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domenica 13 maggio 2018

QUELLI VERI

Magari quelli che hanno lasciato il Pd (e hanno votato M5s e/o Lega), si dicono "di sinistra", invece sono solo degli sprovveduti fifoni che scappano quando la nave affonda (questa è l'ipotesi migliore), oppure sono solo dei vigliacchi che saltano sul carro dei vincitori (e questa è l'ipotesi peggiore, forse la più azzeccata). ... Gli amici veri, come i "compagni" veri, si vedono nel momento del bisogno. Gli altri è meglio perderli che trovarli. W l'Italia sempre e comunque!

martedì 7 novembre 2017

PAPEROPOLI

Il comune di Sappada (Bl), vuole cambiare regione e passare al Friuli. Evidentemente perché lì l'erba è più verde. Oppure, più probabilmente ancora, per una questione di "schéi".
... Spostare i confini è il solito vizietto di chi crede di poter trovare una scorciatoia ai propri limiti. Come quando si sgomita per superare la fila. O quando si vuol parcheggiare nel posto riservato ai disabili. E quando ci si finge offesi per lasciare la moglie da sola e andare finalmente ad ubriacarci.

La Democrazia ha anche questo di brutto: che tutti si sentono in diritto di sbraitare e sgomitare. Proprio per questo ho trovato diseducativo chiedere alla gente, con un referendum, se voleva maggiore autonomia.
... E, almeno, bisognava formulare un quesito più preciso. Ma evidentemente serviva essere vaghi affinché ognuno potesse fantasticare sui "sogni di gloria" che preferiva.

In ogni caso: col 53% di affluenza e il 90% di sì Luca Zaia aveva detto che avrebbe "buttato il fascicolo" (nel senso che avrebbe cessato di chiedere la fantomatica "autonomia" de Veneto).
... Beh, 
ma allora non mi pare che i risultati giustifichino i proclami sul presunto "plebscito"!

Inoltre, Zaia aveva detto che era fondamentale andare a votare. Ma viene il sospetto che votare fosse obbligatorio, più che fondamentale. Salvo accettare di pagare caro l'aver disertato le urne.
... Infatti Zaia aveva aggiunto anche questo avvertimento: "Chi non va a votare non avrà più titolo per aprire bocca... Saremo costretti a girare col certificato e dire sì io sono andato c'ho il timbro di quel giorno, io c'ero".


Generalmente si ritiene che in una democrazia degna di questo nome non è ammesso il ricatto (della serie: "se non voti poi non aprire bocca")!
... Inoltre: in democrazia non è ammesso il voto di scambio (vota che poi la regione ti aiuta a trovare un lavoro, lasciava intendere un manifesto del referendum affisso dalla Lega!).

Comunque la matematica non è una opinione, e se col 53% Zaia aveva spiegato che non avrebbe dato seguito a niente, ritenendolo un dato negativo, a casa mia il 57% non è - comunque lo si voglia leggere - un "plebiscito".
... Peraltro, i numeri dicono che la Lega in Veneto ha perso clamorosamente nelle città. E in Lombardia ha perso sempre e ovunque. Non capisco, dunque, come Luca Zaia possa cantare vittoria, visto che la fantomatica Padania a conti fatti esiste solo nella fantasia. Come Paperopoli.

sabato 28 ottobre 2017

COJONATE VENETE

CHE PENA le prediche dei politologi che spiegano a modo loro la diversa affluenza in Lombardia (rispetto al Veneto), in occasione dei referendum sull'Autonomia.
... Più di uno tira in ballo la Serenissima, volendo dire che questa avrebbe forgiato in Veneto un popolo di fieri autonomisti (e secessionisti).

LA VERITA' è che la stragrande maggioranza dei veneti non saprebbe dire cos'è la Serenissima. Peggio: non saprebbe dire neppure cosa chiedeva e cosa presupponeva il quesito referendario.
... E piuttosto questa regione bigotta, credulona e piagnucolosa, si lascia infinocchiare dai proclami, dalle suggestioni, dalle superstizioni, dalle fobie.

SONO I MENO
equipaggiati (culturalmente), ad essere più sensibili al canto delle sirene. Sono loro quelli che si soddisfano immaginando di poter trattenere più schèi, quelli che godono a sognare di poter dare una pedata a "Roma ladrona").
... Molti di questi imbecilli, peraltro, si trastullano gia abbondantemente con le guerre di campanile (Trompoli di sopra che detesta Trompoli di sotto, Mestre che vuole dividersi da Venezia, ecc.). E dunque non avrebbero bisogno di cercare altrove il nemico che già hanno individuato a casa loro!

