Sono il tuo fastidioso dirimpettaio. Questo è il mio blog-ripostiglio, qui infilo tutto quello che non trova spazio altrove. Quando non ci sono vuol dire che sono andato a cambiare l'aria negli altri miei blog. Intanto voi entrate pure, e fate come se foste a casa vostra. Solo una raccomandazione: dopo chiudete per bene la porta. Grazie.
domenica 28 febbraio 2010
IN GALERA
… GRAZIE A TRE LEGGI AD PERSONAM CHE SI E’ FATTO SU MISURA PER LUI E PER I SUOI RUFFIANI!
Peter Gomez e Marco Travaglio hanno descritto l’infamia delle leggi ad personam.
Qui di seguito, ecco i passaggi più importanti di questo articolo. In cui vengono descritti gli stratagemmi inventati dagli azzeccagarbugli di corte, per salvare il culo all’Imperatore e ai suoi preferiti.
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Da un articolo di Peter Gomez e Marco Travaglio
(pubblicato su "Il Fatto Quotidiano")
« Senza tre leggi ad personam, fatte apposta per lui e per Cesare Previti, ieri Silvio Berlusconi sarebbe stato prelevato dalle forze dell’ordine e accompagnato a San Vittore per scontare la pena dopo la condanna definitiva per corruzione giudiziaria di David Mills. Stessa sorte sarebbe toccata, con le opportune procedure di estradizione, per il legale (si fa per dire) inglese.
E’ questa – checché ne dicano i tg e i giornali di regime – la traduzione in italiano della sentenza della Cassazione che l’altroieri ha confermato irrevocabilmente la colpevolezza di Mills per essere stato corrotto da Berlusconi con 600 mila dollari in cambio di due false testimonianze nei processi All Iberian e Guardia di finanza […].
Mills (e dunque Berlusconi) il reato l’ha commesso, tant’è che [la Corte], l’ha condannato a risarcire la presidenza del Consiglio con 250 mila euro per i danni arrecati all’imparzialità della giustizia. Quanto alla pena, non ha potuto applicarla perché il processo è durato tre mesi di troppo: il reato si è estinto a fine 2009.
Ora, senza la ex Cirielli il reato si estinguerebbe nel 2014. Dunque Mills sarebbe stato condannato a 4 anni e 6 mesi. Senza il lodo Alfano, anche Berlusconi sarebbe stato condannato a una pena almeno equivalente, se non addirittura superiore in quanto corruttore.
Senza l’indulto esteso alla corruzione giudiziaria, entrambi i condannati non beneficerebbero dello sconto di un terzo e sarebbero finiti in carcere. E, senza la norma salva-ultrasettantenni contenuta nell’ex Cirielli, Berlusconi finirebbe in carcere senza nemmeno poter chiedere i domiciliari.
In più, dall’altroieri, sarebbe interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, pena accessoria obbligatoria per legge in caso di condanna per questo tipo di reato. Dunque la giunta per le elezioni e poi l’aula della Camera dovrebbero dichiararlo decaduto da deputato e ineleggibile per sempre, come hanno fatto tre anni fa per Previti.
Mai come in questo momento, Mr.B. deve rivolgere un pensiero riconoscente alla sua maggioranza e anche al grosso della cosiddetta opposizione che, ciascuna secondo le proprie possibilità, l’hanno salvato dalla galera ».
giovedì 25 febbraio 2010
SUA PRESCRIZIONE
Silviuccio Berluska (quello che vuole il ‘processo breve’ per guadagnare la prescrizione a vita), continua a prenderci in giro. Anche quando finge di battersi per una legislazione che combatta la corruzione.
... Che è un controsenso, una barzelletta se a parlarne è lui. Perché praticamente è come se il tacchino invocasse la festa del Ringraziamento!
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Giuseppe D’Avanzo, su “Repubblica” (nel suo articolo “Le regole della volpe”), ha spiegato che il cavaliere versione giustizialista è l’ennesima “stravaganza di un imbonitore che vuole far credere che la volpe possa badare al pollaio”.
