro uno solo nel bisogno, poiché tutti quelli che erano proprietari di campi o case li vendevano e portavano il valore delle cose vendute e lo depositavano ai piedi degli apostoli. Quindi, si faceva la distribuzione a ciascuno, secondo che ne aveva bisogno».

Più tardi, Carl Marx immaginerà qualcosa di simile. E infatti scriverà: «In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto di lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l'angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!».

domenica 5 luglio 2009

LO SPETTACOLO DOVEVA FINIRE

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Michael Jackson nasce il 29 agosto 1958. La madre, Katherine, è una fervente testimone di Geova (che introdurrà il figlio, senza grandi risultati, nella setta). Il padre di Michael, invece, è Joseph Walter Jackson (un ex pugile che picchia i suoi bambini, che li costringe ad esibirsi, che sfrutterà la fama di Michael per le sue avventure amorose, e che infine avrà un ultimo figlio da una ammiratrice del cantante).
Molte sono le leggende su ‘Jacko’. Leggende che ovviamente lui coltiva, e che sfrutta a suo vantaggio, a scopo pubblicitario. Qualche volta lo si vede andare in giro con uno scimpanzé (agghingato come lui). Altre volte passeggia tenendo per mano un bambino (che imita i suoi balletti e le sue manfrine).

Michael mostrerà orgoglioso il suo serpente (al quale mette un nome virile: ‘Muscoli’). E dicono che sia stato scoperto a girare -il cantante, non certo il serpente!- con parrucca, tacchi a spillo, e perfino con addosso un simil-burqa.
All’apice della sua carriera, nei suoi fantastici balletti, Jacko
aveva fatto qualche mossa vagamente “pelvica”, ma in seguito deciderà -scelta pericolosissima, questa!- di fingere assoluta castità. Solo all’occorrenza -precisamente dopo il primo scandalo sulla presunta pedofilia- si sposerà con la figlia di Elvis Presley, che è una adepta della odiosa setta di Scientology (un ambientino dove finiscono tante ambigue e ridicole celebrità). Più avanti Michael divorzierà, e per qualche tempo diranno che si è convertito all’islam (dove già ci sta un suo fratello: che meravigliosa famigliola!).

I
nutile ricordare le troppe operazioni che il cantante ha fatto al naso. Un nasino orrendo che si direbbe essere stato orribilmente tagliato con l’accetta, e che infine è stato ricostruito -pare- con brandelli delle orecchie. Inutile, poi, ricordare le tante chiacchiere sulle sue sedute in una camera iperbarica, e le notizie (vere, presunte, o inventate di sana pianta?), sulle malattie che gli stavano deturpando il viso e il corpo.

D
opo le accuse infamanti (i presunti palpeggiamenti su un ragazzino), la sorella
La Toya si dichiarerà convinta della colpevolezza di Michael. Solo qualche anno dopo la sciocchina lascerà intendere di essere stata spinta dal marito (che nel frattempo è morto e non può difendersi: altra bella famigliola dove tutti si vogliono bene!).
Anyway: Michael Jackson (che evidentemente non aveva capito la lezione, e che non aveva provveduto ad evitare le situazioni pericolose), sarà nuovamente accusato di pedofilia. E tra molti dubbi verrà assolto.

I
ntanto la giovinezza se ne andava. Tra una pagliacciata e l’altra. Tra una superba esibizione e una divertente accusa di plagio (fantastica quella di Al Bano, a cui è stato fatto notare che anche lui, nel brano in questione, aveva scopiazzato da altri: il tutto doveva risolversi con un concerto assieme, ma poi non se ne fece niente).

Alla fine della fiera, Jacko ha avuto l’ardire di mettere al mondo tre figli (tutti stranamente molto chiari di pelle: evidentemente la genetica nel suo caso non ha regole!). D’altra parte, lui nascondeva i loro volti con delle ridicole mascherine. E li portava in giro (e li faceva sporgere dal balcone), con la stessa disinvoltura con cui ci si porta dietro un cagnolino, o un orsacchiotto di pezza.

S
empre e comunque il cantante si è impasticcato a più non posso. Peggio di un drogato allo stadio finale. Per la serie che bisogna intendersi su cosa è (o non è) droga. E per la serie che bisogna intendersi su cosa davvero può uccidere.

Adesso hanno deciso di farlo santo. Perché avrebbe cambiato la musica. Ma Michael Jackson è stato un genio soprattutto nel cambiare pelle, vestiti, e mogli. E bisognerà ricordare che ha liquidato le mamme dei suoi (presunti) figli. Con la stessa velocità con cui ruotava su sé stesso, con lo stesso menefreghismo con cui si butta via una mutanda bucata.
... Resta ancora da chiedersi che razza di gente aveva attorno questo qui. E cosa c’era di vero e di sano nell’allegra famigliola che un tempo lontano si esibiva con tanto entusiasmo.