MOLTI VENETI
che abitano in campagna, poi, odiano quelli di città (e viceversa). E i dati sull'affluenza evidenziano che il sogno leghista ha fatto presa sui primi, ma poco sui secondi.
... Checché se ne dica, la verità è che in Veneto il quorum non è stato raggiunto in città come Venezia, Verona, Padova, Rovigo. Vicenza ha raggiunto una patetica sufficienza col 52%. Belluno, invece, ha fatto appena il 51'1%, Treviso il 50'4%. Stop. E il resto sono chiacchiere(anzi: ciàcole). E balle (anzi: cojonàde). 

domenica 22 ottobre 2017

UNICO TRENO

CRITICHE al quesito del referendum sull'autonomia (vago e insulso), sono state espresse da Matteo Marzotto. Che ha dichiarato: “Una domanda mal posta può generare false aspettative, com’è stata la Brexit che si è rivelata una tragedia”
... Nel frattempo, sul quotidiano berlusconiano “Il Giornale”, il governatore del Veneto Luca Zaia continuava a recitare il solito copione di sempre. Con queste ruffiane parole: “Il Veneto e i veneti hanno una storia millenaria di progresso, democrazia, riformismo concreto … Hanno tentato di dipingerci come pericolosi ed egoisti sovversivi … Domenica è finalmente arrivata l’ora del riscatto del popolo veneto … Ci sono treni che passano una volta sola. Quello dell’autonomia, in Veneto, passa domenica, dalle 7.00 alle 23.00”

TRADUZIONE DELLA SOLFA di Luca Zaia: "Cari veneti, noi tutti siamo i migliori, gli altri sono tutti brutti e cattivi. Ci invidiano proprio perché siamo i più fighi. Ma ora potete finalmente liberarvi dalle catene che ci impone Roma ladrona, i terroni, e i comunisti. Votate come vi dico io e come dice “mamma Lega”. Saltate sul carro adesso o mai più. Altrimenti dopo arriveranno i barbari. E ci sarà l’invasione delle cavallette, degli Ogm, dei vaccini obbligatori (a noi che siamo già sani e belli). Non solo questo: Ci sarà l'invasione degli islamici, e di quelli con la erre moscia che non capiscono il nostro bel dialetto. Ostrega, mi ve gò avvertìo, dopo non vi lamentate. Passato il referendum, òcio che ve chiederò la ricevuta del voto e se non l’avete vi manderò semplicemente augurandove buona padania e buona polenta con la luganega).

sabato 13 giugno 2015

MICROINNESTI

LUCA ZAIA, il leghista “dal volto umano”, nel 2011 (quando al governo c’era Berluska e ministro dell’Interno era l’altro leghista Roberto Maroni), ci aveva proposto di ospitare i profughi a casa nostra. Sì, proprio lui, Luca Zaia, e non la Alessandra Moretti (che aveva subito smentito di aver appoggiato un simile invito, ma inutilmente perché molti veneti rancorosi e superstiziosi preferivano immaginarla scemotta e preoccupata solo di depilarsi i baffi).

ORA, SAREBBE IL CASO di precisarlo a tutti i fessacchiotti che in questi giorni stanno mettendo i sacchi di sabbia alla finestra: non è il caso di strapparsi i capelli, o di stracciarsi i vestiti, perché la scabbia si può curare facilmente. Invece sono molto più pericolose le ossessioni, le superstizioni, le fobie, e quella paura del babàu creata ad arte dai politici per distrarci dai problemi che non riescono a risolvere (problemi che spesso hanno creato loro stessi, ad esempio andando a bombardare l’Iraq, oppure tradendo i patti ignobilmente stretti con Gheddafi, ecc.).
La Lega è maestra in questo schifo. E il cattolico Luca Zaia non sfugge a questa vecchia tradizione di partito. Per questo il “Corriere del Veneto” ha ricordato cosa aveva dichiarato nel 2011 “er pomata” (questo il nomignolo con cui veniva chiamato un tempo, per via dei capelli sempre impomatati).


PRATICAMENTE LUCA ZAIA nel 2011 aveva lanciato questo proclama: “Se ci sono associazioni o privati disposti ad ospitare i profughi libici ce lo segnalino, si facciano avanti. Tra le varie opzioni al vaglio per affrontare l’emergenza c’è anche l’ipotesi di microinnesti in appartamenti di cittadini, in comunità protette o in strutture gestite dal volontariato”.
… Ecco, all’epoca parlava di microinnesti, perché diceva che i veneti sono buoni di cuore e non negano un bicchiere d’acqua a nessuno. Poi però sono cambiati i tempi. E le bandiere, si sa, girano secondo il vento.

martedì 19 maggio 2015

SALVINI, L'ESIBIZIONISTA

Pensiero stupendo, quello di Flavio Tosi (intervistato da Matteo Pucciarelli, per il quotidiano La Repubblica).
… Papale papale, sul suo ex compagno di partito Matteo Salvini, ha dichiarato: «Consiglierei di ignorarlo. Poi è anche vero che qualcuno giustifica la propria esistenza attaccando Salvini. Anzi, se la giustificano a vicenda, gli uni e gli altri. A me dispiace solo per il grande impiego di forze dell’ordine, che potrebbero fare altro, e per gli agenti feriti, ogni volta».

Ma Tosi ha voluto togliersi anche qualche altro sassolino: «Quando la Lega era al governo arrivavano clandestini a migliaia anche allora e per senso di responsabilità facemmo delle sanatorie […].
… Per tirare le conclusioni con questa considerazione: «No, dico, ha sentito quando va nei campi rom e dice ‘ora prendo una ruspa’? Ha mai visto una ruspa? […]. Macché. Cerca di farsi pubblicità, è evidente»
.

domenica 6 aprile 2014

CON KI VA LA SECESSIONE?