... Praticamente il solito bidone, che servirebbe solamente a scatenare la fantasia. Come accadde -spiega il giornalista- anche il 7 marzo 2009: «Nel mondo meraviglioso di mister B., i fatti sono immaginari e la comunicazione sostituisce l'azione. Chi si ricorda del "piano casa"? Berlusconi: "Venerdì, faremo il provvedimento sul piano casa che avrà effetti straordinari sull'edilizia"... Non se n'è avuta più traccia…».
Subito dopo il D’Avanzo ha voluto ricordare anche le cattive amicizie che il piduista con la bandana ha coltivato (e portato in Parlamento): «Qualche nome soltanto, estratto dal "cerchio stretto" che lo circonda. Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado per mafia; Massimo Maria Berruti, condannato per favoreggiamento nella storia delle tangenti alla Guardia di Finanza; Aldo Brancher condannato per falso in bilancio; Romano Comincioli impicciato in bancarotte fraudolente e false fatture».
Quindi, siccome il ripetere aiuta la memoria, il giornalista ci ha voluto far rileggere il “curriculum da gran briccone” .
... Ovvero: la lunga lista dei guai giudiziari di Sua Impunità: «Sedici processi, quattro sono ancora in corso: corruzione in atti giudiziari per l'affare Mills; istigazione alla corruzione di un paio di senatori; fondi neri per i diritti tv Mediaset; appropriazione indebita nell'affare Mediatrade. Nei dodici processi già conclusi, in soltanto tre casi le sentenze sono state di assoluzione. In un'occasione con formula piena per l'affare "Sme-Ariosto/1" (la corruzione dei giudici di Roma). Due volte con la formula dubitativa e nel secondo caso - le tangenti alla Guardia di Finanza - il Cavaliere è stato condannato in primo grado per corruzione; dichiarato colpevole ma prescritto in appello grazie alle attenuanti generiche; assolto in Cassazione per "insufficienza probatoria".
Per non parlare delle tante furbizie che al piduista hanno garantito la libertà: «Riformato e depenalizzato il falso in bilancio dal governo Berlusconi, l'imputato Berlusconi viene assolto in due processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato". Due amnistie estinguono il reato e cancellano la condanna inflittagli per falsa testimonianza (aveva truccato le date della sua iscrizione alla P2) e per falso in bilancio (i terreni di Macherio). Per cinque volte è salvo con le "attenuanti generiche" che si attribuiscono a chi è ritenuto responsabile del reato. Per di più le "attenuanti generiche" gli consentono di beneficiare, in tre casi, della prescrizione dimezzata che si era fabbricato come capo del governo: "All Iberian/1" (finanziamento illecito a Craxi); "caso Lentini"; "bilanci Fininvest 1988-'92"; "fondi neri nel consolidato Fininvest" (1.500 miliardi); Mondadori (l'avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, "compra" il giudice Metta, entrambi sono condannati».
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lunedì 18 gennaio 2010
LA FINE DEL MONDO
Niente encicliche, niente fatwe, il vangelo secondo Alì è costituito da cinque comodi articoli, uno più ridicolo dell'altro.
... Una barzelletta che è la fine del mondo. Da leggere subito, badando a non pisciarsi addosso.
Articolo 1: Dio è unico fino all'eternità. Dio è completo fino all'eternità. La trinità non esiste.
Articolo 2: Io non sono Dio. Io non sono figlio di Dio. Io sono Gesù eterno, cioè il sacro verbo rinato con ossa e carne. Sono il servo superiore eterno di Dio, non esiste una cosa come la trinità.
Articolo 3: Lo spirito santo è solo un angelo creato da Dio. La trinità non esiste.
Articolo 4: Dichiaro che è arrivata la fine del mondo. Tutto il mondo sarà distrutto entro questo secolo. Ogni uomo morirà entro questo secolo.
Articolo 5: La Bibbia è piena di errori. Io scriverò la Bibbia perfetta.
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(Altre mie scorreggine sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.ogniDI', e infine sul blog F.& FASTIDI.)
domenica 17 gennaio 2010
Craxi, il corrotto che criminalizzò le canne
Bettino Craxi è il corrotto che amava le tangenti. E invece odiava gli sfigati che si fanno le canne.
