giovedì 30 giugno 2011

DALLA BIBBIA A MARX

Un filo rosso lega la Bibbia a Karl Marx. Un filo rosso lega il cristianesimo al comunismo. Logico, perché tutti cercano il Paradiso: quelli che lo immaginano in cielo, e quelli che vogliono realizzarlo qui sulla terra.
... E infatti, negli Atti degli Apostoli possiamo leggere quel che più tardi fu riassunto in questa celebre e splendida frase:"Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni".



Nella Bibbia (precisamente al capitolo 4 degli Atti degli Apostoli), possiamo capire come erano organizzate le prime comunità dei cristiani.
Dal versetto 32 al versetto 35 leggiamo quanto segue:  «La moltitudine di quelli che avevano creduto aveva un solo cuore e una sola anima, e nemmeno uno diceva che fosse sua alcuna delle cose che possedeva. Ma avevano ogni cosa in comune. E con grande potenza gli apostoli rendevano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù, e immeritata benignità era su tutti loro in grande misura. Infatti non c’era fra loro uno solo nel bisogno, poiché tutti quelli che erano proprietari di campi o case li vendevano e portavano il valore delle cose vendute e lo depositavano ai piedi degli apostoli. Quindi, si faceva la distribuzione a ciascuno, secondo che ne aveva bisogno».

Più tardi, Carl Marx immaginerà qualcosa di simile. E infatti scriverà: «In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto di lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l'angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!».

sabato 18 giugno 2011

CARA DESTRA, VERGOGNATI

Se gli elettori di sinistra sono abituati al tafazzismo e a criticare i loro leader, forse è arrivata l’ora anche per gli elettori della destra di cominciare  a farsi un bell’esame di coscienza.
… Già, perché il Berluska ha sempre mostrato una bella faccia tosta, ma ci vuole una faccia di cacca anche per votare un pataccaro come lui. E che diamine!



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Dalla lettera di Michele Serra a Giuliano Ferrara
(pubblicata sul quotidiano il "Foglio")
… Caro Giuliano Ferrara, Berlusconi è stato affar vostro, delle destre italiane, quelle plaudenti così come quelle dubbiose, che pure lo hanno supportato, credo io, al di là di ogni ragionevole prudenza. Posso solo dirti - se può servire al vostro dibattito - che l'avversione a Berlusconi, nel mio caso, è stata abbondantemente prepolitica […].
Se io mi ti parassi di fronte dicendoti “sono il miglior giornalista degli ultimi centocinquant'anni”, avresti l'ovvio diritto di pensare: ecco un rimarchevole coglione. Non basterebbe certo a definirmi (ogni coglione ha qualità nascoste), ma aiuterebbe. Questo per dirti che non è l'ostilità e l'ira -che pure non mancano- ma è lo stupore il sentimento che a tutt'oggi domina i miei pensieri a proposito dell'accaduto.
Naturalmente questo stupore può essermi imputato, come derivato del noto e ottuso moralismo che impedisce a quelli di sinistra di capire […]. Però, se io fossi in voi, un poco me ne farei carico, perché contiene il mio stupore per l'irresistibile successo del "miglior primo ministro dell'ultimo secolo e mezzo",[…].
Sinceri sono gli auguri per gli italiani di destra, che meritano di sprofondare, finalmente, in una salutare crisi, e in un provvido sconcerto. Così forse, alla fine, potremo capirci meglio, perché alle crisi e agli sconcerti, a sinistra, siamo avvezzi fin dai famosi tempi non sospetti.
Grazie dell'ospitalità.

                    
Michele Serra

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lunedì 13 giugno 2011

QUI CROLLA TUTTO

Mentre l’Italia si preparava al voto, il Berluska continuava allegramente ad organizzare i suoi bunga-bunga presidenziali. Con l’aiutino di Lele Mora.
Le intercettazioni delle telefonate tra Flavio Briatore e Daniela Santanché (pubblicate dal quotidiano “Repubblica”, e riproposte qui sotto), descrivono molto bene l’ipocrisia di chi sostiene ancora questo indecente governo. Anche quando è evidente che il Berluska è finito, andato, trombato per sempre.
 

In questi dialoghi si sente Briatore che spiega alla Danielona quel che gli ha raccontato Lele Mora. E lo si sente commentare in modo colorito il disastro di un Presidente del Consiglio che si fa circondare da “troie”.
 

