venerdì 2 marzo 2012

IL MAIALE E LA PECORELLA

In generale la prepotenza e la violenza sono tipiche degli ignoranti. Di chi non è capace di argomentare, e di chi parla per “partito preso”. 
... Io, che sono solo un metalmeccanico della Fiom, non sono in grado di farmi una idea precisa sulla Tav. E, francamente, da agnostico quale sono - lo sono anche politicamente - mi chiedo se sono davvero più esperti di me (e se ci capiscono qualcosa), gli altri metalmeccanici della Fiom che appoggiano la protesta contro l'alta velocità. E che magari neppure ci vivono in quelle valli!

Che poi, non colgo negli sguardi dei contestatori NoTav (quelli apparentemente seri), il sacrosanto odio che bisognerebbe provare per certi maiali. 
... E quando dico maiali intendo riferirmi a chi cerca lo scontro con lo Stato, a chi si vendica sui poliziotti (che loro chiamano con epiteti offensivi), a chi se la prende con quei lavoratori che non c’entrano niente  (bloccando strade, ferrovie, e quant’altro).



Per dire: poco prima di cadere dal traliccio in cui è salito, Luca Abbà parlava al telefono con altri anarchici che gli chiedevano informazioni sugli "sbirri". Ed è evidente che lui è sempre stato abituato a quel tipo di linguaggio (linguaggio offensivo verso i servitori dello Stato). 
... D’altra parte, anche l’altro anarchico, (Marco Bruno, che nel famoso video ha insultato il carabiniere sardo chiamandolo "pecorella", "stronzo", eccetera), è stato disgustoso.

Anzi, qualcuno ritiene - anche un programma televisivo lo ha fatto notare - che il troglodita abbia voluto umiliare il suo coetaneo con pesanti insinuazioni sessuali (come si farebbe con chi si vuol passare per "fino***io").  
... Ma certo: intanto bisogna ricordare che il troglodita ha cercato di ridicolizzare il carabiniere mettendo in dubbio la sua virilità ("Sai sparare? Vorrei vederti sparare!"). E i complimenti che gli ha rivolto gli servivano allo stesso scopo: in certi contesti, un uomo che dice ad un altro uomo "sei carino", lo fa solo allo scopo di prenderlo in giro (perché si da per scontato che un uomo "carino", nella mentalità dei trogloditi, non è un vero uomo).

Ma certo. Un uomo "carino", nella mentalità dei burini, è solo una femminuccia (che da "i bacetti"), oppure è un "fino***io" (che trasmette le malattie). E infatti vale la pena di verificare che nel video il troglodita non sembra affatto tirare in causa la presunta "fidanzata" del carabiniere (come lasciato crederere dai sottotitoli). Casomai sembra accennare (ascoltare bene per credere), ad un altro ipotetico "ragazzo".
... E, insomma, una precisa frase dell'arrogante NoTav diventa più chiara se, nella sua più odiosa logica omofoba, la si intende diversamente. Precisamente così: «Sei proprio una bella pecorella. Sei carino, gli dai anche i bacini al tuo ragazzo con quella mascherina? Così non gli attacchi le malattie?».


Si stenta ad immaginare un simile schifo, ma per convincersene basta recuperare le cuffie e riascoltare il video a tutto volume.
... A quel punto il discorso è più chiaro: probabilmente il cialtrone voleva insultare il carabiniere proprio con argomenti maschilisti e omofobi.

domenica 26 febbraio 2012

LA SCIMMIA DI CELENTANO

Fantastica la satira del quotidiano 'Il Fatto' sulla tribù di Adriano Celentano. Mentre Gianni Morandi viene raffigurato come un poveretto in preda all’Alzheimer, Claudia Mori viene presentata come una "panzona di 120 chili"  che vende Celentano alla Rai (istruendolo con queste parole: "Tu fai lo scemo, io penso ai soldi"). 
... E invece il "re degli ignoranti" viene descritto come "un grande scimmione adorato dagli indigeni per i suoi versi bellissimi". Un inconcludente di 75 anni con l'osteoporosi, e che "al massimo va a piangere da Santoro".

Insomma, nel fotomontaggio il figlio della foca viene presentato come una specie di 'King Kong' mostruoso che "sa di anni '60, di provincia burina, e musica arcaica"
... Un energumeno che "porta ancora gli stivaletti con la chiusura lampo interna". Un poveretto "maschio 100% delle mie palle" che "canta cagate".