Bettino Craxi è quell'ipocrita che trovava normale tangentare a più non posso (disse che aveva imparato questa simpatica tradizione fin da quando portava i calzoni corti!), e che contemporaneamente ispirava la schifosissima legge Jervolino-Vassalli.
Già, perché il cinghialone era fatto così: detestava tutte le droghe (anche alcol, tabacco, e psicofarmaci?), ma non sapeva resistere al profumo delle bustarelle.
... Prima di beatificare questo latitante, magari allo scopo di ispirare la santificazione del suo allievo (il piduista Silvio), bisognerebbe ricordare cosa prevedeva questo obbrobrio della 162. Questa legge che aveva stabilito di togliere la patente a chi semplicemente veniva fermato e trovato con uno spinello in tasca (come può avvenire anche oggi, peraltro, attraverso le riedizioni di questo schifo!).
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LEGGE JERVOLINO-VASSALLI
Legge n. 162 del 1990 sull'uso, la produzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti (droghe). Per quanto riguarda l'uso personale, esso viene considerato illecito sia che si tratti di droghe "leggere" (marijuana, hashish) sia "pesanti" (cocaina, eroina) e, quindi, viene punito. Le sanzioni sono soprattutto di tipo amministrativo, dato che consistono in provvedimenti del prefetto, come la sospensione della patente, del porto d'armi e del passaporto, per un periodo non superiore a tre mesi. Prima di applicare queste misure, il prefetto può (per una sola volta) avvertire la persona della gravità del suo comportamento e invitare a cessarlo. Se, però, il richiamo e le sanzioni amministrative non ottengono risultati e l'individuo viene trovato in possesso di sostanze stupefacenti per più di due volte, allora deve intervenire l'autorità giudiziaria, che può imporre di non allontanarsi dal Comune e di presentarsi periodicamente ai carabinieri.
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* Per leggere altri miei post antiproibizionisti andare QUI, e poi subito QUA.
mercoledì 6 gennaio 2010
Ratzinger, l'oroscopo, la stella dei Magi
Papa Ratzinger (che giusto l’altro giorno aveva sputato su oroscopi, e simil-superstizioni), ha scelto il giorno della befana per dirci che i Magi erano “sapienti” (perché non si accontentavano della sola scienza).
… Peccato che per la stragrande maggioranza degli studiosi (cattolici compresi), questi strani personaggi di cui parla la bibbia fossero appunto degli astrologi. Come suggerirebbe la parola stessa (magi = maghi). E come lascia intendere anche il Vangelo (quando dice che i Magi seguivano una stella, che li avrebbe condotti fino al posto dove hanno potuto adorare il bambinello).
* Pellizzer, per il blog NATALEpureQUA.
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(Altre mie scorreggine sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.ogniDI', e infine sul blog F.& FASTIDI.)
domenica 13 dicembre 2009
LE PALLE DEL PREMIER
Lunga vita al cavalier Silvio, che dopo aver ricordato che lui è “bello, forte, duro, e con le palle" è stato orrendamente colpito al volto da un oggetto (lanciatogli addosso da un komunista?).
… Lunga vita al cavalier Silvio. E ditegli di darsi una calmata: il machismo e il bullismo possono solo aumentare la follia collettiva, e ci sono già troppi matti in giro (anche senza bisogno di buttarla in politica)!
* Silvio Berluska, come tanti italiani, quando va all’estero sente un gran bisogno di farsi riconoscere. E infatti, appena arrivato al congresso del Ppe (in quel di Bonn), ha pensato bene di fare il bulletto. Come il suo solito. E ha nuovamente rivendicato di essere sessualmente ben dotato.
... Purtroppo per lui, avercelo lungo non è ancora un merito. E non protegge dai tanti folli che circolano in giro (e che magari ti lanciano addosso quel che gli capita tra le mani!).
* Al contrario: chi fa il 'macho' spesso si rende ridicolo. Come succede anche a certi leader della Lega, che notoriamente dicono di avercelo duro.
