sabato 30 aprile 2011

SILVIO & KAROL

Ecco spiegate, finalmente, le sette vite di Berluska. Ecco perché fin qui il piduista è resistito a tutti gli scandali. 
(E' stato il piduista stesso a spiegarcelo, durante una intervista al Tg2).


Ebbene, incredibile ma vero: in tutti questi anni il nostro amato Premier ha potuto godere della speciale protezione che gli è stata assicurata a suo tempo da papa Wojtyla. Dal beato Karol.
... Proprio così, almeno a voler davvero credere a questo gran kazzaro. E tutto questo sarebbe avvenuto su richiesta della mamma di Berluska, che aveva potuto incontrare il papa polacco e in quell'occasione aveva pregato il pontefice di "assistere" il suo figlioletto.

Ma non sarà questo, per carità, un motivo per dubitare della santità di Wojtyla. Perché, insomma, che il papa polacco non fosse  degno di salire sugli altari lo si sapeva già da prima. A prescindere dagli inciuci con zio Silvio e la sua ridicola mammina.
... Ma certo, e che cavolo, ma si può davvero far salire sugli altari un polacco cocciuto che (dopo aver cacciato schiere di teologi), con la stessa sfacciataggine ha sorriso accanto al boia Pinochet, e ha sempre protetto il prete pedofilo (e puttaniero) padre Maciel?


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giovedì 14 aprile 2011

LEZIONE DI STILE

Berlusconi vorrebbe dar lezioni di stile a tutti. E vorrebbe farci credere che le sue festicciole sono sempre state molto corrette ed eleganti.
... Come no, e infatti il quotidiano "La Repubblica" ha pubblicato le testimonianze di due ragazze (Ambra e Chiara), che hanno partecipato ad uno di questi raffinati ed eleganti bunga-bunga. Rimanendone, dicono loro, scioccate.



  Ecco il racconto di Chiara, che descrive le eleganti serate chez Silviuccio caro: «Dopo l´ennesima barzelletta oscena, Berlusconi fa portare una statuetta. É uno specie di guscio. Dal guscio esce un omino con un pene grosso. La statuetta ha dimensioni di una bottiglietta d´acqua da mezzo litro. Il pene è visibilmente sproporzionato. Berlusconi fa girare la statuetta tra le ragazze. E chiede loro di baciarne il pene. Le ragazze cominciano a far girare la statuetta. Ne baciano il pene e simulano un rapporto orale. O se lo avvicinano ai seni scoperti. Tutti ridono...».

  Ai bunga-bunga chez Silvio partecipava spesso Emilio Fede. Il direttore di Rete4 c'era anche alla cena con Ambra e Chiara. E pare di capire che Fede e Berlusconi avevano già stabilito che una spettava al primo, mentre l'altra sarebbe toccata al secondo (l'Emilio a Silvio: "Tu mangia nel piatto tuo che io mangio nel mio").
... Ecco come ha commentato tutto questo (su "L'Unità"), Lidia Ravera:
«La scena si anima di una luce fatalmente obbiettiva. Materiale. Si vedono tette e piatti, sederi e forchette, arredamenti. Si sentono risate e canzoni, cicaleccio, sguaiataggini. E quella frase, "Tu mangia nel piatto tuo che io mangio nel mio", pronunciata da Emilio Fede, sintetizza sapientemente il clima, la cultura di riferimento, la povertà sensuale e mentale. Ambra e Chiara non sono, per l’inclito direttore del TG4, due persone appena sgusciate fuori dall’infanzia, da rispettare, nutrire e, eventualmente, educare. Sono spezzatino di vitella, polpettine odorose, culatelli da affettare . Sentendosi pietanze e non commensali, le due se ne sono andate. Prima buona notizia. La seconda sarebbero le dimissioni del cannibale».

sabato 2 aprile 2011

La Fiat non paga mai dazio

Loris Campetti ha spiegato che la Fiat “se ne va dall’Italia senza neanche pagare la luce”
... Non solo: questa azienda (che da Mussolini in poi si è sempre inciuciata con tutti i potenti), prima di andare a pascolare altrove (dove può sfruttare altri governi e altri poveracci), si porta via pure le lampadine.