A proposito dei secessionisti veneti, che adesso si fingono pacifisti (dopo aver seminato odio e rancore). E soprattutto a proposito di Franco Rocchetta (ex Liga Veneta ed ex sottosegretario del primo governo Berlusconi, che adesso si atteggia a nonviolento): è una domanda terribilmente inquietante, quella posta (su "Il Fatto Quotidiano"), da Gianni Barbacetto.
... Che ha voluto chiedere e chiedersi: «Chissà se aveva già idee secessioniste, Franco Rocchetta, quando nell'aprile 1968 salì sul pullman che lo portò nella Grecia fascista dei colonnelli. "Viaggio premio" con incontri di Stato, in compagnia di personaggi come Pino Rauti, Mario Merlino, Stefano Delle Chiaie. Tutta gente che negli anni successivi ebbe qualche ruolo, nell'Italia di piazza Fontana e dei tentati golpe neri».

giovedì 26 dicembre 2013

W L'ALBANIA

A proposito del razzismo dei leghisti. A proposito di Bossi e del suo impresentabile figlio Renzo (detto "il Trota").
... Direttamente dal "Paese delle Meraviglie", rilancio questa fantastica battuta di Crozza: «Se non ci fossero gli albanesi, il Trota avrebbe ancora la terza media!».


       

martedì 24 dicembre 2013

LEGA DI CARTONE

A proposito della Lega che doveva liberare il Nord (e invece ha oscurato il sole delle Alpi e inquinato il Po). Direttamente dal mio sobrio e intimistico profilo su Twitter:
"La anni '90 esibiva il cappio, oggi con e l'on. agita il forcone. Pure di cartone: a laurà, ridicoli".

sabato 24 novembre 2012

LEGA DELLA MADONNA!

  Quando un kazzaro è in cattive acque, si affida al cielo.
... E quel trombato di Umberto Bossi (ormai abbandonato dal dio Po, e guardato a vista solo da quei fanfaroni dei suoi ammiratori), ha deciso di buttarsi corpo e anima nelle braccia materne della Madonna.

  Alleluia alleluia. Andrà a Medjugorje, il Senatùr!
... E chissà che non si porti dietro anche la sua svitata famiglia (pure il figlio Renzo, in arte Trota: quel nullafacente che, da consigliere regionale, ha chiesto una legge per rendere obbligatorio il crocefisso in ogni edificio delle Regione).

Su Medjugorje, il delirio di Padre Amorth

domenica 20 maggio 2012

BOSSI SEMPRE COMUNQUE

I caporioni leghisti difendono Bossi nonostante tutto.
... Ovvio: il Senatùr non li ha portati da nessuna parte, ma intanto loro si sono divertiti, e si sono pure (a nostre spese) arricchiti tantissimo!




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Dialogo immaginario tra due leghisti maroniani
(i cosiddetti "barbari sognanti")

Barbaro sognante n° 1: «Ti ricordi quando l’Umberto diceva che ce l’aveva duro? Che uomo!».

Barbaro sognante n° 2:
«Certo che mi ricordo, che emozione! E tu ti ricordi di quando sputava su Garibaldi? Che forza!».


Barbaro 1:
«Ah, ti ricordi di quando diceva di sparare sui clandestini? E quando diceva di buttare il tricolore nel cesso? E quando diceva che il Trota veniva bocciato per colpa degli insegnanti terroni?».


Barbaro 2:
«Mamma mia, certo che mi ricordo. Se ci penso mi commuovo pure. Che audacia quando (insieme al Calderoli), offendeva i luridi “culattoni”, quando s’è inventato dal niente il "Sole delle Alpi", le favole sulla Padania e su Alberto da Giussano! E che dire di quando urlava contro “Roma ladrona”? O quando diceva che il Berluska è un mafioso e però (per il bene della Padania), ci si alleava? O anche quando fingeva di cantare il “Và Pensiero”? Per giunta  fregandosene del fatto che quello era il “canto degli ebrei” (visto che nominava le “rive del Giordano”)?
».

Barbaro 1:
«Cazzarola che ricordi meravigliosi. Che coraggio quando (sempre per il bene della Padania e al fine di ottenere il federalismo), ha fatto votare ogni minchiata che faceva  comodo al piduista. E che simpatico quando ha fatto certificare che il Berluska credeva davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak!».


Barbaro 2:
«Poco Giuda che tempi memorabili. Perché sarà anche vero che il Bossi non ha realizzato nulla di quel che aveva promesso, ma intanto ci siamo divertiti immensamente a credere alle sue buffonate!».

Barbaro 1: «Appunto, ben detto! Bossi non ha concluso niente, e ci ha presi in giro agitando la sacra ampolla (proprio come fanno i napoletani col sangue di San Gennaro!). Ma noi poveri barbari sognanti, senza arte né parte, gli siamo grati lo stesso, ci mancherebbe!
».

