mercoledì 24 giugno 2026

Qui, Treviso!

Sabato 20 giugno 2026. In centro a Treviso, ecco l'annuale e gaia sfilata. In queste manifestazioni tutto è colorato, rispettoso, inclusivo. Almeno all'apparenza. Di fatto chi partecipa a queste parate in genere è gente pacifica che vuole solo divertirsi e stare in pace. Tuttavia le sigle LGBT+ strumentalizzano tutta questa gente per portare avanti certe discutibili strategie. Gli organizzatori dei Pride (ovvero le solite patetiche sigle che si scambiano nomine e incarichi una con l’altra) elencano le loro fantasiose e pericolose pretese attraverso il manifesto politico collegato alla parata. Manifesto politico scritto a nome di tutto il mondo arcobaleno, sebbene quel testo non rappresenta neppure le istanze di chi poi partecipa effettivamente alla manifestazione. Anzi, la stragrande maggioranza di chi sfila in corteo non ha né discusso né votato quel documento. E ne ignora perfino l’esistenza!
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Parole, anziché idee!

C’era una volta il “confronto delle idee”. Ma oggi siam più raffinati, abbiamo fatto molti passi in avanti, e discutiamo piuttosto sulle parole che scegliamo. "Patriarcato", "genocidio", "fascismo", "femminicidio", e altre parole, non servono più a descrivere i fatti reali (chi se ne frega!), ma solo a far scena. Per dire, nei Pride, ti cacciano se dici che non ha senso parlare di “genocidio” a Gaza. Se invece urli “fermate il genocidio” (anche stando mezzo nudo) subito ti applaudono. E potrai stare tranquillamente in mutande, perché perfino il perizoma sembrerà un simbolo di pace e di antifascismo!
A proposito, che importa se il fascismo c’è o no in Italia? Se ai Pride gridi che è il governo è fascista (puoi farlo solo perché non lo è) per farti star buono otterrai qualche concessione per il tuo circolo LGBT+. Quanto al “patriarcato”, se dici che vedi le sue tracce pure nei fondi di caffè, chi ti può smentire? Ovvio che non devi vederle nelle famiglie straniere in Italia, sarebbe razzismo! Ah, e ricorda che le "razze" (di cui parla la Costituzione) non esistono più. Bisogna dire “etnie”. In quanto ai "femminicidi", dopo Vannacci ho un dubbio: se Carlo uccide la suocera, lo fa perché è sessista e la uccide in quanto donna (quindi con l’aggravante femminicidio)? O lo fa perché quella infastidisce sua figlia, dicendole che doveva trovarsi un marito più ricco (e quindi è semplice omicidio)?
… Lo chiedo alla sinistra woke e alle sigle LGBT+ che vedono i fantasmi dapertutto (ma non vedono quanto femminismo tossico e quanta polemica insulsa c’è in giro)!
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martedì 23 giugno 2026

Treviso che sfila

Sabato 20 giugno 2026. In centro a Treviso questa era l'allegra e gaia sfilata. In queste manifestazioni tutto è colorato, rispettoso, inclusivo. Almeno all'apparenza. Di fatto chi partecipa a queste parate in genere è gente pacifica che vuole solo divertirsi e stare in pace. Tuttavia le sigle lgbt+ strumentalizzano tutta questa gente per portare avanti certe discutibili strategie. Gli organizzatori dei Pride (ovvero le solite sigle che si scambiano nomine e incarichi una con l’altra) elencano le loro fantasiose e pericolose pretese attraverso il manifesto politico collegato alla parata. Manifesto politico scritto a nome di tutto il mondo arcobaleno, sebbene quel testo non rappresenta neppure le istanze di chi poi partecipa effettivamente alla manifestazione. Anzi, la stragrande maggioranza di chi sfila in corteo non ha né discusso né votato quel documento. E ne ignora perfino l’esistenza.
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lunedì 22 giugno 2026

Treviso: colori, ombre, "ombrette"

Treviso, sabato 20 giugno 2026. Dopo tanti colori, il Pride riservava anche tante ombre! La coda del corteo gridava: "Treviso lo sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare"!
... Non so se la drag-queen che spiegava cos'è il Pride, era consapevole di quale politica ci fosse dietro allo slogan "dal fiume al mare"!
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domenica 21 giugno 2026

Treviso in marcia (cosa sa)?