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Dall’articolo “La dottrina di Marchionne”
(di Loris Campetti, per “Il Manifesto”)

[…] Per chiudere in bellezza 112 anni di storia patria, la coppia Marchionne-Elkann ha comunicato che distribuirà agli azionisti per lo meno 100 (cento) milioni di dividendi nel 2011 con cui potranno festeggiare l'orizzonte a stelle e strisce. E' il corrispettivo degli stipendi annuali di 8-9 mila tute blu in cassa integrazione. Perché stupirsi, se è vero che Marchionne guadagna come 1.037 suoi operai?
Adesso il manager più famoso del mondo ha detto che se faranno come vuole lui, comprese 120 ore di straordinario e rinunceranno a far pipì, anche gli operai italiani, almeno quelli di cui l'azienda avrà bisogno, guadagneranno un po' di più. Del resto, le ore di straordinario di Marchionne non si contano, neanche gliele pagano. C'è qualcosa di immorale in questa storia, ma solo la Fiom pare scandalizzarsi. Dovrebbe pensarci il sindaco uscente di Torino Sergio Chiamparino, ogni volta che va a giocare a scopone con il suo amico, l'altro Sergio […].
… E’ conclusa la storia della Fiat che abbiamo conosciuto dal 1899. Ora di Fiat ce ne sono due, una che fa (o non fa) auto e un'altra che fa camion e trattori. In sostanza, la Fiat auto non c'è più, c'è la Chrysler, salvata dalle pensioni degli operai americani, che Marchionne continua a scalare. E gli stabilimenti italiani che supereranno la cura Marchionne somiglieranno sempre più alle machiladoras messicane, fabbriche cacciavite senza libertà. Del resto, che te ne fai dell'Italia? Nel cuore degli Agnelli, non solo di Marchionne, c'è sempre stata l'America. L'ha ricordato ieri il presidente John Elkann narrando agli azionisti che il suo trisnonno senatore - quello che inaugurò Mirafiori insieme a Benito Mussolini, ma questo John non l'ha detto - già nel 1906 sbarcò a Detroit per fare affari con i fabbricanti locali di automobili. In Italia, invece, viveva con le commesse militari del governo Giolitti e costruiva autoblindo per la prima guerra di Libia.
 


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domenica 13 marzo 2011

Giuliano Ferrara, l'uomo-elefante

Non cade foglia che Giuliano Ferrara (ex Cia), non voglia. C’era proprio lui dietro all’elezione di Ratzinger. Ancora lui dietro alla sconfitta politica (e umana), di Uòlter Veltroni


Quanto siamo sciocchi, noi italiani! Abbiamo sempre pensato che Giuliano Ferrara fosse berlusconiano. E abbiamo sempre creduto che il Papa venisse eletto grazie all’intervento dello Spirito Santo (che ispirava - ci avevano spiegato - i signori cardinali chiusi in conclave).
Niente di tutto questo. Infatti, su “Repubblica”, ecco come si è presentato Giulianone nostro, questo signore che riesce a conciliare l’appoggio alle guerre (per “esportare la democrazia”, s’intende), con la condanna all’aborto: «Non sono il consigliere di Berlusconi… Sono stato consigliere di Veltroni suggerendogli la vocazione maggioritaria e il partito liquido. Sono stato consigliere della Chiesa cattolica tifando Ratzinger».
… Capito? Adesso abbiamo finalmente saputo chi ha ispirato il disastroso e inconcludente “maanchismo” di Walter Veltroni.  E abbiamo altresì scoperto che gli eminentissimi porporati, per l’elezione dell’ultimo pontefice, hanno preferito ascoltare un ex comunista piuttosto che dar retta alla  santa colombella inviata da Dio!