Barbaro 2:
«Ovvio: ha dato finalmente un senso alla nostre miserabili e grette vite. E soprattutto ci ha regalato una splendida carriera. Sennò ci sarebbe toccato in sorta di lavorare come negri (come i balùba della Tanzania, dove abbiamo portato i soldi della Lega). Oppure avremmo dovuto faticare come i vagabondi dell'Albania (dove siamo andati a comprare la laurea per quell'altro meschinetto!)».

sabato 28 aprile 2012

IL BRODO DI BITONCI

Tutto fa brodo. E tutto può essere utile per cambiare discorso (e distrarre gli italiani dai nuovi scandali).
Nel mitico nord-est un tabaccaio ha sparato sui banditi che avevano tentato un furto nel suo negozio. E Massimo Bitonci (deputato della Lega e sindaco uscente di Cittadella, Pd), invece di pensare al terremoto giudiziario che  sta colpendo il suo lurido partito, se ne è uscito con queste assurde parole:  "Ci sono troppi delinquenti in giro, ma io non lo imputo alla crisi. Bensì al fatto che Prodi a suo tempo ha aperto le porte a soggetti senza arte né parte, spesso dediti al crimine".

Bitonci, dunque, non ha trovato di meglio che tirare in campo Prodi. E mentre tutti parlavano degli scandali che hanno investito il Carroccio (e che hanno fatto svergognare pure la famiglia Bossi), lui preferiva raccogliere le firme per cacciare da Padova il figlio di Totò Riina.
... Ecco cosa deve inventarsi, in questo doloroso frangente, un povero leghista. Pur di spostare l'attenzione dell'elettorato altrove!

domenica 22 aprile 2012

L'IMPRESENTABILE BOSSI FAMILY

La famiglia Bossi come la famiglia Addams: uno più impresentabile dell’altro (e quello che segue è l'orrido album di famiglia)


  Anche l’ultimogenito di Umberto Bossi  è finito nel tritacarne mediatico che ha terremotato la famiglia del Senatùr. Pare infatti che la rinoplastica del giovanissimo pargoletto (Eridanio Sirio, per lui due nomi uno meglio dell’altro), sia stata pagata coi soldini dei rimborsi elettorali.
… E allora adesso sappiamo finalmente che in casa Bossi non è stato risparmiato nessuno. Ma proprio nessuno nessuno, eh!

  P
recedentemente alla notizia della rinoplastica di Eridanio Sirio, eravamo già preoccupati per gli esuberanti exploit dell'altrettanto semi-sconosciuto Roberto Libertà, che è poco più vecchio dell’altro fratello col naso-rifatto (e che ha avuto anche lui un secondo nome da brividi).
... Però, in questo caso possiamo star tranquilli: per Robertino non c'è stato nessun intervento estetico a nostre spese. Peggio: è stato accusato (e recentemente condannato), per aver lanciato un gavettone di acqua e candeggina ad un ragazzo comunista che stava attaccando un manifesto.

  Bisogna precisare che in passato quel moccioso di Roberto Libertà si era già fatto notare. Precisamente quando, ancora minorenne, era stato fermato dai carabinieri vicino ad una cascina dove si ritrovavano tanti giovani un po’ sbandati. Evidentemente la lezione non gli era servita a niente.
… Ebbene, non ci si crede, ma adesso, proprio questo sfacciato ha il coraggio (in seguito allo tsunami che ha travolto il Carroccio), di dichiarare con aria tutta seriosa: «Sono schifato, a dir poco. Purtroppo viviamo in questo paese di merda».

  D
el figlio più vecchio di Umberto Bossi (Riccardo, nato dal primo matrimonio del Senatùr), si sapeva che non aveva potuto partecipare al noto programma “L’isola dei Famosi”. E questo perché il padre glielo aveva proibito espressamente.
… Ma il vecchio Umberto non vedeva nessun problema, invece, se il primogenito si accompagnava con l'ex pupa Rosy Dilettoso. E anche adesso non vede problema per tutte le altre scorribande a cui si dedica tuttora il baldo giovanotto (che ha negato di aver mai preso soldi da Belsito, e che in merito ai recenti scandali ha preferito gridare pure lui - buon sangue non mente! - al complotto della Magistratura).

  Peraltro, tocca precisare che Riccardo Bossi dice (solo adesso? Troppo tardi!), di essere interessato unicamente allo sport. E assicura di non volersi assolutamente occupare di politica. Ma a suo tempo aveva lavorato (chissà a che titolo) al Parlamento europeo, come assistente di Francesco Speroni.
... Infatti, anche per questo era stato accusato di aver semplicemente beneficiato del potere politico del padre, suscitando le stesse polemiche che aveva provocato Franco Bossi (fratello del Senatùr, assunto - benché in possesso del solo diploma di licenza media inferiore! - come assistente parlamentare dell'eurodeputato leghista Matteo Salvini con la retribuzione di 12.750 euro al mese).