Le contestazioni che il pubblico ha riservato al molleggiato, in quel di Sanremo, sono in fondo poca cosa. Soprattutto se confrontate a quel che hanno scritto di lui tanti giornali, finalmente poco propensi a perdonare il suo populismo offensivo e ignorante. 'Famiglia Cristiana' ha definito il cantante "un piccolo attivista dell’ipocrisia, un finto esegeta della morale cristiana che sfrutta le tv per esercitare le sue vendette private"
 ... Ed è un bel calcio, questo, per un para-guru che vorrebbe far chiudere i giornali (mica tutti, solo quelli che non sono d’accodo con lui!). Un bel pugno in faccia per questo pseudo-moralista che ha denunciato le "corporazioni dei media" che si sarebbero addirittura "coalizzate in massa" contro di lui. 

Peraltro: mentre tutti discutevano dell’Ici alla Chiesa, e degli scandali del Vaticano, al teatro Ariston questo cattolico fasullo ha invocato il ritorno alla Tradizione. 
... Ovvero: a quel clero antico che rintronava il popolino superstizioso favoleggiando sul Paradiso (e, conseguentemente, che lo terrorizzava con le balle sull’Inferno: sai che progresso!).

domenica 19 febbraio 2012

LO SCHETTINO IN ME

Il comandante Schettino aveva tracce di cocaina tra i capelli. Per carità, non si dica che è un "drogato", probabilmente si era solo dimenticato l'ombrello (con tutta la "bianca neve" che è scesa anche in questi giorni, sai com'è, ti restano le tracce qua e la! )


Ad ogni modo, non è vero che Schettino rappresenta l’Italiano medio, perché non di soli Schettini è fatto il popolo italiano. E ci credo: il Belpaese è fatto anche di tanti altri tipi di umanoidi. Ovvero, anche da quella gran massa di imbecilli che - diversamente da quello - non urtano  mai contro gli scogli, ma sempre e comunque ammirano e invidiano i bulli come lui.
… Non solo: gli esibizionisti alla Schettino loro li votano, e magari li fanno santi anzitempo (anche quando sono evidenti le loro grosse colpe)!

Non di soli Schettini, non di soli bulli è fatta l’Italia. Il Belpaese è soprattutto pieno di poveracci che delegano le loro preoccupazioni e affidano la loro vita ai dittatori, ai boriosi, ai cocciuti e ai vanagloriosi. Agli “uomini della Provvidenza”, ai predicatori che assicurano di poter risolvere tutti i problemi, a quelli che magari promettono di fare pure i miracoli.
… In sostanza: agli stessi cialtroni che ti dicono di pensare a divertirti, mentre loro giurano di poter stare da soli al timone (che poi, ogni tanto, si prenderanno qualche libertà con la moldava di turno: ma è un giusto così, visto che ci liberano da tanti affanni, n’è vero?).

Ancora troppi italiani sentono questo bisogno assurdo di inventarsi un santo, un eroe, un uomo dei prodigi. E lo difendono, spesso, anche quando è evidente che quello non rispetta le regole di buon senso.
… Anche quando è chiaro che il miserabile difende solo il suo orticello, la sua tribù. Anche quando quello le sparerà troppo grosse, quando scaricherà le colpe sugli altri, quando fingerà di non vedere che la nave sta imbarcando acqua, quando non si vergognerà di andare contro scienza e coscienza.

Ma quando la nave Italia sta imbarcando acqua da tutte le parti, la colpa non è dei soli Schettini. Ci stanno anche altri condottieri che si rivelano incompetenti. Sono tutti quelli che negano l’evidenza, sostenendo che i ristoranti sono pieni, che il federalismo è quasi fatto, che il Paradiso ci attende, che il ‘San Raffaele’ lo ha voluto Dio. 

 … Pare di sentirli, questi ipocriti: i Formigoni, i don Verzé, i Diego Cammarata, i Bossi, il Papa, e naturalmente il papi. E dietro a questi: una marea di secondi, terzi, badanti, capicorrente, ruffiani, amichette e veline (moldave e non).