L’uomo-elefante (che in fatto di droghe è un proibizionista convinto, nonostante la sua passione per le sigarette e il cibo), si inkazza tantissimo se gli si ricorda quanto pesa, sulla collettività, l'obesità e il tabagismo. E si è arrabbiato quando qualcuno, in giro per il mondo, ha proposto di penalizzare i fumatori e chi non accetta di mettersi a dieta (è cosciente di essere, in tal caso, spacciato in partenza!).
... Ma il nostro amico non si chiede mai quanto sia insulso, falso e crudele, togliere la patente a chi viene trovato con un innocuo spinello! Se ne frega semplicemente perché lui nella vita ha sempre avuto altri vizi, e ha sempre amato altri tipi di cannoni (quelli che durante le guerre “preventive” ammazzano per davvero!).


Giuliano Ferrara adesso può tornare a pontificare agli italiani. E con “Radio Londra” può permettersi di fare la morale agli altri. Addirittura richiamandosi ai documenti di Santa Romana Chiesa. 
Può fare il tifo per un serial-killer (come ha sempre fatto con Bush), e contemporaneamente può condannare una donna che abortisce. Può mostrare simpatia per i bunga-bunga e contemporaneamente fare il proibizionista sulla droga.
… Ma prima o poi dovrà rispondere dei suo peccati . Alimentari e non, visto che politicamente parlando non si è fatto mancare niente, e si è posato su ogni fiore. L'elefantino è un ex komunista, ex socialista, ex ateo, ex libertino, ex Cia, ex tutto e di più. Sempre senza darsi limite alcuno e senza mostrare ritegno. A forza di ingozzarsi dovrà scoppiare. 

martedì 8 marzo 2011

Yara, santa "a prescindere"

Altro mistero della Fede: quello di Yara, una bambina che i fanatici vogliono far santa a tutti i costi. Per poterla gettare sugli altari suo malgrado, col suo apparecchio dentale ancora addosso.
... Tanto, attribuirle un miracolo sarà un giochetto da bambini: uno spiritato che gridi al prodigio lo si trova facilmente, vero?


Il devoto Antonio Socci ha avuto l’illuminazione. Mentre gli inquirenti ancora brancolano nel buio (e si chiedono se a commettere il delitto non sia stata una donna), lui ha già stabilito che Yara e Santa Maria Goretti pari sono.
Con sprezzo del pericolo (e del ridicolo), Socci ci ha rivelato in quattro e quattr’otto come è stata uccisa la ragazzina. E lo ha fatto tirando in ballo la Fede dei bargamaschi, le madonne che appaiono alle bambine, i “soldati di Cristo”, la “forza divina” e il Crocefisso.
Lui, che ha visto la luce, dice che la ragazzina va considerata una martire della Fede. Proprio come Santa Maria Goretti. Ma ci ha avvertiti che queste cose noi le capiremo molto difficilmente, perché non ci viene più indicata quella purezza spirituale che lei invece avrebbe incarnato.
… Noi, cinicamente, continuiamo a pensare che la ragazzina si sia semplicemente ribellata ad un prepotente? Col cavolo: lei temeva di far piangere Gesù! Ma certo: la bambina con l’apparecchio dentale pensava alla salvezza della sua anima. E voleva, casomai, ribellarsi al peccato e all’immoralità imperante. A gloria di Dio Onnipotente, s’intende.




Dal blog di Antonio Socci (www.antoniosocci.it)