La Tribuna di Treviso scrive che al “Treviso Pride 2026” in 2000 hanno “marciato per i diritti di tutti”. Domanda: anche per i diritti dei cattolici? Perché, come già al Vicenza Pride, uno slogan odioso diceva: “Asfaltare i preti, non i prati”! Un altro slogan lasciava intendere che è un omosex “represso” chiunque trova disgustose queste parate (in cui si pretende rispetto ma senza averne per gli altri). Paradossalmente, se fosse vero questo slogan, se ne deduce che questo pride vuole aiutare adulti e bambini che dicono di essere nati nel corpo “sbagliato” (ad esempio chiedendo la medicalizzazione gratuita e a vita delle persone trans, fin dalla loro infanzia), ma irride a chi ritenesse sbagliato il proprio orientamento sessuale (a cui peraltro si vogliono vietare le cosiddette “terapie riparative: anche partecipare, posto che ci si creda, ad eventuali “gruppi di preghiera”)?
Tocca avvertire che questo Pride ha sostenuto l’uso della PrEP, un farmaco usato da molti maschi omosex per praticare il pericoloso sesso “bareback” (cioè senza protezione alcuna). Ma la PrEP va usata "se, come, e quando serve". Senza altra protezione, la PrEP protegge dall’Aids ma lascia passare tutti gli altri virus. Ogni uso improprio è quindi pericoloso per sé e per gli altri.
Che dire, poi, di uno slogan con rima, urlato anche al microfono: “Treviso lo sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare”!
... E chissà se chi ha urlato questo scempio è consapevole di cosa significa “dal fiume al mare”!

Treviso centro non

Oggi mi sono visto il Treviso Pride 2026. La stragrande maggioranza dei partecipanti non ha letto tutto il lungo documento politico collegato alla manifestazione, e quindi non sa perché ha sfilato. Molti pensavano di partecipare ad un gay pride (che da anni non si chiama più così perché è diventato tutta un’altra cosa)!
Molti gli slogan sopra le righe o anche odiosi. Come anche al Vicenza Pride, un cartello diceva: “Asfaltare i preti, non i prati”! Forse è anche per questo che a margine della parata alcuni cattolici tradizionalisti hanno recitato un rosario di riparazione?
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venerdì 19 giugno 2026

Suocera e suocero in Costituzione pari sono

All’articolo 3 la Costituzione italiana dice che tutti i cittadini “sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di opinioni politiche…”. Ma il transfemminismo "intersezionale" difende invece l’aggravante del cosiddetto “femminicidio”. Con la scusa che non c’entra il sesso della vittima, ma i motivi di un patriarcale crimine.
Se fosse così, dovrei dedurre che il movente che spinge un criminale ad uccidere la fidanzata, è comunque più grave del movente che spinge un altro criminale ad uccidere, poniamo, il capo che gli ha cambiato la mansione, il professore che ha dato una nota al suo piccino, l’infermiere che lo ha fatto aspettare, il senzatetto che staziona davanti casa sua, il dirimpettaio col cane che abbaia, il contadino che abbatte i cinghiali, il prete che condanna l’aborto, il ragazzo che non si dichiara antifascista (e dunque lo considera un fascista), l’artista che non lo chiama genocidio (e dunque lo considera un sionista complice di genocidio), e via delirando.
Mi chiedo: se chi uccide la suocera è comunque maschilista, sessista, fascista, dunque figlio sano del patriarcato, chi uccide il suocero è meno colpevole perché figlio malato di un Dio minore? E soprattutto: affermare che la legge è uguale per tutti, ma poi stabilire (anche con le quote rosa) queste anticostituzionali distinzioni, che senso ha?
... Devo chiamarla schizofrenia? O rimbambimento collettivo per il troppo femminismo tossico?
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giovedì 18 giugno 2026

Prima della pastiglia, leggi le istruzioni!