 "Lo Schettino in sé, lo Schettino in me"
(da un articolo di Massimo Gramellini, per “La Stampa”)

«… Con un solo colpo di timone il comandante Schettino ha mandato a picco, assieme alla sua nave, l’immagine internazionale che l’Italia si stava ricostruendo a fatica. Siamo di nuovo lo zimbello degli altri […]. Mi auguro che non tutto quello che si dice di Schettino sia vero: anche i capri espiatori hanno diritto a uno sconto. Ma se fosse vero solo la metà, saremmo comunque in presenza di un tipo italiano che non possiamo far finta di non conoscere. Più pieno che sicuro di sé. Senza consapevolezza dei doveri connessi al proprio ruolo. Uno che compie delle sciocchezze per il puro gusto della bravata e poi cerca di nasconderle ripetendo come un mantra «tutto bene, nessun problema» persino quando la nave sta affondando, tranne essere magari il primo a scappare, lasciando a mollo coloro che si erano fidati di lui. Mi guardo attorno, e un po’ anche allo specchio, e ogni tanto lo vedo. Parafrasando Giorgio Gaber, non mi preoccupa lo Schettino in sé, mi preoccupa lo Schettino in me».

lunedì 16 gennaio 2012

LA RIMA CON PADANIA

Cara Lega, spiega ai tuoi militanti (e agli eventuali mili-tonti), dove si trova la Tanzania. Già, la Tanzania, quella che fa rima (ma solo rima!), con Padania.



Con la scusa del federalismo la Lega ci ha chiesto di continuare a darle fiducia. Ma in tutti questi anni non ci ha portati da nessuna parte, si è tenuta poltrone ed alleanze, ha coperto tutti gli sperperi (anche quelli dell’odiata Terronia), e infine ha salvato Nick Casentino. Per giunta dichiarandolo perseguitato politico.
... Ci mancava solo questo scandalo dei soldi investiti in Tanzania, per rendere evidente quel che si doveva capire da tempo: che questi hanno preso in giro prima di tutto i loro elettori.
 


Ecco cosa ha scritto perfino Alessandro Sallusti, sul quotidiano “Il Giornale”.
... Ecco il suo pensiero stupendo sul partito di Umberto Bossi: «C’è la Lega di governo, c’è la Lega di lotta, ora sappiamo che c’è anche la Lega degli affari. Nell’ultimo mese, come abbiamo scritto ieri, il Carroccio ha investito otto milioni di euro all’estero, quattro dei quali in un fondo della Tanzania, rendimento 4’5 per cento, quasi due punti meno dei nostri bot che servono anche a pagare i pensionati e i cassintegrati del Nord. Il gruzzolo dei padani affidato agli immigrati. Un mistero che magari un giorno qualcuno ci spiegherà…».

domenica 8 gennaio 2012

RAZZISTI O PARANOICI?


Un professore ossessionato dal complotto giudaico, che inneggia alle dittature (di destra e di sinistra), può essere considerato un fascistoide e un razzista? Anche se lui desidera essere considerato tale, non potrebbe, più semplicemente, essere un paranoico bisognoso di una bella camicia di forza?
… Su fèisbuk ho voluto commentare il caso di questo poveretto. Di questo Renato Pallavidini, per giunta docente di storia e filosofia in un liceo classico torinese. Di questo disadattato che delirava dicendo di voler ammazzare qualche ebreo, e che adesso è (giustamente), sotto indagine.