Anche Yara – se saranno confermate le ipotesi degli inquirenti – è stata selvaggiamente uccisa con un coltello per essersi opposta a un tentativo di stupro. Maria Goretti è stata canonizzata nel 1950 da Pio XII, ma anche lei era una ragazzina normale come Yara e si è trovata in un’analoga trappola infernale. Certo, i tempi sono cambiati e anche i luoghi sono diversi. Mentre Maria viveva nella miseria delle paludi pontine dei primi anni del Novecento, Yara è nata e cresciuta nella moderna e civile Lombardia di oggi. Ma la Lombardia è la regione più progredita e prospera d’Europa senza per questo aver perso la sua anima cattolica, le radici della sua fede, soprattutto nella bergamasca […].
Yara non solo è stata battezzata ed educata nella fede cattolica, non solo frequentava la parrocchia e una scuola cattolica, ma aveva ricevuto proprio l’anno scorso la cresima, il sacramento che ci fa soldati di Cristo, pronti a tutto per difendere la dignità di figli di Dio che il Salvatore ci ha donato.
Molti pensano che sia tutto “per modo di dire”, forse anche tanti cattolici vivono con scontata ovvietà quei misteri grandi che sono i sacramenti, che invece non sono scontati e ovvi per nulla, perché ci danno davvero una forza divina. Ci divinizzano.
Yara, nella sua semplicità di tredicenne, pulita, semplice, pura, ha difeso la sua dignità con lo stesso eroismo dei martiri. Come Maria Goretti. Come le prime martiri, agli albori del cristianesimo, così amate e venerate dalla Chiesa: spesso erano proprio coetanee di Yara.[…].
Del resto proprio a pochi chilometri dal paese di Yara, a Ghiaie di Bonate, nella primavera del 1944, si sono verificate le tredici apparizioni della Madonna, appunto a una fanciulla, Adelaide Roncalli (speriamo che la diocesi di Bergamo di affretti a riconoscerle ufficialmente).
I giovani come Yara sono i veri eroi da guardare, non i fasulli eroi creati dai media. Infatti chi oggi insegna più ai giovani la purezza, la dignità, il rispetto di sé, del proprio corpo e della propria anima? Per questo penso che la testimonianza di Yara non sarà veramente capita. Così voglio aggiungere un’ulteriore considerazione. La vicenda di Yara si è conclusa proprio nei giorni in cui tornano fuori, per l’ennesima volta, le polemiche sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, a cominciare dalle scuole. Un’errata idea di laicità ancora una volta vorrebbe cancellarli perché dicono che laicità significa neutralità. E’ ovvio che lo Stato sia neutrale fra le confessioni religiose. Ma lo Stato non è neutrale fra il Bene e il Male. E il crocifisso – come ha scritto tanti anni fa Natalia Ginzburg – è il segno delle vittime, cioè del Bene, che dalla storia cristiana è entrato a far parte della cultura di tutti, anche dei non cristiani. Il segno anche laico che siamo tutti con i crocifissi e non con i crocifissori. Anche la cultura laica afferma che non si può essere neutrali fra le vittime e i carnefici. Infatti in tutte le scuole d’Italia, in questi giorni, parlando di Yara, tutti si sentiranno dalla parte della fanciulla assassinata. Nessuno si sentirà “equidistante”. Tanto meno lo è lo Stato laico. Il crocifisso esprime questo stare dalla parte delle vittime […].

giovedì 24 febbraio 2011

Marta Marzotto, sosia & amica del Raìs

Uno se lo chiede: ma la signora Marta Marzotto, da anni amica della famiglia Gheddafi, ha nulla da dire su quanto sta avvenendo in Libia? La contessa ha festeggiato il suo compleanno (l'80°), ha ripercorso la sua vita da fiaba (una moderna Cenerentola: da mondina è diventata mondana), e ha ricordato i suoi grandi amori con uomini di sinistra (il pittore Renato Guttuso, il raffinato Lucio Magri). Ma forse avrebbe dovuto spendere anche qualche parola per spiegare come mai ha sempre difeso quel ridicolo beduino del raìs (peraltro, Gheddafi si veste e si trucca che sembra la controfigura della Marzottona: quando si dice ironia della sorte!).

Domanda: la piccola fiammiferaia Marta (ormai diventata cigno scintillante, e/o principessa sul pisello), cosa pensa di fare di fronte all'attualità? Vuole mostrarsi coerente con le sue precedenti affermazioni, e ribadire che il Colonnello è personcina tanto ospitale e generoso?  Oppure pensa mica di pentirsi, finalmente, di queste sue ignobili simpatie?