  Poi, naturalmente, nella famiglia Bossi ci sta il più balengo della tribù (il famosissimo Renzo, detto "il Trota"). Di lui si è già scritto di tutto e di più. A suo tempo il simpaticone si era fatto notare anche su Facebook, dove aveva lasciato il segno pubblicando un giochino razzista (“Rimbalza il clandestino”). E in seguito non ha mai smesso di fare casino e sparare cazzate, regalando tanti spunti per la satira.
... D'altra parte, era già tutto chiaro anche prima, bastava guardarlo in faccia questo qui! Già da studente Renzo Bossi era stato una autentica frana: era riuscito a passare la maturità solo al quarto tentativo, dopo ben tre prove andate a male (per colpa dei professori meridionali, dichiarerà il padre!).



http://www.youtube.com/watch?v=CYYNlliyTEU

  Ma tutti questi presunti pregiudizi dei professori meridionali non hanno impedito a Renzo Bossi di sfondare in politica. Perfino alla stragrande, sebbene tra mille sospetti (per dire: una sua amica era stata sospettata di aver diffuso dei dossier che avrebbe favorito la sua elezione a scapito di altri esponenti leghisti).
… E tutto questo andazzo è durato fino a quando, finalmente, il Trota è stato costretto a dimettersi da consigliere regionale. Con qualche ridicola scusa, ovviamente: lo avrebbe fatto per dare l’esempio, in tutta serenità (dice lui); lo ha fatto perché era stanco di fare quel duro lavoro ( ha precisato invece il padre!).

  M
a non è giusto buttare tutta la croce sul Trota, come tenterebbero di fare i leghisti. Già, i leghisti, che dovevano capirlo ben prima: da una madre come Manuela Marrone (titolare di una baby pensione dall’età di 39 anni, adesso accusata di aver finanziato la sua scuola “Bosina” coi soldi pubblici), che razza di figli potevano venir fuori? E da un padre come il vecchio e presuntuoso Umberto cosa ci si poteva aspettare, porcoggiuda?
… Ma certo, ma sicuro, era chiaro quali erano le tradizioni di famiglia: anche Umberto, da giovane, aveva bighellonato a lungo prima di inventarsi una carriera. Ed era infine riuscito ad improvvisarsi capo-popolo, ma solo dopo aver capito di essere negato in ogni altra attività lavoativa. Era negato assolutamente come poeta e come cantante (incise due dischi penosi, sui quali è meglio stendere un velo pietoso). Perfino la sua prima moglie (Gigliola Guidali), spiegò di averlo lasciato perché non si decideva a trovare un lavoro fisso. E perché aveva scoperto che quello mentiva spudoratamente (in un'intervista la poveretta raccontò che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore, dicendole «ciao amore, vado in ospedale», senza tuttavia essersi mai laureato).

  I
figli di Bossi hanno semplicemente seguito l’esempio del babbo e della mammina. Se i genitori da giovani erano stati dei fanfaroni, loro hanno continuato per quella strada. Magari lo hanno fatto con più decisione (l’alunno che spesso supera il maestro), in ciò facilitati dai notevoli vantaggi che derivavano dal portare un cognome tanto potente (e prepotente).
… Cosicché, se i genitori adesso dovranno spiegare come hanno pagato tante cosette (la ristrutturazione della casa, l’università dei pargoletti, le spese mediche, le altre case, i fabbricati e i terreni), i figli invece dovranno spiegare dove hanno trovato i dané
con cui hanno pagato le multe, le belle auto, e tutto il resto.

  A
desso i leghisti cascano dal pero. E vorrebbero squalificare la moglie di Umberto Bossi accusandola di essere solo una terrona (a causa delle sue origini siciliane). E questo dopo aver fatto la stessa cosa anche con la sua amichetta Rosy Mauro (che invece ha origini pugliesi).
… Però fino a ieri gli omini verdi non si lamentavano di niente. Perdonavano tutto: la baby pensione, la scuola dove si insegnava il dialetto locale, le scemenze, e certe insulse superstizioni (tra di loro girava la voce che quando il Senatùr era ancora grave la moglie e Rosy Mauro disponevano attorno al letto del Senatùr alcune pietre che a loro dire avrebbero avuto proprietà magiche).

  C
he poi: se davvero i militanti della Lega ci tengono a far pulizia in casa, come mai non hanno mai preso in considerazione le parole di Angela Brivio Bossi, sorella del loro caro leader? Ebbene, quando al Senatùr rinfacciarono di questa lite tra fratelli, lui chiuse la questione insinuando che la sorella era brava solamente a preparare le bistecche. E lei, furiosa, si rivolse ai giornali raccontando come stavano davvero le cose: «Ah, se le ricorda bene le mie bistecche, lui! Perché per anni solo quelle ha mangiato, quel ‘mantegnù’. Che se non mangiava le mie bistecche, caro il mio Umberto…».
… E a questo punto tocca ricordare la stoccata (finale) sul “mantegnù” che mangiava a sbafo: «Aoh! Stiamo parlando di uno che ha organizzato tre feste di laurea senza essersi mai laureato!».

sabato 7 aprile 2012

LEGA DI FAMIGLIA

La Lega di Bossi inciampa sulla sua stessa propaganda, come il Vaticano. E' giusto così: chi di famiglia ferisce di famiglia perisce.