   «Mi chiedo se il razzismo non vada affrontato anche con qualche furbizia. Per dire: quando uno delira, forse non è conveniente passarlo per un antisemita. Intanto perché gli si fa un piacere: lui preferisce far credere che le sue sono idee (magari odiose, ma idee), piuttosto di dover ammettere di essere semplicemente un uomo psicologicamente e socialmente inaffidabile!
   Poi, bisogna considerare che questi cialtroni preferiscono far credere che è stato anche l'ambiente a condizionarli in certe loro "sparate" (appunto perché il movente sarebbe il "razzismo", invece che la psicologia del personaggio). E conseguentemente tutti costoro cercano “alleanze” in quelli che manifestano idee simili, sapendo di potendo contare su una marea di gentaglia che non sa distinguere la destra dalla sinistra.
   Peraltro: attribuendo a certi invasati la patente di razzisti, consegniamo ai loro avvocati un "alibi" e molte demagogiche attenuanti (sarà un giochetto sottolineare che effettivamente gli ebrei, i cinesi, i disabili, gli omosessuali, ecc. causano qualche problemino, fomentando il risentimento del popolino!). Se uno non è adatto a fare il suo lavoro lo si licenzi e basta. Se scatena l'odio per i suoi simili gli si sigilli la bocca e basta. Ma non gli si dia una patente "ideologica" che lo renderebbe un martire agli occhi di chi, magari, è razzista solo perché ha letto meno libri di Fabrizio Corona (o perché non riesce a relazionarsi con sua moglie!).
    Che poi: buttarla sempre in politica, farne una questione ideologica, è pericoloso perché innesca una serie di reazioni a catena. E io mi domando, ad esempio, se è più razzista il prof di cui abbiamo parlato sopra, o quei cinesi che in seguito alla rapina a Roma hanno colto l’occasione per parlare male degli italiani.
    ... Come se quei rapinatori (che hanno ucciso il commerciante cinese di Tor Pignattara e la figlia di nove mesi che portava in braccio), avessero agito così per odio agli stranieri! Come se non puntassero invece ai loro soldi! Come se ad uccidere fosse stato un razzista, anziché – più banalmente – un criminale! Che poi, anche in quel caso, se scoprissimo che gli aggressori erano tossici, o rom, o magari cinesi anche loro, come la mettiamo col (presunto) razzismo?».

mercoledì 4 gennaio 2012

SIGNORINI ANTIDROGA

Il berlusconismo sarà anche finito (forse), ma i servi del Cavalier Patonza non ce li siamo ancora tolti dalle palle. Alfonso Signorini è uno di questi: lui ancora adesso si vorrebbe spacciare per un bravo ometto, e infatti si scandalizza quando al “Grande Fratello” i ragazzi sembrano cercare il “sesso senza il sentimento”.
... Eppure a suo tempo non ha mai detto niente sui bunga-bunga del suo amichetto Berluska!



A proposito di Signorini. Il sito di Roberto D’Agostino (Dagospia), ha pubblicato una mia lettera su questo ruffiano dall'aria birichina. Così titolandola: "Signorini antidroga".

    «Cara Dagospia,
Alfonso Signorini, gran cerimoniere di Berluska, voleva che Kiran (un partecipante al “Grande Fratello” con un passato di tossicodipendenza), spiegasse agli italiani che la droga fa schifo. Come se non fosse chiaro che il ragazzo ne ha parlato come di una storia dolorosa.
… Io, invece, vorrei che Signorini spiegasse agli italiani che la cocaina di Tarantini (altro amico di Berluska), faceva anche più schifo. Per non parlare della cocaina trovata nell'auto di una olgettina amichetta del piduista».

                                                       Natale Pellizzer

sabato 31 dicembre 2011

L'ARTE DEI CIARLATANI


L’Italia pseudo-kattolica si merita la crisi e pure la peste bubbonica. Perché si proclama cristiana ma invece del Vangelo legge (soprattutto a Capodanno) l’oroscopo. 
... Già, come se non fosse stato già dimostrato ampiamente che gli astrologi sparano solo minchiate (e non ne azzeccano una di sensata neanche a pagarli!).



  Il quotidiano “La Stampa” ha voluto sentire su questi argomenti Stefano Bagnasco (segretario del Cicap). E all’intervistatore (R.Zan.), Bagnasco ha spiegato le strategie di maghi e maghetti, con queste parole: «Fare prognostici è un’arte. Possiamo dire che vengono usati alcuni trucchi. Uno è quello di prevedere eventi generici, per esempio dire che si verificherà un terremoto senza dire dove e quando. E’ abbastanza facile che ciò accada. Un altro sistema è quello di fare previsioni inverificabili: nel 2012 l’amore trionferà non è un’affermazione che può avere un riscontro. Infine fare tante previsioni: statisticamente qualcuna sarà azzeccata e ci si ricorderà quasi sempre di quelle, dimenticando le altre».

   [ L'INDAGINE CICAP SULLE PREVISIONI ASTROLOGICHE QUI ]

lunedì 26 dicembre 2011

L'ESODO DI NATALE

Ultimo Natale "in casa Splinder". A fine gennaio ci sarà lo sfratto, e una marea di blogger rischiano di veder sparire i loro amatissimi post. L'esodo verso altre piattaforme si presenta più difficile di quel che si pensava.


