... Per molto meno, accidenti, bullizzarono Arisa (solo perché disse di apprezzare la determinazione con cui fa politica la Meloni)!
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Sono il tuo fastidioso dirimpettaio. Questo è il mio blog-ripostiglio, qui infilo tutto quello che non trova spazio altrove. Quando non ci sono vuol dire che sono andato a cambiare l'aria negli altri miei blog. Intanto voi entrate pure, e fate come se foste a casa vostra. Solo una raccomandazione: dopo chiudete per bene la porta. Grazie.
IL RAFFINATISSIMO FILOSOFO francese Bernard Henry Lévy, ospite su Rai3 nel programma condotto da Marco Damilano, ha voluto dire la sua sulla nostra situazione politica. E naturalmente, come ogni intellettuale che si rispetti, ha urlato contro il pericolo fascismo che stiamo per correre noi pastasciuttari italiani (pericolo che sarebbe secondo lui rappresentato dalla Meloni, oltre che da un Salvini in fase calante e da un Berluska in fase morente).
... Bene, Giampiero Mughini, che non sopporta i radical-chic, su Dagospia ha commentato da par suo questo predicozzo dell'intellettuale. E le sue parole non ammettono replica.
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Da un articolo di Giampiero Mughini, per Dagospia:
"... Non c’è nessuna prova tangibile che Lévy conosca bene la situazione italiana. Lo dimostra a tutta forza il fatto che lui sia stato tra gli intellettuali “parigini” più accaniti nel difendere il destino di un criminale pluriomicida quale il terrorista rosso Cesare Battisti, uno che ai loro occhi splendeva di luce propria per avere scritto un paio di romanzi gialli non cattivi da leggere. Quegli intellettuali francesi non sapevano nulla di nulla, credevano che Battisti fosse un martire della causa del proletariato che la polizia e la magistratura italiano perseguitavano. Del resto è così che in Francia hanno accolto (con il padrinato di François Mitterrand) un bel po’ di assassini del terrorismo rosso...!".
UN TEMPO LA SINISTRA diceva che tutto è politica. Oggi, invece, dice che "Bella Ciao" è solo un canto di libertà (e dunque, pensa un po', che Laura Pausini non si doveva rifiutare di cantarla!).
... A me risulta, invece, che oggi più di ieri (con la scusa delle elezioni), si butta in politica tutto e il suo contrario. Tik Tok è diventato un social dei politici (che infatti ci si sono ficcati in fretta e furia). È diventato un manifesto politico Peppa Pig (per via dell'orsetto Penny, che si vanta di avere due mamme, evidentemente lesbiche). Ed è diventato argomento politico il legittimo rifiuto della Pausini di cantare un brano che si vorrebbe ora, per pura polemica, considerare neutro (ma che invece è sempre stato sfruttato - appunto - politicamente!).
"BELLA CIAO" PUO' SEMBRARE politicamente imbarazzante a chiunque ama la libertà. A chiunque ritiene che quel brano è stato strumentalizzato da troppi balordi (ad esempio dai devoti a Stalin, a Fidel, al Che, o a qualche altro criminale rosso). D'altra parte, ci vuole ben altro, per essere sinceri democratici, che cantare "Bella Ciao"!
... E un sincero democratico può non voler essere confuso, ad esempio, con certi sedicenti pacifisti che in realtà sono solo paciFINTI. Può non voler essere confuso con quei balordi che si dicono partigiani solo perché non vogliono mandare armi all'Ucraina (ma non han mai visto la guerra, si dilettano a scrivere ACAB sui muri, okkupano, incendiano, lordano, sfasciano le vetrine dei negozi e delle banche...)!
_____ Natale Pellizzer
TRAVAGLIO E LA GRUBER (QUANDO SI ACCANISCONO SU SALVINI, SU RENZI, O SUL MAGO ZURLÌ), SONO COME IL GATTO E LA VOLPE.
... Quando Marco Travaglio riciccia - e supera in ferocia - il cosiddetto “metodo Boffo”, l'amica Lilli se la ride sotto i baffi (che nascondono il botox). A proposito, se la 'politically correct' Gruber può sghignazzare sulla vocina di Mario Giordano, perché è proibito agli altri commentare le labbra a canotto della Volpe rossa?
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MARCO TRAVAGLIO SI DIVERTE a picchiare – giornalisticamente parlando – chiunque non gli “ceda il passo” quando lo incrocia. Voglio dire che pretende gli venga sempre riconosciuto che lui è il primo della classe, e che la cosa non si discute assolutamente.
... Inoltre, quando un collega che gli è ideologicamente "poco affine" realizza uno scoop, lui per invidia si accanisce a sottolinearne le imprecisioni, fosse anche solo per una virgola sbagliata.