Le bugie hanno le gambe corte, e l'ipocrisia non regge al tempo e alle intemperie. Per questo la Lega di Umberto Bossi finisce in cacca come il Vaticano, e proprio sui temi su cui ha speculato. E' giusto così: chi di famiglia ("secondo natura") ferisce, di famiglia (quella esibita per propaganda) perisce.
... Ma il Senatùr non è sprofondato solo a causa dei figli (fanfaroni), o della moglie (arruffona e superstiziosa). Bossi è precipitato anche per colpa di tutti quegli altri ruffiani che - come lui - pretendevano di esaltare unicamente la famiglia tradizionale del "piccolo mondo antico" (con i suoi legami di sangue, di Fede, di clan, e di "tribù"). Sempre sputando sulle famiglie "altre", quelle dettate dall'affetto che sfugge alle regole di una legge o di una religione.


Non ci voleva molto a capire che tutto nella Lega era un pretesto per conquistare potere (e poltrone). Come ha spiegato Michele Serra su "Repubblica", quando ha scritto: «Tutto, nella storia leghista, è improvvisato e cialtrone, a partire da quel logo fantasma, "Padania", che non ha alcuna attinenza con storia e geografia e pare sortito da una partita notturna a Risiko annaffiata da troppo alcol. Proseguendo con il ridicolo crak del credito padano, l'inverosimile carriera politica del povero Trota, il cerchio magico con le fattucchiere e le badanti [...] i finti ministeri a Monza, gli elmi cornuti, gli affaroni in Tanzania... ».

Ce ne vuole di coraggio, per mostrare rispetto ad un cialtrone come Bossi! Perché questo qui, scrive ancora Serra, è «un fanfarone di paese, finto medico, cantante fallito, che per oltre vent'anni è riuscito ad abbindolare un popolo evidentemente abbindolabile».
... E infatti è così, l'Umberto è solo un ciarlatano che si vantava di avercelo duro (quando è chiaro che non riuscirebbe ad andare al cesso da solo). Tra una bestemmia e una ampolla al dio Po ha  mostrato il dito medio, ha buttato la bandiera italiana nel cesso, ha insultato, ha straparlato su tutto, ha minacciato, ha promesso miracoli, ha tradito i suoi alleati per ritornarci assieme quando gli conveniva, ha approvato le leggi piu' immonde e ha certificato che il suo compare Berluska credeva davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak.

lunedì 16 gennaio 2012

LA RIMA CON PADANIA

Cara Lega, spiega ai tuoi militanti (e agli eventuali mili-tonti), dove si trova la Tanzania. Già, la Tanzania, quella che fa rima (ma solo rima!), con Padania.



Con la scusa del federalismo la Lega ci ha chiesto di continuare a darle fiducia. Ma in tutti questi anni non ci ha portati da nessuna parte, si è tenuta poltrone ed alleanze, ha coperto tutti gli sperperi (anche quelli dell’odiata Terronia), e infine ha salvato Nick Casentino. Per giunta dichiarandolo perseguitato politico.
... Ci mancava solo questo scandalo dei soldi investiti in Tanzania, per rendere evidente quel che si doveva capire da tempo: che questi hanno preso in giro prima di tutto i loro elettori.
 


Ecco cosa ha scritto perfino Alessandro Sallusti, sul quotidiano “Il Giornale”.
... Ecco il suo pensiero stupendo sul partito di Umberto Bossi: «C’è la Lega di governo, c’è la Lega di lotta, ora sappiamo che c’è anche la Lega degli affari. Nell’ultimo mese, come abbiamo scritto ieri, il Carroccio ha investito otto milioni di euro all’estero, quattro dei quali in un fondo della Tanzania, rendimento 4’5 per cento, quasi due punti meno dei nostri bot che servono anche a pagare i pensionati e i cassintegrati del Nord. Il gruzzolo dei padani affidato agli immigrati. Un mistero che magari un giorno qualcuno ci spiegherà…».

mercoledì 20 luglio 2011

BRAVI RAGAZZI

Se abbiamo creduto a due spiritati trafficoni come Bossi e don Verzé, allora ci meritiamo di andare via con loro (verso il fallimento totale)


Tutti e due questi sbruffoni hanno giocato a fare il "piccolo chimico", con la scusa della religione e della Fede. Infatti, mentre il Senatùr si trastullava con le sacre ampolle, il prete cincischiava di voler trovare la pozione magica.
Adesso, finalmente, l’Umberto, è (secondo Luca Telese), un povero “bollito”, che infatti “perde colpi”. E si vede a occhi nudi: il Senatùr cambia più opinioni che mutande (l’ultima sbandata sul caso Papa: un giorno lo voleva in galera, il giorno dopo lo voleva libero!).
… E in quanto a don Verzè? Beh, c’è da chiedersi come sia possibile che il Vaticano non abbia mai pensato di mandare al rogo un prete che aveva dichiarato di voler trovare l’elisir di lunga vita. E tutto questo mentre nel frattempo lui si inciuciava sempre più con l’amico Berluska. Per non parlare di quella Nicole Minetti che nel suo “San Raffaele” faceva l’igienista dentale (prima di prendere il volo per altri lidi, la fanciulla, e prima di essere accusata di favoreggiamento della prostituzione, assieme a Lele Mora e a Emilio Fede)