Questo è stato l’ultimo Natale in casa Splinder. Infatti, dal 31 gennaio 2012, se i blog ospitati in quella piattaforma non sarano riusciti a trovare un’altra sistemazione, spariranno inesorabilmente (anche quelli di chi scrive).
... In ogni caso, nessun problema: altrove la vita ci riserva (almeno si spera) tanti altri 25 dicembre. E comunque Gesù Bambino continuerà a scendere dalle stelle alle stalle, riscaldato da quei due simpaticoni del bue e dell’asinello. A prescindere, blog o non blog.

[ Il religioso discorso continua subito dopo il video: intanto auguri! ]

AUGURI DA ANNIKA (DALLA SVEZIA CON AMORE)


"Sia chiaro che non è finita qui"
(a cura del dirimpettaio)

   Solo a fine novembre ho saputo che quelli di "Splinder"hanno deciso di chiudere baracca e burattini, buttando in strada una marea di blogger ospitati nella loro piattaforma. E dunque anch’io (che su Splinder ho ben quattro blog), mi dovrò rassegnare.
Inizialmente non sapevo dove sbattere la testa, e mi sono chiesto se lo sfratto avrebbe chiuso per sempre una meravigliosa avventura. Ma dopo qualche giorno di smarrimento e confusione mi è parso di capire che c’è una soluzione: si può traslocare (si spera di poter traslocare), su altre piattaforme.
… Resta da capire dove conviene emigrare. Resta da capire cosa andrà perso o danneggiato durante la trasferta (come è successo a molti). E soprattutto resta da capire se (come è molto probabile), si dovrà rimpiangere il tempo trascorso qui, dove si era ormai di casa.
     

   In questi giorni su Splinder c’è stato un fuggi-fuggi generale. E si capisce: i blog che non si trasferiranno per tempo verranno cancellati definitivamente alla fine di gennaio 2012. D’altra parte, già da diversi giorni pubblicare e comunicare su Splinder è diventato difficile e faticoso, e molti si sono lamentati di essere stati avvisati con così poco preavviso.
… Io no, non mi voglio lamentare. Anche se ho paura di non riuscire a mettere in salvo tutto il materiale che ho ammassato in questi anni, in questo momento preferisco pensare a quante cose ho potuto fare fin qui, grazie a loro. Peraltro, l’ho fatto completamente gratis, e senza essere mai stato censurato (da non crederci: non mi sono mai tirato indietro, e tuttavia mi hanno contestato una solo foto).
 

   Su Splinder ho potuto dire tutto quel che ho voluto, e non ho mai avuto nessuna vera grana (molte piacevoli polemiche con gli altri blogger, ma nessun fastidio dalla polizia postale). Per questo adesso voglio ricordare solo le tante belle cose (ma veramente tante), che ho potuto fare qui.
... Se mi ci metto a pensare ho perfino l’imbarazzo della scelta: ho potuto dire peste e corna di Madre Teresa (una donna
“cinica e spietata”), di Beppe Grillo (un “penoso comicante condannato per omicidio colposo plurimo”), di Karol Wojtyla (un papa “cocciuto e medievale”), di Oriana Fallaci (una donnaccia “perfida e ignorante”), di Giorgio Gaber (un “qualunquista disponibile a votare per Forza Italia se Berluska candidava sua moglie”), di Adriano Celentano (un cattolico che “predica le cose semplici ma vive nel lusso e si atteggia a Messia”), di Pasolini (un intellettuale che “criticava la modernità e la televisione ma sfruttava i soldi e le belle auto per rimorchiare i ragazzini”).
 

   Grazie a Splinder ho messo in dubbio il valore di tanti presunti eroi moderni (Gino Strada in primis). Ho sputato sui tanti luoghi comuni, sui troppi pregiudizi, sulle incredibili superstizioni che ancora ostacolano il progresso.
...
Ho fatto notare quanto è anacronistico il buddismo, quanto è ipocrita Santa Romana Chiesa, quanto dogmatismo c’è perfino in certo ateismo. Ho parlato della merda, del piscio, della puzza, e soprattutto del puzzone (alludo al piduista che vedeva i ristoranti sempre pieni, e noi tutti "benestanti". Alludo al più grande statista "degli ultimi 150 anni" , che considerava il fascismo "una democrazia minore").
 