E insomma, la situazione – dice Briatore alla Santanché – è che zio Silvio “è malato”. Perché continua ad organizzare le sue squallide festicciole (ma non più ad Arcore, si precisa, ma in altra location). E le ragazze gli si concedono e poi lo ricattano. Testuale: "Come e più di prima".


Santanchè: «Ma sei sicuro che lui (Berlusconi, con i bunga-bunga) ha ripreso?».
Briatore: «Al cento per cento».
S: «Io sono senza parole … ma perché insiste (con il bunga-bunga)?»
B: «É malato, Dani! Il suo piacere è vedere queste qui, stanche, che vanno via da lui. Stanche, dicono. Oh, che poi queste qui ormai lo sanno! Dopo “due botte” cominciano a dire che sono stanche, che le ha rovinate … Mora mi ha detto che “Tutto continua come se nulla fosse”».
S: «Roba da pazzi!».
B: «Non più lì (ad Arcore), ma nell’altra villa… Tutto come prima, non è cambiato un cazzo. Stessi attori (…) stesso film, proiettato in un cinema diverso... Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry…».
S: «Ma ti rendi conto? E che cosa si può fare?».
B: «
Siamo nelle mani di Dio qui, eh? Perché ieri sera, l’altra sera, ho saputo che c’era stata un’altra grande festa lì. (...). Lele è stato da me due ore, mi fa pena. Dice: “Fla, mi hanno messo in mezzo. E sono talmente nella merda che l’unico che mi può aiutare è lui (Berlusconi), sia con la televisione, sia con tutto. Faccio quello che mi dicono, faccio quello che mi chiedono…”».
S: «Ma tu pensa!? E che cazzo dobbiamo fare!?».
B: «Ha ragione Veronica, è malato. Perché uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui! E dice: “Ma io che cazzo devo fare?”».
S: «Va beh, ma allora qua crolla tutto».
B: «Daniela, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei di notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c’è in Italia».
S: «E con il clima che c’è, uno lo prende di qua, l’altro che scappa di lì».
B: «Brava, il problema è che poi la gente comincia veramente a tirar le monete».
S: «Stanno già tirando, e insultano pure!».

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venerdì 27 maggio 2011

MLADIC & BORGHEZIO

Il leghista Borghezio, questa personcina educata e perbene, ha spiegato (durante il programma "La Zanzara", a Radio 24), che per quanto lo riguarda Ratko Mladic è "un patriota serbo". E ha aggiunto che andrà a trovarlo "ovunque sia".
... Borghezio, infatti, dice di non credere che il boia di Srebrenica possa essere responsabile di quanto gli viene attribuito. Ci crederà, casomai, solo quando gli saranno fornite prove certe ed evidenti. Che per adesso non ha visto.


Ma diciamolo, perchè stupirsi tanto di questa dichiarazione? In fondo Borghezio è solo un garantista, e questo gli fa onore. Diverso sarebbe stato il discorso se Mladic fosse stato beccato a fumarsi uno spinello, se avesse chiesto di costruire una moschea, oppure se fosse stato visto mentre baciava in bocca un altro uomo.
... In quel caso Borghezio e i suoi compari di partito avrebbero urlato tutto il disprezzo possibile e immaginabile. Perché a tutto c'è un limite, accidenti!


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sabato 30 aprile 2011

SILVIO & KAROL

Ecco spiegate, finalmente, le sette vite di Berluska. Ecco perché fin qui il piduista è resistito a tutti gli scandali. 
(E' stato il piduista stesso a spiegarcelo, durante una intervista al Tg2).


Ebbene, incredibile ma vero: in tutti questi anni il nostro amato Premier ha potuto godere della speciale protezione che gli è stata assicurata a suo tempo da papa Wojtyla. Dal beato Karol.
... Proprio così, almeno a voler davvero credere a questo gran kazzaro. E tutto questo sarebbe avvenuto su richiesta della mamma di Berluska, che aveva potuto incontrare il papa polacco e in quell'occasione aveva pregato il pontefice di "assistere" il suo figlioletto.