... E infatti Alessandro Robecchi, sul “Manifesto”, ha fatto a questi politici (malati di priapismo), una proposta interessante: dimostrino una buona volta di avercele per davvero, queste palle. Come? Tirandole fuori davanti a tutti, naturalmente!
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Dall’articolo “Una maschia lezione…”
(di Alessandro Robecchi, per “Il Manifesto”)
Lui ha detto di essere “forte, duro, con le palle” e loro hanno tradotto “molto forte e molto duro”. In pratica, Angela Merkel non ha potuto apprezzare le palle di Silvio, un vero peccato. Del resto, questa delle palle è una fissa costante. Quando Fabrizio Corona l’altra sera in tivù ha preso a cazzotti un muro (dimostrando scientificamente che palle e cervello non comunicano), la sua fidanzata Belen Rodriguez ha chiamato il programma per dirsi orgogliosa di amare uno “con le palle”. Il conduttore ha tradotto “attributi”: altro caso di vile censura.
Come porre rimedio a questi travisamenti dell’altissimo pensiero a base di palle? Urge riforma costituzionale. Per esempio: tutti quelli che parlano di palle, di avere le palle, o addirittura di essere donne con le palle (sentito anche questo), dovrebbero provare con i fatti le loro affermazioni. Basta con le ipocrisie, fuori le palle, ma non in metafora, troppo comodo!
[…] Dato che “avere le palle” vale, di questi tempi, molto più che avere una testa funzionante, è chiaro a tutti che l’autocertificazione non può bastare. Con una piccola riforma, duce e gerarchi dimostrino il coraggio delle loro azioni, e vadano a spasso con i maroni al vento, ben in vista. Darebbero, tra l’altro, una più vivida e veritiera immagine del paese in cui viviamo.
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giovedì 19 novembre 2009
POVERO CRISTO, POVERA DESTRA
Il colonnello ha radunato un bel po’ di hostess italiane (assunte in base ad altezza, colore dei capelli, eccetera), e le ha istruite su quanto sia sbagliato il racconto del Nazareno morto sulla croce. Ma Silvio non pare darsi pena: l’amicizia con il tiranno libico vale più della proclamata difesa del cristianesimo!
Qui sotto, due articoli che spiegano quanto sia stata scandalosa questa sceneggiata. E quanto sia scandaloso che la destra italiana (apparentemente schifata per la sentenza contro il crocefisso a scuola), continui a ruffianarsi con certi buffoni.
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Dall’articolo “Tutti zitti sulle «lezioni» di Gheddafi”
(di Pierluigi Battista, per il “Corriere Della Sera”)
[…] Le prescrizioni di Gheddafi sono state molto precise. I suoi collaboratori dovevano contattare circa duecento ragazze attraverso un sito specializzato per il reperimento di hostess da retribuire con una sessantina di euro (tra l’altro: non esiste un sindacato delle hostess?). Il canone fissato prevedeva che le ragazze fossero di bell’aspetto, possibilmente bionde. Che dal metro e sessantanove centimetri in giù di statura sarebbe scattato implacabile l’ostracismo. Che fossero vestite di nero, vietate minigonne e scollature, il tacco di almeno sette centimetri, e la taglia, inderogabilmente, 42. Solo a queste condizioni le ragazze sarebbero state meritevoli delle lezioni di Gheddafi sul Corano e sensibili alle istruzioni del Libretto Verde, distribuito come cadeaux dopo un paio di notti di infervorate diatribe religiose innaffiate, raccontano le cronache, da dosi massicce di cappuccino.
Dicono inoltre le cronache che una ragazza è stata allontanata, perché giudicata troppo bassa e un’altra esortata a lasciare la compagnia (sarebbe meglio dire l’improvvisato simulacro di un harem?) perché non del tutto compatibile con i canoni ideali della bellezza secondo il colonnello Gheddafi: in altre parole, perché bruttina. Ma c’è qualcosa di più feroce di un’esclusione dovuta esclusivamente per cause, per così dire, fisiche? Mica quelle ragazze erano state selezionate per un concorso di bellezza, o per il casting di una trasmissione televisiva, o per allietare un evento mondano. No, erano state scelte per ascoltare la parola di Gheddafi sull’Islam, sul crocifisso, sulle profezie, sulla virtù, sulla conversione. E allora che c’entrano la taglia 42 e il tacco di almeno sette centimetri?…
Dall’articolo “Le pon-pon di Gheddafi”
(di Francesco Merlo per "la Repubblica")
Ha organizzato una pagliacciata islamica, un finto ratto delle Sabine per truffare il mondo arabo, per infinocchiare il suo popolo. E difatti solo la tv libica manderà in onda le immagini delle squinzie italiane ai piedi di Gheddafi, e sarà la prova del suo sex appeal mediterraneo, del suo carisma religioso, della sua bellezza.