A suo tempo la simpaticona si era mostrata indignata contro Gianfranco Fini. Aveva dichiarato che per i fatti di Montecarlo il Presidente della Camera si sarebbe dovuto vergognare. E naturalmente aveva firmato per chiederne le dimissioni. Adesso, la Marzottona nostra, pensa mica di commentare anche quel che sta facendo il suo sosia Gheddafi?
… Marta, se ci sei batti un colpo!




Marta Marzotto, chi era costei? (tratto da Wikipedia)

Marta Vacondio, già Marta Marzotto (Reggio nell'Emilia, 24 febbraio 1931), è una stilista italiana. Figlia di un casellante delle ferrovie e di una mondina, vive i primi anni della sua vita a Mortara, in Lomellina, e fin da giovanissima lavora dapprima come mondina, poi come apprendista sarta e in seguito come modella presso la sartoria delle sorelle Aguzzi di Milano.
Grazie alla frequentazione dell'ambiente legato alle sfilate di moda, all'inizio degli anni '50 conosce il conte Umberto Marzotto, dell'omonima fabbrica e casa di moda, col quale si sposa a Milano il 18 dicembre 1954. Dal loro matrimonio nascono cinque figli: Paola (n. Portogruaro 1955), Annalisa (Portogruaro 1957-1989), Vittorio Emanuele (n. Milano 1960), Maria Diamante (n. Roma 1963) e Matteo (n. Roma 1966). Anche dopo il divorzio continuerà ad usare il cognome dell'ex marito.
Alla fine degli anni '60 è la figura femminile dominante nella pittura e nella vita privata di Renato Guttuso, musa ispiratrice e modella prediletta per circa venti anni […]. Il rapporto tra i due cesserà improvvisamente e bruscamente dopo anni, e alla morte del pittore tutto il patrimonio artistico ed economico succederà legalmente al figlio adottivo, adottato appena poco prima della morte. Animatrice di salotti, noto personaggio delle cronache mondane per decenni, stilista e disegnatrice di gioielli, il 21 marzo 2006 Marta Marzotto viene condannata dal Tribunale di Varese a otto mesi di carcere col beneficio della condizionale e 800 euro di multa perché responsabile di aver riprodotto nel 2000 e senza averne titolo, alcune opere in suo possesso tra cui diverse che la ritraevano, 700 serigrafie del pittore Renato Guttuso, il maestro di Bagheria, che proprio a Velate aveva un suo atelier ed i cui diritti legalmente sarebbero spettati al figlio.
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domenica 20 febbraio 2011

IL "PAPI" DEL PAPA

Il "papi" e il papa sono stati fin qui culo e camicia. Rappresentano egregiamente quella Italia stolta e pagliaccesca che si fa governare dai tiranni, magari anche vecchi e ridicoli. E se il primo (Berluska), non vuole schiodarsi dal trono principesco, l'altro (Ratzinger) non vuole lasciare l'altare delle bestemmie e delle vanità.

Bisognerà cacciare Silvio, se serve anche a pedate. Ma dopo bisognerà chiedere le dimissioni di tutto il Vaticano (che ha fin qui furfanteggiato con l'avvelenatore dei pozzi). Perché non è vero che adesso Santa Romana Chiesa è imbarazzata a dover mantenere i rapporti diplomatici con la presidenza del Consiglio. Piuttosto l'Oltretevere si vergogna a farsi fotografare con il suo carissimo "compagno di merende". E vorrebbe nascondere la "relazione pericolosa" col piduista che ha garantito al Vaticano ogni privilegio (in cambio, s'intende, di una interessata ed ipocrita "assoluzione politica").