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A questo post van collegati quelli sul patetico cantante Povia.

martedì 24 febbraio 2009

POVIA E "L'AMICO IMMAGINARIO" LUCA

A proposito del cantante Giuseppe Povia: il sito Dagospia ha pubblicato una lettera che può far sorgere un sospetto.
In parole povere e fuori dai denti, il dubbio è questo: potrebbe essere che Luca (quel Luca che "era gay" e che andava con gli uomini per non ingelosire la mamma), è il cantante stesso? Oppure un suo amico immaginario?
... L'idea non è balzana. Perché quando risponde alle interviste (e quando scrive le sue canzoni), Povia se la canta e se la suona. Come quando ha spiegato che aveva avuto una "fase gay" da cui in seguito era guarito (salvo poi smentire tutto, spiegando che aveva scherzato: ma troppo tardi per essere creduto!).
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Dal sito Dagospia:
«Caro Dago, forse è sfuggito ai tuoi archivi storici, ma Povia ha concluso il 'GayPride 2005' cantando sul palco.
.... Quindi non c'è alcun bisogno che dichiari di esser pronto a partecipare ad un Pride (come se ciò fosse indicatore di chissà quale mentalità aperta!…).
Ricordiamolo ai lettori distratti. Per la serie Franza (spettacolini da caritas diocesana) o Spagna (Zapatero olè) purchè se magna!».
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venerdì 6 febbraio 2009

Povia, amore mio!

Per "Diva e Donna", ecco la deliziosa lettera che Cristiano Malgioglio ha scritto al cantante Giuseppe Povia.


Mio adorato, questa missiva è pregna di ammirazione e di buoni propositi. Ho appreso con grande gioia ed entusiasmo che uno dei tuoi amici più cari è stato miracolato. Era gaio e non lo è più. Lo griderai al mondo come s'addice a un artista riconosciuto, quale tu sei, dal palcoscenico più fiorito d'Italia: da Sanremo.
Molte domande si affollano nella mia mente, tutte hanno grande priorità. Non so da dove cominciare. L'unica nota triste che forse non ho ben capito è che il gaio era gay e adesso non lo è più. Tu non immagini quante volte nella mia vita ho sognato di somigliare a Maciste, Ercole, Ursus, per poter apparire mascolinamente possente. Non immagini quante palestre ho frequentato, rischiando di dilapidare tutto il mio patrimonio in personal trainer, panche, pesi, spalliere, cyclettes e altro.
Ho acquistato tutte le apparecchiature più sofisticate per raggiungere il mio scopo. Sono andato dal più grande sessuologo cinese di nome Tse Wong, per poter significare l'eterosessualità, non per altro, ma per cultura personale. Niente! Sai cosa mi ha risposto dopo 129 sedute? Non c'è nulla da fare!

... Se posso permettermi di dare seguito alla tua strepitosa idea di musicare un fatto così eclatante, dovresti contattare un grande sceneggiatore per poter trarre da questa strepitosa storia un kolossal che oscuri la fama di "Ben Hur".
Il povero Oscar Wilde avrebbe tratto un dramma teatrale da questa illuminante vicenda. Nel caso, però, tu ti fossi sbagliato, per tutto il ben che ti voglio, non drammatizzare, riconoscilo. La libertà di pensiero e di espressione non si toccano. Vorrà dire che ci canterai un'altra canzone dove un altro tuo amico credeva di esser etero e invece si è ritrovato gaio.
Con l'amore di sempre, con la gioia nel cuore. Chiamami! Chiamami...

Tuo Cristiano

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sabato 31 gennaio 2009

POVIA : I CONTI NON TORNANO

2005: sul palco dell’Ariston Giuseppe Povia lancia la sua canzone con una promessa: “Darò tutto al Darfur”.
2009: la rivista "Io donna" gli fa i conti in tasca.
E quelli, decisamente, non tornano.
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Da un articolo di Marzio G. Mian e Fausto Biloslavo
(per “Io donna”)


… Quanto Povia ha dato al Darfur e quanto il Darfur ha dato a Povia?… Se Povia non fosse andato su quel palco a Sanremo nel 2005 poteva finire nel dimenticatoio” ci dice Carrara, storico titolare della Target, da 40 anni nel mondo della musica. L’iniziativa Darfur è stata determinante per lanciarlo” aggiunge. Nel 2006, l’anno dopo il botto della serata benefica, ha vinto il Festival anche perché i bambini avevano votato per lui. Quando andava a cantare in giro, prima del concerto faceva sempre una visita negli ospedali”.
E i 450mila euro di proventi complessivi? Carrara non conferma e non smentisce, ma spiega che metà incassi sono andati a Povia, in quanto autore e compositore. Da parte nostra” dice quell’anticipo di 35mila euro era la cifra giusta, però penso che Povia avrebbe dovuto arrivare ad almeno 70mila”.
Visto il tono, non sorprende scoprire che tra i due c’è stata rottura. “L’ho mollato in dicembre” conferma Carrara: Si è messo a fare l’impegnato, il De André, ma non ne ha lo spessore. Troppe cose di cattivo gusto, ci rimettevano la mia immagine e la mia attività”.
Oltre all’odiosa vicenda Darfur, Carrara non ha digerito la bagarre mediatica sulla canzone 'Luca era gay
', che Povia si appresta a cantare a Sanremo: E ispirata alla vera storia di un mio amico, che fino a 37 anni era gay. Poi ha conosciuto una ragazza e ora ha anche due bimbi” racconta e conclude amareggiato: Le sue dichiarazioni sull’omosessualità come malattia le ho lette sui giornali, da sei mesi non ci parliamo più”.
Ma questo è un altro festival.

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