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EPPURE, PROPRIO IL CAPOCLASSE Travaglio, frigna e si dimena quando scopre che qualcuno – ad esempio Rondolino - suggerisce a Matteo Renzi di reagire alle sue campagne stampa come si conviene (magari con dossieraggi vari ed eventuali).
… E addirittura, accidenti, Travaglio pretende di gridare allo scandalo se altri usano su di lui quel “metodo Travaglio” con cui randella a destra e a manca (fingendo di non sapere che, prima o poi, succede che “chi la fa, l’aspetti”).
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E DUNQUE, A "OTTO E MEZZO", dove è ospite fisso della Gruber, recentemente Travaglio si è scagliato contro Sallusti. Solo perché, dovendo commentare proprio il succitato "consiglio" di Rondolino, Sallusti gli ha fatto notare una ovvietà. E cioè, che se il quotidiano “Il Fatto” aggredisce continuamente Renzi (attualmente proprio quello è il suo bersaglio preferito), è normale che qualcuno consigli al manganellato di rispondere con la stessa sfacciataggine.
… Non lo avesse mai fatto!
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NON SOPPORTANDO di essere contraddetto da un collega, e volendo umiliare Sallusti (cercando di dimostrare che dice stupidaggini e lancia solo bufale), Travaglio ha ricordato il famigerato “metodo Boffo”. Che fu inventato da Feltri ma ispirato - suo malgrado - dall’ex direttore di “Avvenire” Dino Boffo”.
... E subito dopo, con la solita foga, Travaglio ha tirato in campo Bisignani, la Santanché, il cardinal Bertone. E ovviamente anche Feltri (quando ormai mancava all'appello solo il mago Zurlì!).
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EBBENE, A QUEL PUNTO, di fronte a tanto furore, Sallusti ha cercato di parare i colpi bassi. Intanto facendo notare che quello su Boffo non era affatto un volgare e fasullo dossier passato ad altri, ma una notizia accertata (il riferimento era alla condanna per molestie, che Boffo ha giustificato accusando un suo problematico dipendente).
... D’altra parte, Travaglio stesso in un suo articolo (“Ricattatori, ricattati e ricattabili”), per pura invidia aveva diversi anni fa sminuito - ma sostanzialmente confermato, benché a denti stretti - lo scoop del quotidiano concorrente.
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IN QUEL FRANGENTE, ovviamente a modo suo e con la solita puzza sotto il naso, Travaglio aveva assicurato che la vicenda era da troppo tempo risaputa e acclarata.
... Testuale, dallo scritto di allora: “La notizia della condanna di Boffo è vecchia di cinque anni e circolava nelle redazioni da tempo, tanto che era già stata addirittura pubblicata su giornali e siti internet”).
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INSOMMA, L'ATTEGGIAMENTO odierno di Travaglio, che mira a negare la credibilità del documento pubblicato allora (attaccandosi ad aspetti marginali della questione), dimostra che al vanitoso giornalista interessa di essere considerato il più figo del reame, più che di dimostrare la sua onestà intellettuale!
... E se a suo tempo Travaglio ha rimproverato Feltri di aver pubblicato una notizia troppo vecchia, oggi lui ritorna ancora sulla questione per offendere pesantemente Sallusti, con la scusa che la polizia non può aver schedato Boffo per i suoi presunti gusti sessuali (come si poteva pensare, a causa di una frase scritta a mano da una manina zelante, e aggiunta maldestramente alla fotocopia del documento originale).
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MA SI DA IL CASO, intanto, che lo scoop di allora non era quella frase pettegola (come potrebbe pensare qualche troglodita sessista). Bensì proprio la prova documentale (commentata e spedita a tutti i vescovi italiani), della condanna e del pagamento di Boffo (sebbene in seguito l'accusato ha giustificato il tutto accusando il problematico collaboratore). Condanna e pagamento che, peraltro, avevano scandalizzato anche il Travaglio stesso, quando nel succitato articolo (e in altri ancora), ne scrisse ampiamente.
... Anche qui, ecco le sue precise parole: “Il direttore di Avvenire, che s’è fieramente opposto ai diritti per le coppie omosessuali, ha patteggiato a Terni una pena pecuniaria di 516 euro per aver molestato la compagna di un tizio". E poi: "Per ottenere il ritiro della querela, ha pure risarcito con una forte somma la vittima delle molestie”).
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SI SA CHE IL LUPO perde il pelo ma non il vizio. E questo vale anche per Travaglio, che ha l’abitudine di schedare il prossimo con piccanti e privatissimi particolari, andando a scavare perfino nell’infanzia altrui (per poi offendersi se qualcuno si propone di preparare un dossier sulla sua persona).