Forse Gheddafi ha anche voluto inviare un messaggio di solidarietà al suo amico Berlusconi, da maschio a maschio, una sfida a chi, tra loro, giostra più femmine.
[…] Anche alle hostess di Gheddafi, come alle prescelte di Palazzo Grazioli, è stato imposto una specie di abitino di ordinanza, trucco leggero, gonna sotto il ginocchio, altezza minima un metro e settanta, occhi grandi... Il capotribù vuol far credere alla sua gente che una rappresentanza scelta delle donne italiane è accorsa ad incontrarlo e, pendendo per un’ora dalle sue labbra, è rimasta folgorata dal messaggio del profeta. Addirittura, con l´aiuto dell’amico Berlusconi «con il quale abbiamo deciso di "immergere" i nostri popoli», l´Italia potrebbe diventare una colonia libica, a gloria della mascolinità petrolchimica: «Italiane, convertitevi. Venite a Tripoli e sposate i miei uomini».
Se chiedete a un uomo di Gheddafi quanti figli ha la Guida della Rivoluzione, la risposta è sempre la stessa: «Noi siamo tutti figli suoi». Non è insomma facile credere che a Gheddafi manchino i passatempi erotici e che l´Italia sia per lui la penisola del piacere. Né tanto meno che il dittatore, brutto di una bruttezza sgargiante, possa davvero comprare tutte queste belle (e bisognose) ragazze italiane con 60 miserabili euro a testa. Tutti capiscono infatti che sessanta euro sono pochi anche per ascoltare i suoi gorgoglii gutturali tradotti da un interprete, le banalità sul Crocifisso, sul sosia di Cristo, sul Corano che sarebbe divino mentre i Vangeli sono umani. Fuffa senza interesse persino per gli islamici.
[…] Certo, è assai penoso che tante donne italiane si siano prestate a questa ordalia. Ed è giusto domandarsi in quale altro Paese occidentale, la diplomazia avrebbe permesso a un dittatorello un simile spettacolo di mortificazione delle donne.Diciamola tutta: fossero state davvero escort, l´Italia ne sarebbe uscita meglio. In questo senso, Gheddafi è vincitore: hanno fatto la fila per incontrarlo come se fosse George Clooney. E il nostro governo ha tollerato e addirittura incoraggiato quest´altro eccesso pittoresco, dopo la tenda a Villa Pamphili, le lezioni all´università e al Senato, le frecce tricolori a Tripoli... Com´è possibile che ogni volta Gheddafi degradi Roma a circo?
Non è un paradosso: Gheddafi a Roma fa quello che vuole in cambio delle galere e dei campi di concentramento dove la polizia libica trattiene gli africani in fuga. Dopo l´accordo di Bengasi dell´agosto 2008 l´Italia riceve un numero minore di cosiddetti clandestini e incamera una maggior quantità di gas e di petrolio: ogni migrante in meno, un litro di petrolio libico in più; per ogni clandestino acciuffato, una zaffata di gas libico in più. E la Libia, con i soldi dell’Italia, viene dotata di strumenti di vessazione. Oggi dispone di elicotteri, motovedette di pattugliamento, investimenti bancari e di telecomunicazioni, fuoristrada, visori notturni, navigatori satellitari, furgoncini pick up made in Italy e tanti sacchi per cadaveri generosamente forniti dalla preveggenza italiana perché nei traghettamenti si muore facile.