   In questi anni ho cancellato pochissimi commenti (probabilmente neanche una decina). Ho risposto a quasi tutte le osservazioni con garbo (anche con chi non se lo meritava). Ho imparato mille e più cose (anche grazie alle critiche che mi venivano mosse). Molta gente mi ha contattato, e ho ricevuto anche molti complimenti (perfino imbarazzanti).
... Purtroppo alcune di queste persone non le ho più sentite, magari in seguito ad alcune toste discussioni che abbiamo avuto: io non ho il coraggio di contattare nessuno, ma capiranno che mi riferisco anche a loro quando dico grazie di tutto.
 

   Grazie a Splinder ho avuto molte belle sorprese. Non potendo elencarle tutte, ne scelgo tre a caso: un famoso senatore di centrodestra mi ha scritto per dirmi che - indipendentemente dalle mie opinioni su di lui - aveva trovato simpatico il mio blog. Il quotidiano più diffuso nella mia zona (la “Tribuna di Treviso”), mi ha citato tra i blog più curiosi della provincia. Una donna combattiva e valorosa, tuttora molto impegnata nelle sue battaglie, mi ha fatto capire che aveva letto - e probabilmente apprezzato - quel che avevo scritto sul calvario di suo marito (morto in condizioni penose e tra mille polemiche che continuano anche oggi).
 

   E poi ancora: ho ricevuto tante osservazioni e commenti mi hanno aiutato a capire meglio la gente e il mondo che mi circonda. E tantissime erano le cose che mi venivano riferite privatamente affinché ne scrivessi. Da rimanerne lusingato.
... Mi furono riferite anche alcuni pettegolezzi su un monsignore del Vaticano, informazioni che tuttavia preferii non pubblicare perché immaginavo essere del tutto infondate (e invece diventarono cronaca qualche tempo dopo, accidenti!).
 

   Grazie a Splinder ho fatto parlare un personaggio che molti anni prima avevo fatto conoscere (“Roberto Camoni”, il ragazzo sieropositivo). Ho potuto creargli un blog in cui lui – attraverso la mia fantasia – spiegava i problema di tante e tanti che si ritrovano ad affrontare problemi all’apparenza insormontabili (ma spesso non lo sono affatto: anche l’Aids oggi non suscita più il terrore di un tempo, e io ho attraverso “Roberto” ho potuto ricordare che la scienza vincerà sulla paura e sull’odio).
… Poi, grazie a Splinder ho potuto riproporre 
la lettera-testamento che “Roberto” aveva scritto molti anni prima (e che era stata riportata da diversi giornali). Inoltre ho potuto riproporre la risposta che Nichi Vendola aveva fatto pubblicare sul quotidiano del suo partito (all’interno di questo post). E non è tutto: essendo l'autore dei suoi testi, ho preso in giro i quotidiani “Libero” e “Il Giornale”. Infatti, attraverso di lui, ho potuto fingere l'adesione ai loro appelli contro Fini, al fine di dimostrare che raccoglievano anche firme inesistenti Leggi qui e poi anche qui (e l’ho fatto molto prima che i loro giornalisti, con la stesso stratagemma, prendessero in giro le firme di Bersani!).
 

   Morale della favola: tutto è stato bello, bellissimo, ma adesso questo blog deve chiudere. Resta in piedi la mia pagina fèisbuk, e quella su Twitter. Restano in piedi, naturalmente, i blog che ho sulle altre piattaforme.
... Penso che senza Splinder nulla sarà più come prima, ma sono anche convinto che non è finita qui (e questa, sia chiaro, non è una minaccia ma una promessa. Voglio che i miei blog risorgano tutti, da qualche altra parte, in un modo o nell’altro).

                                             Il fastidioso dirimpettaio (Natale Pellizzer)

domenica 18 dicembre 2011

TEMPO DI BILANCI

Con le feste diventa più facile fare un bilancio. Per questo Roberto Camoni (sieropositivo e profugo di "Splinder"), ha pubblicato una lettera che gli ha inviato Nichi Vendola. E l'ha presentata con queste parole: «Prima di chiudere il mio blog, prima di radunare la mia roba, prima di infilare tutto negli scatoloni, apro il mio album dei ricordi per dimostrare (anche attraverso certe foto ingiallite), che oggi siamo più belli di ieri, e che probabilmente domani saremo più belli di oggi. Per la serie: che meravigliosa avventura è la vita!».