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Pierluigi Bersani, sulla sua pagina Fèisbuk, ha invitato a firmare per mandare a casa Silvio Berlusconi. Non ho potuto esimermi dal lasciare un mio commento su questa iniziativa


«Il mio autografo ce lo metto più che volentieri. E mi auguro, dopo, che si proceda ad una raccolta firme per chiedere le dimissioni in blocco anche di tutto il Vaticano.
Già, perché Santa Romana Chiesa, con Prodi, aveva fatto il diavolo per ogni piccolezza. E invece con Berluska (piduista, prescritto, bestemmiatore, pluridivorziato, traditore, falso, corrotto...), i signori cardinali si limitano a rilevare che si sono"indeboliti i principi etici e gli atteggiamenti morali". Ma va? Tutto qui? Volete dire che il Caimano è solo un po’ debole? Volete suggerirgli un po’ di vitamine ricostituenti? Oppure - come ha fatto il Bossi – pensate di consigliargli "un po’ di riposo"?
... Indebolita la morale! Ma per favore, qui si parla di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. E questi preti stanno ancora a cincischiare, ad ammonire con voce vellutata (a denti stretti, per non dover cedere i privilegi acquisiti, e per non rischiare di beccarsi il "metodo Boffo", vero?).
Santa Romana Chiesa dovrebbe finalmente cominciare a prendersi le sue responsabilità. Una buona volta dovrebbero smetterla di essere ossessionati solo dalla difesa degli invisibili embrioni.
Farisei ipocriti. Dicessero pane al pane. E invece di "contestualizzare" (come suggerirebbe monsignor Fisichella), chiamassero le cose col loro nome e cognome.
Berluska è un falso, punto. Bisogna dirgli che andrà all’inferno (almeno questo, se non si riesce a mandarlo in prigione). E’ un farabutto che mente senza ritegno, un bestemmiatore che nomina Dio, la carità, e la religione invano. E' un maschilista che con la scusa della bontà d'animo paga quelle che gliela fanno annusare (mica chiunque: solo quelle giovani, belle, siliconate, disinibite!).
Berluska è un ipocrita che contemporaneamente fa la comunione a tradimento. Berluska è un sozzone che si finge devoto (altro che "debolezza morale"!). Ed è un lazzarone che si trascina nel peccato e nel reato. Come definire altrimenti uno che per fingersi kattolico vuole criminalizzare la prostituzione, ma che poi fa entrare in casa una escort senza conoscerla, dicendo che è stata pagata a sua insaputa? Come definire uno che imbroglia il suo elettorato fingendo di non ricordare il nome del pappone pagatore (tale Tarantini), sebbene risulta che in un solo giorno ha tempestato quest’ultimo di telefonate come non farebbe neanche una innamorata?».


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mercoledì 26 gennaio 2011

Il Vaticano che preferisce Silvio

Silvio Berluska zittisce il Vaticano (e le escort pettegole), con la sua solita (falsa), generosità. 
... Per questo i farisei d’Oltretevere (che non sono scemi, e temono il “metodo Boffo”), quando il premier bestemmia chiedono che si “contestualizzi” l'insulto. E quando invece il piduista offende il prossimo (donne, ebrei, malati di Aids…), si limitano a raccomandare maggior “sobrietà”.


Ma cosa potevamo attenderci da questi ipocriti? Se pochi giorni fa il Papa aveva ringraziato il governo Berlusconi per la sua difesa del crocefisso, gli altri cardinali hanno sempre auspicato la stabilità del suo esecutivo, con la scusa di scongiurare i pericolosissimi “salti nel buio”. E ci credo: il Berluska acciaccato e bisognoso di perdono è una pacchia per l’Oltretevere: un premier ricattabile è un premier pronto a sganciare soldi e favori.
... Anche il discorso del cardinal Bagnasco, com'era prevedibile, è stato tutto un dico/non dico. Lo ha spiegato molto bene don Paolo Farinella. E infatti, dopo aver definito il predicozzo di Sua Eminenza “un discorso decoupage senza anima e senza sentimenti”, don Farinella si è chiesto: “Come ha fatto a diventare cardinale uno che scrive e parla così?”.
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Don Paolo Farinella 
(a commento del discorso del cardinal Bagnasco)