È questo il patto che abbiamo siglato e che i reporter internazionali hanno documentato. Gheddafi in Libia è il nostro esponente leghista. Perciò in Italia può muoversi e comportarsi proprio come i leghisti immaginano che si comportino i selvaggi africani, i dittatori del terzo mondo.
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sabato 7 novembre 2009
LA CROCE DI ZIO BENITO
E quindi deve sparire, come è giusto e come è logico.
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Da un articolo di Filippo Facci
(per il quotidiano "Libero")
… Il crocifisso fu reso obbligatorio quando il fascismo dispose che quella cattolica era la religione dello Stato, quando cioè dei regi decreti diedero una base giuridica a quest'abitudine; dopodiché la Costituzione del 1948 sancì l'eguaglianza delle religioni di fronte alla legge sinchè la revisione del Concordato del 1984 perfezionò il tutto: l'Italia da allora è uno stato perfettamente laico - dovrebbe esserlo - e quindi ogni simbolo religioso dovrebbe avere i diritti di ogni altro.
Ne consegue che in linea di massima l'obbligo del crocefisso presto o tardi sparirà, come pure sparirà l'ora di religione configurata come è oggi, e sparirà il diritto delle chiese cattoliche di scampanare come altre non possono fare...
L'unica incognita è quando succederà: resta il fatto che succederà, piaccia o non piaccia…
Il Tar e il Consiglio di Stato, quel giorno, smetteranno di attaccarsi alla mancata esplicita abrogazione di un decreto fascista del 1924. La Corte di Cassazione, da par suo, l'ha già detto il 15 dicembre 2004: nessuna legge impone la presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici.
Ciò posto, la decisione della Corte di Strasburgo non fa una piega: anche se - sappiamo - non verrà rispettata. La Corte ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche «è una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni»; una persona di religione non cattolica, allo stesso modo, potrebbe sentirsi a disagio nel sentirsi giudicata da un tribunale che dica «la legge è uguale per tutti» e intanto esponga un simbolo che privilegia un'identità precisa: qualcosa che è davvero arduo liquidare come «tradizione» o «cultura» in senso stretto. E' una religione. Eccome se lo è.
Resta il fatto che alla classe politica italiana, di questo problema, importa meno di zero: si limita perciò a opinare annusando l'aria. La sentenza della Corte di Strasburgo non l'hanno neanche letta…
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domenica 25 ottobre 2009
LE MELE E LE PERE
Il ministro Calderoli, durante il programma della Lucia Annunziata ("In 1/2 H"), ha voluto dire la sua sulla vicenda del governatore Marrazzo (ricattato per le sue frequentazioni con trans).
... Ebbene, Calderoli (che è ministro “della Semplificazione”), ha sostenuto che confrontare quella vicenda con gli scandali sessuali di Berlusconi non ha senso, perché sarebbe come confondere "le pere con le mele".
Volendo farsi riconoscere, il ministro della semplificazione ha lasciato intendere che il Premier va assolto. Perché - quando pure si fosse trastullato con le escort - lo faceva per ricostruirsi una vita (essendo ormai separato dalla moglie). Laddove Marrazzo (che diversamente dal Cavaliere si intratteneva con le trans, pur essendo sposato), sfogava semplicemente - evviva la semplificazione del ministro! - i suoi vizi.
Ma c'è dell'altro che il semplificatorio Calderoli ha voluto precisare: il Premier faceva le sue cosette rigorosamente a casa sua. Invece il governatore del Lazio se ne andava in giro a destra e a manca, rischiando di prendersi qualche souvenir che poi regalava ai suoi familiari.
... E questo punto qualcuno dovrebbe spiegare al ministro Calderoli che quando ci si intrattiene con sconosciuti -anche se avvenisse tra le mura domestiche!- è buona norma usare il "calzino".
Perché, purtroppo, non sappiamo se in certi casi Marrazzo prende le necessarie precauzioni, ma risulta che zio Silvio - stando a quanto ha riferito di Berluska il suo amico Tarantini - non voglia proprio usare il profilattico. Neanche quando si intrattiene con donne che non sono sua moglie (vizietto, sia chiaro, che, stando a quanto raccontato da Donna Veronica, aveva anche prima di separarsi!).
