Nei mesi dei Pride le lobby LGBT+ si buttano come jene sul cadavere del ragazzo, per evocare il fantasma dell'allarme omofobia. Intanto la madre uccisa con lui resta dietro, come se la sua vita valesse meno.
Chi difende il padre, dice che era lui a sentirsi minacciato. E comunque, se fosse vero che il figlio voleva fare la transizione, le lobby LGBT+ mi insegnano che il suo orientamento non c'entra. C'entra la sua identità.
... Col caldo che fa, prima di sentenziare, prendiamoci una limonata!
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