Poco più di 6.500 parole sparpagliate in sette paragrafi e 15 pagine sono servite al cardinale Bagnasco, presidente della Cei, per dare una carezza al cerchio di Berlusconi e un colpo alla botte dei giudici, pretendendo di avere anche la moglie ubriaca.
Senza mai nominare espressamente l’uno o gli altri, nel più rigoroso stile clericale che si ammanta di retorica fumosa, l’eminenza non quaglia niente […].
Lo stile del linguaggio è il solito, àulico, infarcito di domande retoriche, incisi, citazioni e autocitazioni: un discorso «decoupage» senza anima e senza sentimenti. «Dico/non-dico – alludo/non alludo – punzecchio/ accarezzo».
… È difficile trovare affermazioni basate su «soggetto, predicato e complemento». La gravità tragica in cui versa il Paese esigerebbe una presa di posizione non equivoca e limpida sullo schema morfosintattico «soggetto, predicato e complemento» del tipo: «Silvio Berlusconi (soggetto) è (copula, per restare in argomento) un porco (predicato nominale). Noi (sogg.) vescovi (apposizione del sogg.) chiediamo (pred. verbale) le dimissioni (compl. ogg.) del presidente (1° compl. di specificaz.) del consiglio (2° compl.o di specificaz.)...».
Invece saltellando per monti e colline, con volto burbero e tisana calmante incorporata, il cardinale s’inventa addetto meteorologico: «nubi ancora una volta preoccupanti si addensano sul nostro Paese» (p.1 premessa).
Bisogna aspettare ben 10 pagine e arrivare al punto 5 per leggere questa prosa prosaica: «La desertificazione valoriale ha prosciugato l’aria e rarefatto il respiro. La cultura della seduzione ha indubbiamente raffinato le aspettative ma ha soprattutto adulterato le proposte. Ha così potuto affermarsi un’idea balzana della vita, secondo cui tutto è a portata di mano, basta pretenderlo. Una sorta di ubriacatura, alle cui lusinghe ha – in realtà – ceduto una parte soltanto della società».
Mi chiedo come ha fatto a diventare cardinale uno che scrive e parla così. Chiunque legga si domanda cosa abbia mangiato a pranzo per arrivare a simili arditezze[…]. Invitare alla sobrietà un satiro è come invitare un pedofilo in un asilo infantile; parlare di «evidente disagio morale» significa assolvere preventivamente tutte le ignominie del priapo di Arcore facendo finta di arrabbiarvi.
Non ci caschiamo, anche se ci siamo illusi che almeno i vescovi, che si sciacquano la bocca tre volte al giorno nell’acqua santa per pontificare di etica e di morale, di famiglia e di valori, avessero una coscienza e una dignità. Ora sappiamo che sono fuori non solo dal Regno di Dio, ma anche dalla nostra civiltà umana giuridica. Non hanno detto che adescare e corrompere minorenni è peccato così grave che non può essere perdonato né in cielo né in terra, memori delle parole del Signore: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo!»

          (don Paolo Farinella, 25 gennaio 2011)


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mercoledì 12 gennaio 2011

Botta & Risposta

Evviva la Fiat del marpione Marchionne (finalmente non chiede più aiutini allo Stato: alleluia!).
… Ecco, adesso chiedano pure l’elemosina a Obama. E poi vadano anche in Cina (o sulla luna). Ma prima restituiscano quel che ci hanno ciucciato. Acciderbolina!

A proposito: che meraviglia il botta & risposta tra il sindaco di Firenze Matteo Renzi e Gad Lerner. Il primo si è  dichiarato “dalla parte di Marchionne”. E Gad gli ha risposto per le rime. Aggiungendogli un complimento affettuoso (in pratica gli ha dato del cialtrone: ri-alleluia!).