Ma non sarà questo, per carità, un motivo per dubitare della santità di Wojtyla. Perché, insomma, che il papa polacco non fosse  degno di salire sugli altari lo si sapeva già da prima. A prescindere dagli inciuci con zio Silvio e la sua ridicola mammina.
... Ma certo, e che cavolo, ma si può davvero far salire sugli altari un polacco cocciuto che (dopo aver cacciato schiere di teologi), con la stessa sfacciataggine ha sorriso accanto al boia Pinochet, e ha sempre protetto il prete pedofilo (e puttaniero) padre Maciel?


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giovedì 14 aprile 2011

LEZIONE DI STILE

Berlusconi vorrebbe dar lezioni di stile a tutti. E vorrebbe farci credere che le sue festicciole sono sempre state molto corrette ed eleganti.
... Come no, e infatti il quotidiano "La Repubblica" ha pubblicato le testimonianze di due ragazze (Ambra e Chiara), che hanno partecipato ad uno di questi raffinati ed eleganti bunga-bunga. Rimanendone, dicono loro, scioccate.



  Ecco il racconto di Chiara, che descrive le eleganti serate chez Silviuccio caro: «Dopo l´ennesima barzelletta oscena, Berlusconi fa portare una statuetta. É uno specie di guscio. Dal guscio esce un omino con un pene grosso. La statuetta ha dimensioni di una bottiglietta d´acqua da mezzo litro. Il pene è visibilmente sproporzionato. Berlusconi fa girare la statuetta tra le ragazze. E chiede loro di baciarne il pene. Le ragazze cominciano a far girare la statuetta. Ne baciano il pene e simulano un rapporto orale. O se lo avvicinano ai seni scoperti. Tutti ridono...».

  Ai bunga-bunga chez Silvio partecipava spesso Emilio Fede. Il direttore di Rete4 c'era anche alla cena con Ambra e Chiara. E pare di capire che Fede e Berlusconi avevano già stabilito che una spettava al primo, mentre l'altra sarebbe toccata al secondo (l'Emilio a Silvio: "Tu mangia nel piatto tuo che io mangio nel mio").
... Ecco come ha commentato tutto questo (su "L'Unità"), Lidia Ravera:
«La scena si anima di una luce fatalmente obbiettiva. Materiale. Si vedono tette e piatti, sederi e forchette, arredamenti. Si sentono risate e canzoni, cicaleccio, sguaiataggini. E quella frase, "Tu mangia nel piatto tuo che io mangio nel mio", pronunciata da Emilio Fede, sintetizza sapientemente il clima, la cultura di riferimento, la povertà sensuale e mentale. Ambra e Chiara non sono, per l’inclito direttore del TG4, due persone appena sgusciate fuori dall’infanzia, da rispettare, nutrire e, eventualmente, educare. Sono spezzatino di vitella, polpettine odorose, culatelli da affettare . Sentendosi pietanze e non commensali, le due se ne sono andate. Prima buona notizia. La seconda sarebbero le dimissioni del cannibale».

sabato 2 aprile 2011

La Fiat non paga mai dazio

Loris Campetti ha spiegato che la Fiat “se ne va dall’Italia senza neanche pagare la luce”
... Non solo: questa azienda (che da Mussolini in poi si è sempre inciuciata con tutti i potenti), prima di andare a pascolare altrove (dove può sfruttare altri governi e altri poveracci), si porta via pure le lampadine.

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Dall’articolo “La dottrina di Marchionne”
(di Loris Campetti, per “Il Manifesto”)

[…] Per chiudere in bellezza 112 anni di storia patria, la coppia Marchionne-Elkann ha comunicato che distribuirà agli azionisti per lo meno 100 (cento) milioni di dividendi nel 2011 con cui potranno festeggiare l'orizzonte a stelle e strisce. E' il corrispettivo degli stipendi annuali di 8-9 mila tute blu in cassa integrazione. Perché stupirsi, se è vero che Marchionne guadagna come 1.037 suoi operai?
Adesso il manager più famoso del mondo ha detto che se faranno come vuole lui, comprese 120 ore di straordinario e rinunceranno a far pipì, anche gli operai italiani, almeno quelli di cui l'azienda avrà bisogno, guadagneranno un po' di più. Del resto, le ore di straordinario di Marchionne non si contano, neanche gliele pagano. C'è qualcosa di immorale in questa storia, ma solo la Fiom pare scandalizzarsi. Dovrebbe pensarci il sindaco uscente di Torino Sergio Chiamparino, ogni volta che va a giocare a scopone con il suo amico, l'altro Sergio […].
… E’ conclusa la storia della Fiat che abbiamo conosciuto dal 1899. Ora di Fiat ce ne sono due, una che fa (o non fa) auto e un'altra che fa camion e trattori. In sostanza, la Fiat auto non c'è più, c'è la Chrysler, salvata dalle pensioni degli operai americani, che Marchionne continua a scalare. E gli stabilimenti italiani che supereranno la cura Marchionne somiglieranno sempre più alle machiladoras messicane, fabbriche cacciavite senza libertà. Del resto, che te ne fai dell'Italia? Nel cuore degli Agnelli, non solo di Marchionne, c'è sempre stata l'America. L'ha ricordato ieri il presidente John Elkann narrando agli azionisti che il suo trisnonno senatore - quello che inaugurò Mirafiori insieme a Benito Mussolini, ma questo John non l'ha detto - già nel 1906 sbarcò a Detroit per fare affari con i fabbricanti locali di automobili. In Italia, invece, viveva con le commesse militari del governo Giolitti e costruiva autoblindo per la prima guerra di Libia.
 