Luca Telese per "Il Fatto Quotidiano"
«Stavolta Umberto Bossi è davvero bollito. Nessuno lo vuole dire, esplicitamente, dentro e fuori la Lega, ma moltissimi lo sussurrano a mezza bocca: Umberto Bossi perde colpi. Nessuno lo dice così, nemmeno fuori, perché teme di finire sotto il fuoco ustorio del politicamente corretto e perché è difficile dire che Bossi perde colpi perché automaticamente scatterebbe l'accusa di infierire contro una persona malata […].
Bossi è bollito perché i voti del Pdl sono fuggiti via, perché a Milano ha perso con la Moratti e perché a Gallarate ha perso con la Bianchi Clerici. Era il leader che le azzeccava tutte anche quando sembrava impossibile, adesso è quello che le sbaglia tutte, anche quando nessuno se lo aspetta».


Gianni Barbacetto per "Il Fatto Quotidiano"
«Gli piacciono il potere e gli uomini potenti, da Gheddafi a Fidel Castro, fino a Silvio Berlusconi. Li ha definiti, via via, doni di Dio, uomini della Provvidenza, così prepotenti e così simpatici. Sarà un caso che adesso abbiano tutti e tre, chi più chi meno, qualche problema sul groppone? Don Luigi Verzé, a novant'anni, sta subendo la stessa sorte, un triste declino, prima il buco finanziario del suo San Raffaele, ora anche il suicidio del top manager dell'ospedale, Mario Cal. Per don Verzé l'impegno di una vita è sintetizzato nell'invito evangelico "andate, insegnate, guarite". La Chiesa ambrosiana non l’ha capito, dapprima, tanto da infliggergli negli anni Sessanta la pena di non esercitare il sacro ministero e, negli anni Settanta, addirittura la sospensione a divinis […].
Quando poi c'è stato bisogno di dare una ripulita (e un titolo di studio) a una ragazza molto cara a Silvio, di nome Nicole Minetti, è stato don Verzé a trasformare la subrettina di Colorado Cafè in "igienista dentale" del San Raffaele, pronta per essere imposta come consigliera regionale nel "listino" bloccato di Formigoni e infine per diventare "incaricata della Presidenza del Consiglio" inviata a strappare la minorenne Ruby alla questura di Milano.
Il legame tra don Verzé e Berlusconi è fortissimo e di antica data. Parte dai tempi di Milano 2, quando la presenza del San Raffaele serve per far deviare dalla nuova portentosa città-giardino le rotte degli aerei in decollo e atterraggio a Linate. E arriva fino al progetto dei due, il settantaquattrenne Silvio e il novantenne Luigi, di trovare l'elisir di lunga vita, capace di prolungare l'esistenza terrena fino ai 120 anni. Nell'attesa, don Verzé ha costruito una sua rete di amici e sostenitori».


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venerdì 27 maggio 2011

MLADIC & BORGHEZIO

Il leghista Borghezio, questa personcina educata e perbene, ha spiegato (durante il programma "La Zanzara", a Radio 24), che per quanto lo riguarda Ratko Mladic è "un patriota serbo". E ha aggiunto che andrà a trovarlo "ovunque sia".
... Borghezio, infatti, dice di non credere che il boia di Srebrenica possa essere responsabile di quanto gli viene attribuito. Ci crederà, casomai, solo quando gli saranno fornite prove certe ed evidenti. Che per adesso non ha visto.


Ma diciamolo, perchè stupirsi tanto di questa dichiarazione? In fondo Borghezio è solo un garantista, e questo gli fa onore. Diverso sarebbe stato il discorso se Mladic fosse stato beccato a fumarsi uno spinello, se avesse chiesto di costruire una moschea, oppure se fosse stato visto mentre baciava in bocca un altro uomo.
... In quel caso Borghezio e i suoi compari di partito avrebbero urlato tutto il disprezzo possibile e immaginabile. Perché a tutto c'è un limite, accidenti!


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domenica 14 novembre 2010

Le ciàcole del Carroccio

Si pensava che i sindaci del Carroccio fossero, almeno, bravi a governare sulle loro contee. Invece sanno solo organizzare le feste del cotechino. 
Non per niente Alessandro Robecchi, sul quotidiano "Il Manifesto", li ha fulminati con quattro parole.

… E ha ragione da vendere. Per dire, nel Veneto di Luca Zaia la Lega aveva fama di essere "radicata sul territorio". E infatti s'è visto, dopo le alluvioni, che ne è stato di questo loro amato territorio: la regione fa acqua da tutte le parti. E il governatore Zaia annega nello straripamento delle sue belle ciàcole.