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La dichiarazione di Matteo Renzi, 35 anni, sindaco di Firenze del Pd (dal quotidiano “Il Sole 24 ore” del 31 dicembre 2010)
«… Io sto dalla parte di chi scommette sul lavoro, della Fiat, di Marchionne. È la prima volta che il Lingotto non chiede soldi agli italiani ma investe in Italia in un progetto industriale. È una rivoluzione... Oggi il lavoro si difende con un riequilibrio imprescindibile che passa dalla produttività: chiedere al lavoratore uno sforzo in cambio di occupazione e investimenti. La Fiat oggi è il motore di questa innovazione: qui non si tratta di stare dalla parte di un uomo, si tratta di credere o no in un futuro industriale».


La reazione di Gad Lerner, sul suo sito (www.gadlerner.it)
«…Intervistato dal TgLa7, il “rottamatore” del Partito democratico, nonché sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha proclamato: “Io sto con Marchionne”. Contento lui… Peccato abbia soggiunto fra le motivazioni che lui sta con l’amministratore delegato della Fiat perché vuole fare investimenti in Italia anziché pretendere i soldi della cassa integrazione dallo Stato. Avrebbe fatto meglio a informarsi prima su quanta cassa integrazione stiamo pagando alla Fiat dal 2009 in qua, e quanta ancora gliene dovremo pagare nel 2011 a Mirafiori, Pomigliano e altrove. Cialtroneria, ma non solo».

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sabato 1 gennaio 2011

Quelli che vedon le stelle

Lasciamo perdere le previsioni degli astrologi per il 2011. Perché son tutte minchiate. Lo ha spiegato il Cicap (Comitato italiano per il Controllo delle Affermazioni sul paranormale), dimostrando - come ha sempre fatto - che anche quelle dell’altro anno erano completamente sbagliate.



Per verificare l'inganno dell'astrologia conviene ascoltare quel che dicono gli esperti in imbrogli. Ad esempio consultanto quelli del Cicap (www.cicap.org), che trattano appunto di queste cose. Riporto pertanto alcuni dei loro commenti a quanto era stato erroneamente previsto dai bugiardi che consultano gli astri. A dimostrazione del fatto che le stelle stanno a imbrogliare.


* Massimo Polidoro ha spiegato il risultato della ricerca fatta dal Cicap: «Alla fine dell’anno e nelle prime settimane di quello nuovo non c’è trasmissione o giornale che non riporti le previsioni degli astrologi per l’anno che verrà. Tuttavia, se non lo facessimo noi, nessuno andrebbe veramente a vedere quante di queste si avverano. E ogni anno il risultato è lo stesso: gli astrologi e i veggenti non sanno prevedere il futuro più di una qualunque persona intelligente che legga il giornale».

* Proietti Lupi ha ribadito gli stessi concetti: «Anche se siamo ancora ben lontani dal riuscire a verificare tutto, il fatto è che la maggior parte delle previsioni non prevede in realtà nulla, con affermazioni talmente vaghe da poter significare qualsiasi cosa: come facciamo per esempio a controllare se davvero nel mondo le persone “hanno maggiore desiderio di vivere emozioni e romanticismo”, come ha previsto Paolo Fox? Oppure, sempre per citare Paolo Fox, non è un po’ facile prevedere che il campionato di calcio 2010 sarebbe stato vinto “dalla squadra migliore”?».

* Anche Stefano Bagnasco ha sottolineato quel che ha prodotto l’inchiesta, sostanzialmente confermando il punto di vista della scienza: «Né l’astrologia né nessuna delle altre pratiche divinatorie aiutano a prevedere il futuro. Negli anni sono stati fatti numerosi studi scientifici rigorosi sull’astrologia. Abbiamo raccolto e commentato alcuni dei risultati in un sito web e il verdetto è inequivocabile: i consigli degli astrologi per il futuro non sono più utili di quelli dettati dal semplice buon senso di una persona informata, e possono anzi essere peggiori. Nulla di male a prenderli come un gioco, naturalmente, ma bisogna fare molta attenzione a non basare le proprie decisioni su basi così poco affidabili».

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