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domenica 13 marzo 2011

Giuliano Ferrara, l'uomo-elefante

Non cade foglia che Giuliano Ferrara (ex Cia), non voglia. C’era proprio lui dietro all’elezione di Ratzinger. Ancora lui dietro alla sconfitta politica (e umana), di Uòlter Veltroni


Quanto siamo sciocchi, noi italiani! Abbiamo sempre pensato che Giuliano Ferrara fosse berlusconiano. E abbiamo sempre creduto che il Papa venisse eletto grazie all’intervento dello Spirito Santo (che ispirava - ci avevano spiegato - i signori cardinali chiusi in conclave).
Niente di tutto questo. Infatti, su “Repubblica”, ecco come si è presentato Giulianone nostro, questo signore che riesce a conciliare l’appoggio alle guerre (per “esportare la democrazia”, s’intende), con la condanna all’aborto: «Non sono il consigliere di Berlusconi… Sono stato consigliere di Veltroni suggerendogli la vocazione maggioritaria e il partito liquido. Sono stato consigliere della Chiesa cattolica tifando Ratzinger».
… Capito? Adesso abbiamo finalmente saputo chi ha ispirato il disastroso e inconcludente “maanchismo” di Walter Veltroni.  E abbiamo altresì scoperto che gli eminentissimi porporati, per l’elezione dell’ultimo pontefice, hanno preferito ascoltare un ex comunista piuttosto che dar retta alla  santa colombella inviata da Dio!

L’uomo-elefante (che in fatto di droghe è un proibizionista convinto, nonostante la sua passione per le sigarette e il cibo), si inkazza tantissimo se gli si ricorda quanto pesa, sulla collettività, l'obesità e il tabagismo. E si è arrabbiato quando qualcuno, in giro per il mondo, ha proposto di penalizzare i fumatori e chi non accetta di mettersi a dieta (è cosciente di essere, in tal caso, spacciato in partenza!).
... Ma il nostro amico non si chiede mai quanto sia insulso, falso e crudele, togliere la patente a chi viene trovato con un innocuo spinello! Se ne frega semplicemente perché lui nella vita ha sempre avuto altri vizi, e ha sempre amato altri tipi di cannoni (quelli che durante le guerre “preventive” ammazzano per davvero!).


Giuliano Ferrara adesso può tornare a pontificare agli italiani. E con “Radio Londra” può permettersi di fare la morale agli altri. Addirittura richiamandosi ai documenti di Santa Romana Chiesa. 
Può fare il tifo per un serial-killer (come ha sempre fatto con Bush), e contemporaneamente può condannare una donna che abortisce. Può mostrare simpatia per i bunga-bunga e contemporaneamente fare il proibizionista sulla droga.
… Ma prima o poi dovrà rispondere dei suo peccati . Alimentari e non, visto che politicamente parlando non si è fatto mancare niente, e si è posato su ogni fiore. L'elefantino è un ex komunista, ex socialista, ex ateo, ex libertino, ex Cia, ex tutto e di più. Sempre senza darsi limite alcuno e senza mostrare ritegno. A forza di ingozzarsi dovrà scoppiare. 

martedì 8 marzo 2011

Yara, santa "a prescindere"

Altro mistero della Fede: quello di Yara, una bambina che i fanatici vogliono far santa a tutti i costi. Per poterla gettare sugli altari suo malgrado, col suo apparecchio dentale ancora addosso.
... Tanto, attribuirle un miracolo sarà un giochetto da bambini: uno spiritato che gridi al prodigio lo si trova facilmente, vero?