Dall'articolo "La Lega straripa e il territorio annega"
(di Alessandro Robecchi, per "Il Manifesto")

«...Già, cos’hanno fatto per il territorio, la sua bonifica, la sua messa in sicurezza, la sua salvaguardia tutti quei sindaci e amministratori così impegnati a scrivere i cartelli in dialetto?... Mentre a Roma i gloriosi padani appoggiano il governo Bunga Bunga, nelle loro terre, in Veneto, i fiumi straripano alla grande, le città si allagano tipo Venezia, capannoni, laboratori e fabbrichette sono inagibili. Niente male come controllo del territorio, la tanto sbandierata specialità dei leghisti, che questa volta, perdonerete la metafora, ha fatto acqua da tutte le parti. Il governatore Zaia con il cappello in mano chiede un miliardo all’odiato stato centrale: il Veneto ai veneti, per carità, ma gli schei che vengano da Roma…».


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sabato 30 ottobre 2010

La Lega e il "Bunga-Bunga"

Dite a quelli de "La Padania" che l'Italia tutta si sta interrogando su questo tormentone del "Bunga-Bunga".
... A giudicare dal loro giornale si direbbe che non ne sanno niente, che nessuno ha raccontato loro la barzelletta, e che stanno in tutto un altro pianeta.


Si direbbe che i leghisti sono all'oscuro di tutto, almeno a leggere i deliranti tituli della prima pagina di sabato 30 ottobre 2010: "La sinistra coi macellai islamici" ; "Roma 'sfratta' Milano" ; "Anche a New York la Lega mette radici" ; "La violenza non fermi le infrastrutture" ; "Ritorna l'ora solare".
... Neanche una parola sulla minorenne marocchina arrestata e salvata da "papi" Silvio. Neanche una parola su Ruby, la finta nipote di Mubarak che dice di essersi convertita al cattolicesimo, che spiega di voler diventare una cittadina italiana per poi entrare nei Carabinieri, e che minaccia di scrivere un libro in cui parlerà del suo amichetto Silvio Berlusconi (che per lei è "come la Caritas").

Magari ai leghisti non è stato ancora spiegato cosa sia questa storiella del "Bunga-Bunga". Eppure Noemi Letizia, nell'aprile 2009, raccontò a tutta l'Italia questa barzelletta che piace tanto al suo "papi".
... E allora, forse, vale la pena di raccontarla ancora. Sperando che i Bossi-boys la capiscano, perché non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E non c'è peggior scemo di chi vuol fingere di credere alle panzane del Senatùr (e del suo intimo alleato Silvio).

La barzelletta, dunque. Allora, ci sono due ministri del governo Prodi che vengono mandati in Africa, che poi finiscono su un'isola deserta, e che infine vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli chiede: “Preferisci morire o lasciarti fare il Bunga-Bunga?”. Quello, ingenuo, sceglie il “Bunga-bunga”, e viene subito violentato di brutto. Viene il turno del secondo prigioniero (più sprovveduto e spaventato del primo), che messo dinnanzi alla scelta risponde: “Preferisco morire!”. E a quel punto il capo tribù: “Ok, prima un po' di Bunga-bunga e poi morire!”.
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domenica 3 ottobre 2010

Umberto & Luca

Che facevano i leghisti mentre Bossi sputava su quei “porci” dei romani? 
Che faceva quel fighetto di Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, mentre il vecchio Umberto sparava la sua ennesima minchiata? 
... Insomma, che facevano quelli del Carroccio, dopo aver lui (il Senatùr), passato una vita ad offendere, di volta in volta, tutto e tutti: la sinistra, i meridionali, gli stranieri, Casini, il Berluskazz, e chi più ne ha più ne metta?


Ebbene, quando ancora non erano iniziate le polemiche per l'ultima stronzata del leader leghista (SPQR starebbe per "sono porci questi romani"), quel povero meschinetto di Zaia s'inkazzava per la fiction "Distretto di polizia", in cui verrebbe presentata la figura di un bergamasco un po’ tontolone.
... Massì, ha ragione Zaia, il padano non bisognava immaginarlo fessacchiotto: che banalità, che penoso luogo comune!

Tuttavia, pensiamoci: cosa accadrebbe se nelle fiction si accogliessero fino in fondo i luoghi comuni da barzelletta? E che succederebbe se si dipingesse il padano secondo un certo stereotipo: buffone, gretto, ignorante, razzista, tremolante, scoreggione?
... Magari, perché no, anche fuso, bacucco, claudicante, e sempre pronto a sputare su quelli che non sono polentoni come lui?

Ebbene sì, se si accogliessero certi luoghi comuni sui polentoni, finirebbe che il padano immaginario assomiglierebbe troppo a quell’altro padano famoso e reale (il leader delle camice verdi, che guarda un pò tu il caso è anche il capo di Luca Zaia).
... Ma certo, si penserebbe subito a quel troglodita che non è capace di tirarselo fuori per fare pipì, ma che lo stesso dice di avercelo duro, e mostra il dito medio. Si penserebbe a quel poveraccio che col suo maschilismo da vecchietto decrepito offende tutte le donne e gli uomini che sognano un mondo migliore.

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