       [ LEGGI IL POST CLICCANDO QUI ]

sabato 3 dicembre 2011

I CORVI SU LUCIO MAGRI

Povero Lucio Magri, prima ancora che arrivasse in cielo il giornale dei vescovi italiani ci ha fatto sapere che il suo suicidio è stato un “naufragio della speranza” .
(... E allora uno se lo chiede: se Dio esiste, perché non stramaledice tutti quei brutti corvi che attendono il nostro cadavere per gracchiarci sopra?)



Si dice che “uccide più la lingua che la spada”, ma la lingua biforcuta della Chiesa si accanisce anche su chi è già morto. E infatti il giornale dei vescovi italiani (“L’Avvenire”), ci ha spiegato che il suicidio di Lucio Magri è stato un “naufragio della speranza”. Addirittura.

Lucio Magri è sempre stato un comunista errante ed eretico. Nato democristiano, passò molto presto nel Pci (da cui è stato poi cacciato). Quindi ha fondato il “Manifesto”, per poi approdare al Pdup. In seguito è ritornato nel Pci (non più filosovietico), quindi in Rifondazione, e infine nel “Movimento dei Comunisti unitari”.
... Da uomo raffinato qual’era, Lucio Magri ha predisposto la sua fine con grande accuratezza. Mentre lui, in Svizzera, diceva addio ad una vita di passioni (politiche e non: è arcinota la sua lunga relazione con Marta Marzotto), a casa sua ha voluto che gli amici stessero in compagnia. Le sue ultime volontà sono state queste: «Niente pubblicità, niente funerale, niente necrologi. Vorrei evitare cerimonie pubbliche, rimembranze, etc…».

Viviamo in un Paese di atei-devoti che vorrebbero imporci la loro contraddittoria morale. Viviamo in una Italia di puttanieri pseudo-kattolici che si atteggiano a difensori dei “valori non negoziabili”. Viviamo in una epoca in cui Santa Romana Chiesa sta lentamente – quella sì, per davvero! – naufragando senza speranza di resurrezione. Ebbene, proprio in questo momento di sbandamento e di confusione Lucio Magri  ci ha insegnato che dobbiamo amare la politica e la vita, ma che possiamo ribellarci ai bigotti che vorrebbero toglierci perfino il diritto – se ne avessimo bisogno - di porre fine alle nostre sofferenze. 

Lucio Magri ci ha insegnato che possiamo rifiutarci di subire una fine dolorosa e disumana. Perché la vita riserva già troppa sofferenza, e non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo cedere alle paranoie del Vaticano (che ci vorrebbe pronti ad accettare ogni croce).
… Non solo: questo raffinato polemista ci ha spiegato che possiamo farlo con dignità, con compostezza, senza urlare, magari con un piacevole sottofondo musicale. Senza dover per questo sentirsi in colpa e perfino senza sporcare il tappeto. 



Le ultime parole famose sul suo gesto

«Lucio Magri, fondatore del Manifesto, protagonista della sinistra eretica, è morto in Svizzera all’età di 79 anni. Morto per sua volontà, perché vivere gli era diventato intollerabile […]. Anche Magri voleva cambiare il mondo, e il mondo degli ultimi anni gli appariva un’insopportabile smentita della sua utopia, il segno intollerabile di un fallimento, la constatazione amarissima della separazione tra sé e la realtà. Così le ali ha deciso di tagliarsele da sé, ma evitando agli amici lo spettacolo del sangue sul selciato…».
   (Da un articolo di Simonetta Fiori, per “Repubblica”)

«In Italia puoi decidere di andare all’estero a ucciderti legalmente, basta avere i soldi e le conoscenze. In Italia puoi decidere di andare all’estero per la fecondazione assistita, basta avere i soldi e le conoscenze […] esattamente come in Italia potevi abortire o divorziare alla Sacra Rota: bastavano i soldi e le conoscenze, e in parte è ancora così.
Gli è che una società del genere, in cui i diritti e le facoltà sono regolate dai soldi e dalle conoscenze, è feudale e ingiusta prima ancora che classista. E’ anche stupida e ipocrita, considerando che ormai viviamo in un’Europa senza frontiere…».
   (Da un articolo di Filippo Facci, per “Libero”)

«Sono una decina i suicidi narrati dalla Bibbia e per nessuno vi è una condanna. Anzi, un suicida, per l’esattezza Sansone, viene perfino ricordato dal Nuovo Testamento tra i padri della fede…».
    (Da un articolo di Vito Mancuso, per “Repubblica”)