Il devoto Antonio Socci ha avuto l’illuminazione. Mentre gli inquirenti ancora brancolano nel buio (e si chiedono se a commettere il delitto non sia stata una donna), lui ha già stabilito che Yara e Santa Maria Goretti pari sono.
Con sprezzo del pericolo (e del ridicolo), Socci ci ha rivelato in quattro e quattr’otto come è stata uccisa la ragazzina. E lo ha fatto tirando in ballo la Fede dei bargamaschi, le madonne che appaiono alle bambine, i “soldati di Cristo”, la “forza divina” e il Crocefisso.
Lui, che ha visto la luce, dice che la ragazzina va considerata una martire della Fede. Proprio come Santa Maria Goretti. Ma ci ha avvertiti che queste cose noi le capiremo molto difficilmente, perché non ci viene più indicata quella purezza spirituale che lei invece avrebbe incarnato.
… Noi, cinicamente, continuiamo a pensare che la ragazzina si sia semplicemente ribellata ad un prepotente? Col cavolo: lei temeva di far piangere Gesù! Ma certo: la bambina con l’apparecchio dentale pensava alla salvezza della sua anima. E voleva, casomai, ribellarsi al peccato e all’immoralità imperante. A gloria di Dio Onnipotente, s’intende.




Dal blog di Antonio Socci (www.antoniosocci.it)

Anche Yara – se saranno confermate le ipotesi degli inquirenti – è stata selvaggiamente uccisa con un coltello per essersi opposta a un tentativo di stupro. Maria Goretti è stata canonizzata nel 1950 da Pio XII, ma anche lei era una ragazzina normale come Yara e si è trovata in un’analoga trappola infernale. Certo, i tempi sono cambiati e anche i luoghi sono diversi. Mentre Maria viveva nella miseria delle paludi pontine dei primi anni del Novecento, Yara è nata e cresciuta nella moderna e civile Lombardia di oggi. Ma la Lombardia è la regione più progredita e prospera d’Europa senza per questo aver perso la sua anima cattolica, le radici della sua fede, soprattutto nella bergamasca […].
Yara non solo è stata battezzata ed educata nella fede cattolica, non solo frequentava la parrocchia e una scuola cattolica, ma aveva ricevuto proprio l’anno scorso la cresima, il sacramento che ci fa soldati di Cristo, pronti a tutto per difendere la dignità di figli di Dio che il Salvatore ci ha donato.
Molti pensano che sia tutto “per modo di dire”, forse anche tanti cattolici vivono con scontata ovvietà quei misteri grandi che sono i sacramenti, che invece non sono scontati e ovvi per nulla, perché ci danno davvero una forza divina. Ci divinizzano.
Yara, nella sua semplicità di tredicenne, pulita, semplice, pura, ha difeso la sua dignità con lo stesso eroismo dei martiri. Come Maria Goretti. Come le prime martiri, agli albori del cristianesimo, così amate e venerate dalla Chiesa: spesso erano proprio coetanee di Yara.[…].
Del resto proprio a pochi chilometri dal paese di Yara, a Ghiaie di Bonate, nella primavera del 1944, si sono verificate le tredici apparizioni della Madonna, appunto a una fanciulla, Adelaide Roncalli (speriamo che la diocesi di Bergamo di affretti a riconoscerle ufficialmente).
I giovani come Yara sono i veri eroi da guardare, non i fasulli eroi creati dai media. Infatti chi oggi insegna più ai giovani la purezza, la dignità, il rispetto di sé, del proprio corpo e della propria anima? Per questo penso che la testimonianza di Yara non sarà veramente capita. Così voglio aggiungere un’ulteriore considerazione. La vicenda di Yara si è conclusa proprio nei giorni in cui tornano fuori, per l’ennesima volta, le polemiche sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, a cominciare dalle scuole. Un’errata idea di laicità ancora una volta vorrebbe cancellarli perché dicono che laicità significa neutralità. E’ ovvio che lo Stato sia neutrale fra le confessioni religiose. Ma lo Stato non è neutrale fra il Bene e il Male. E il crocifisso – come ha scritto tanti anni fa Natalia Ginzburg – è il segno delle vittime, cioè del Bene, che dalla storia cristiana è entrato a far parte della cultura di tutti, anche dei non cristiani. Il segno anche laico che siamo tutti con i crocifissi e non con i crocifissori. Anche la cultura laica afferma che non si può essere neutrali fra le vittime e i carnefici. Infatti in tutte le scuole d’Italia, in questi giorni, parlando di Yara, tutti si sentiranno dalla parte della fanciulla assassinata. Nessuno si sentirà “equidistante”. Tanto meno lo è lo Stato laico. Il crocifisso esprime questo stare dalla parte delle vittime […].