Nel mio Veneto un certo F.B. ha patteggiato 2 anni e 6 mesi per violenza sessuale continuata e aggravata. Compiuta su 4 persone (tutti uomini) quando era responsabile di un ambulatorio PrEP all'ospedale di Padova.
Ma nei mesi dei Pride i quotidiani di sinistra vogliono parlare solo del presunto allarme omofobia. E non del fatto che anche nel mondo arcobaleno ci sono persone che magari lavorano in ospedale e si comportano male!
Non conosco i dettagli della vicenda. E invece voglio dire che chiunque pubblicizza, suggerisce, sostiene, prescrive, o somministra la PrEP, dovrebbe fare un grosso esame di coscienza. Perché ci sono troppi conflitti di interesse dietro. Interessi economici, politici, e perfino interessi sessuali a seguire un certo tipo di pazienti con un certo farmaco. Vale per tutti e quindi anche per gli attivisti LGBT+ (presenti pure negli ospedali).
Voglio essere chiaro, perché anni fa la giornalista Aspesi mi accusò sul "Venerdì" di Repubblica di essere contrario al salvavita PrEP. Io dico che ogni farmaco va usato se, come, quando serve. Usare la PrEP per fare il sesso senza protezione (magari nelle gangbang in darkroom) è pericolosissimo per sé e per gli altri. La PrEP salva dall'Aids ma lascia passare tutti gli altri virus.
Si devono vergognare gli attivisti LGBT+ che sostengono questo uso improprio del farmaco (che è gratuito perché lo paga Pantalone, cioè tutti noi)!
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domenica 31 maggio 2026

Travaglio contro Israele

Sul Fatto Quotidiano di oggi (domenica 31 maggio 2026) una vignetta di Stefano Disegni prende in giro il cantante Francesco De Gregori immaginandolo che canta: “Che ti frega se muore un bambino, che ti frega se fanno una guerra”! Ovviamente De Gregori non se ne frega affatto, casomai preferisce tacere perché si rifiuta di considerare più grave la morte di un bambino palestinese rispetto – poniamo – ad un bambino israeliano o ucraino.

In prima pagina, invece, Marco Travaglio spiega che non può essere liquidata come guerra quella tra Israele e Hamas, perché Hamas – senti, senti – non è un esercito ma solo un “partito armato clandestino”. Sostiene che anche l’Onu parla di “genocidio” (non mi risulta, non l’Onu nel suo complesso). E aggiunge, mio Dio, che Israele vuole solo colpire i gazawi per “rubare la loro terra dopo averli eliminati o messi in fuga”
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venerdì 29 maggio 2026

La Sinistra tutta sushi & cous-cous

Oggi, venerdì 29 maggio 2026, sul quotidiano sinistroide 'Domani' Tiziano Scarpa spiega che "il sindaco di Venezia è stato eletto a Mestre e Marghera". Un abusivo, insomma!
Si è pentito di aver votato - a suo tempo, in occasione del referendum - contro la secessione dalla terraferma. Lo aveva fatto per solidarietà, dice. E si capisce, un tempo gli intellettuale di sinistra erano con la classe operaia solo per troppa bontà d'animo, non per convinzione. E infatti oggi riconoscono solo il voto dei miliardari del centro storico, non quello degli scaricatori di porto a cui puzzano le ascelle!
L'omino di Altan, in una vignetta, dice che non c'è più la sinistra. No, la sinistra c'è ancora, ma oggi odia chi ha le mani callose e mangia mortadella. Infatti si proclama vegana, talvolta si concede il sushi, e pubblicamente assaggia il cous-cous perché fa tanto democVatico (con la "erre" moscia, mi raccomando)!
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