... Eppure converrebbe anche a lui darsi finalmente una calmata. Perché è chiaro a tutti che ormai è schiavo della belva interiore che non riesce più a controllare. Ed è sopraffatto dal suo accresciuto odio intellettuale, che si nota anche in questi giorni quando si accanisce contro Renzi (ricordando perfino i nomignoli - veri o presunti - che venivano affibbiati al leader di Italia Viva quando era ancora un bambino).
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GIÀ CHE SIAMO IN DISCORSO, dico che si dovrebbe dare una calmata anche la sua amica Gruber, con cui fa ormai coppia fissa (diventando una moderna versione del Gatto e la Volpe).
… A proposito, quando Luigi Di Maio si è lamentato da lei per i ricorrenti pettegolezzi sul suo orientamento sessuale, la sciùra lo ha contestato con insistenza. Ha finto di non capire che il problema non erano i suoi gusti a letto, bensì il fatto che gli si dava del falso, insinuando (senza dimostrarlo con prove), che la sua fidanzata era tale solo “di facciata”.
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ORBENE, MI CHIEDO, perché per coerenza, la Gruber non ha zittito con gli stessi argomenti (la supposta irrilevanza dei pettegolezzi sull'orientamento sessuale altrui), anche il suo compagno di merende Marco Travaglio? Perché non lo ha incalzato quando quello ha ritenuto di spacciare per bufala calunniosa una (effettiva) condanna per molestia a Dino Boffo, con la scusa che era indimostrato e indimostrabile il pettegolezzo aggiunto sulla fotocopia?
... In parole povere, se insinuare qualcosa sulla vita sessuale del Di Maio era davvero cosa trascurabile, perché farlo su Boffo sarebbe stata una cosa invece così grave? Lo diventa solo quando (e perché), lo dice il suo compagno di merende Marco Travaglio?
QUANTO SONO PATETICI gli idioti che danno del bugiardo a Matteo Renzi ricordando che aveva detto di voler "lasciare la politica" se avesse perso il referenudm costituzionale. A questi miserelli va spiegato che quella frase dell'ex Premier non era - mi sembra ovvio - una promessa fatta a loro!
... Che poi, a dirla tutta, se ad un referendum così importante - un referendum che modifica la Costituzione! - gli antirenziani hanno votato contro immaginando in questo modo di eliminare un politico a loro antipatico, significa che sono dei poveretti e dei meschini.
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DICO IO, SE RENZI, poniamo, avesse detto: "Se perdo mi faccio prete" lo prendevano forse in parola? E se diceva: "Se perdo me lo taglio", immaginavano che fosse una promessa fatta a loro?
... Suvvia, siano seri. E in ogni caso, quqneo ha saputo di aver perso il referendum, Renzi si è immediatamente dimesso da Premier. Se poi noi suoi sostenitori gli abbiamo chiesto di restare comunque a guidare il partito, non è cosa che li riguarda. Infine, se in seguito lui ha fatto una scissione, chi ha voluto lo ha seguito. Per tutti gli altri: amen e così sia. Ma se non ascolta le fregole dei suoi detrattori, insomma, questi ultimi dovranno farsene una ragione. Eccheccavolo!
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DICONO I BRAVI GOVERNATIVI (quelli che siedono in Parlamento), che la gente non capisce questa crisi. Scatenata (dicono sempre lorsignori), da quell'antipatico traditore di Matteo Renzi.
... E intanto reclutano (cercano di reclutare, ma l'operazione risulta più difficile di quanto si poteva immaginare), ogni avanzo, ogni scampolo, ogni rimasuglio, ogni voltagabbana traditore e ciampolillo che sia disponibile a tappare i buchi provocati da Italia Viva.
ORA, IO NON SO con che gente parlano questi qui, ma io personalmente vedo intorno a me solo solo gente che non ne può più di vedere la propria attività sospesa (proprio mentre nei servizi pubblici c'è la ressa). Non ne può più di addormentarsi senza sapere che colore troverà il giorno dopo. Non ne può più di vedere così tanto pressapochismo e così tanta confusione mentale.
CHE POI, A VOLERLA DIRE TUTTA, magari Matteo Renzi è antipatico a tanti italiani, magari sono in tantissimi a non capire la sua crisi (annunciata da tempo e per tempo, ma mai presa sul serio dalla premiata ditta Casalino & C.), e tuttavia, tocca rimarcarlo, se andassimo alle urne col ca...cchio che gli italiani penserebbero a Renzi.
... Se la prenderebbero prima di tutti con quei bravi governativi che usano la pandemia come scusa per stare incollati alla poltrona. E insomma, in definitiva, questi nostri parlamentari che a parole difendono la "stabilità", nei fatti difendono i loro privilegi. Sanno che se si va ai seggi subito dopo devono andare a casa e ricominciare a lavorare. Ammesso che questi abbiano mai lavorato in vita loro.