... Bisogna sottolineare anche questo, purtroppo. Giusto per non far finire tutto in caciara. E giusto per cominciare a distinguere "le mele dalle pere".
martedì 13 ottobre 2009
Polanski demonio, Pasolini santo
PERCHE’ ROMAN POLANSKI DEVE RIMANERE IN PRIGIONE, SE PASOLINI VIENE TENUTO ANCORA SUGLI ALTARI?
… A PROPOSITO DI PASOLINI:
IL QUOTIDIANO “LA STAMPA” HA VOLUTO DESCRIVERCI IL FRIULI DI 60 ANNI FA, QUELLO DELLE FAMOSE “LUCCIOLE”.
E CI HA RIPORTATO PROPRIO IN QUEL PRATO DOVE SCOPPIO’ LO SCANDALO “CHE AVREBBE SEGNATO UNA SVOLTA NELLA VITA DEL POETA”.
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Dall’articolo “Pasolini, il posto delle lucciole”
(di Marco Belpoliti, per “La Stampa”)
Una grande casa di color rosso mattone, dalla forma irregolare e gli infissi di legno chiaro, occupa il posto dove un tempo c’era il prato… In questo prato, nel settembre di sessant’anni fa, veniva a infrattarsi un giovane maestro di scuola, figlio di una friulana e di un romagnolo, domiciliato a Casarsa, poeta quasi laureato e militante comunista. Non è solo, ma in compagnia di quattro ragazzi, uno di 15 anni, gli altri di 16. Li ha incontrati a una festa che si svolge vicino alla chiesetta, dove hanno montato una piattaforma di legno e si balla. Pier Paolo Pasolini - è il nome del maestro - le frequenta con assiduità; ha anche vinto una gara, danzando con una ragazza di San Giovanni, un paese del circondario. Le feste sull’aia, le sagre, le ricorrenze religiose, scatenano un’allegria che il prefetto di Udine definisce perniciosa. C’è molta voglia di divertirsi e odore di sesso nell’aria. Pier Paolo ne è inebriato, anche se i suoi gusti non s’orientano, come per gli altri, verso l’altro sesso…
[…] Sul suo conto circola anche una voce: gli piacciono i ragazzini. Giuseppe Zengarli di 15 anni e i suoi tre amici, Pietro, Renato e Ottorino Sovran, cugini tra loro, lo hanno già incontrato. E con ogni probabilità sanno cosa vuole. Pier Paolo offre dei dolci e propone a Giuseppe di andare nel prato lì vicino. Percorrono oltre un centinaio di metri e, all’altezza della casa dei Centis, oggi ristrutturata per essere abitazione di una giovane coppia con bimbo, vanno tra l’erba, vicino agli arbusti d’acacie. Lì bacia Pietro sulla bocca; gli palpa il sedere e il membro sotto la stoffa dei calzoni. Quindi estrae il pene e si fa masturbare. Non raggiunge l’orgasmo: vuole che un altro ragazzo, Giuseppe, lo aiuti a eiaculare. Bacia anche Ottorino sulla bocca, mentre gli altri stanno a guardare. Alla fine dà loro 100 lire e se ne torna alla festa.
[…] Ma la vicenda del prato di Ramuscello non è senza conseguenze … I ragazzi litigano e s’accusano l’un l’altro di «aver menato l’uccello a vicenda al Pasolini». La voce arriva ai carabinieri della Stazione di Cordovado che svolgono un’indagine. Il primo rapporto reca la data del 15 ottobre 1949. Due militi interrogano i ragazzi; poi chiamano in caserma Pasolini stesso, il 17 ottobre, che ammette «di aver commesso gli atti immorali a danno dei minori», e subito aggiunge «che quella sera ha voluto tentare una esperienza erotica di carattere e origine letteraria»…
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* A questo post va collegato quello sull'Italia berlus-klona, quello su Dino Boffo 'santo subito', quello sulla sinistra "col burqa", quello sulle stranezze dei presunti omofobi.
Tutte queste scoreggine (e altre ancora), sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.ogniDI', e infine sul blog F.& FASTIDI.