giovedì 24 febbraio 2011

Marta Marzotto, sosia & amica del Raìs

Uno se lo chiede: ma la signora Marta Marzotto, da anni amica della famiglia Gheddafi, ha nulla da dire su quanto sta avvenendo in Libia? La contessa ha festeggiato il suo compleanno (l'80°), ha ripercorso la sua vita da fiaba (una moderna Cenerentola: da mondina è diventata mondana), e ha ricordato i suoi grandi amori con uomini di sinistra (il pittore Renato Guttuso, il raffinato Lucio Magri). Ma forse avrebbe dovuto spendere anche qualche parola per spiegare come mai ha sempre difeso quel ridicolo beduino del raìs (peraltro, Gheddafi si veste e si trucca che sembra la controfigura della Marzottona: quando si dice ironia della sorte!).

Domanda: la piccola fiammiferaia Marta (ormai diventata cigno scintillante, e/o principessa sul pisello), cosa pensa di fare di fronte all'attualità? Vuole mostrarsi coerente con le sue precedenti affermazioni, e ribadire che il Colonnello è personcina tanto ospitale e generoso?  Oppure pensa mica di pentirsi, finalmente, di queste sue ignobili simpatie?

A suo tempo la simpaticona si era mostrata indignata contro Gianfranco Fini. Aveva dichiarato che per i fatti di Montecarlo il Presidente della Camera si sarebbe dovuto vergognare. E naturalmente aveva firmato per chiederne le dimissioni. Adesso, la Marzottona nostra, pensa mica di commentare anche quel che sta facendo il suo sosia Gheddafi?
… Marta, se ci sei batti un colpo!




Marta Marzotto, chi era costei? (tratto da Wikipedia)

Marta Vacondio, già Marta Marzotto (Reggio nell'Emilia, 24 febbraio 1931), è una stilista italiana. Figlia di un casellante delle ferrovie e di una mondina, vive i primi anni della sua vita a Mortara, in Lomellina, e fin da giovanissima lavora dapprima come mondina, poi come apprendista sarta e in seguito come modella presso la sartoria delle sorelle Aguzzi di Milano.
Grazie alla frequentazione dell'ambiente legato alle sfilate di moda, all'inizio degli anni '50 conosce il conte Umberto Marzotto, dell'omonima fabbrica e casa di moda, col quale si sposa a Milano il 18 dicembre 1954. Dal loro matrimonio nascono cinque figli: Paola (n. Portogruaro 1955), Annalisa (Portogruaro 1957-1989), Vittorio Emanuele (n. Milano 1960), Maria Diamante (n. Roma 1963) e Matteo (n. Roma 1966). Anche dopo il divorzio continuerà ad usare il cognome dell'ex marito.
Alla fine degli anni '60 è la figura femminile dominante nella pittura e nella vita privata di Renato Guttuso, musa ispiratrice e modella prediletta per circa venti anni […]. Il rapporto tra i due cesserà improvvisamente e bruscamente dopo anni, e alla morte del pittore tutto il patrimonio artistico ed economico succederà legalmente al figlio adottivo, adottato appena poco prima della morte. Animatrice di salotti, noto personaggio delle cronache mondane per decenni, stilista e disegnatrice di gioielli, il 21 marzo 2006 Marta Marzotto viene condannata dal Tribunale di Varese a otto mesi di carcere col beneficio della condizionale e 800 euro di multa perché responsabile di aver riprodotto nel 2000 e senza averne titolo, alcune opere in suo possesso tra cui diverse che la ritraevano, 700 serigrafie del pittore Renato Guttuso, il maestro di Bagheria, che proprio a Velate aveva un suo atelier ed i cui diritti legalmente sarebbero spettati al figlio.
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