giovedì 28 giugno 2012

SOLITA BARZELLETTA

Ancora una volta, come nelle barzellette, ci siamo dovuti confrontare con i tedeschi.
... Ancora una volta abbiamo creduto (ingenuamente), di averli battuti.

In realtà ha vinto (come sempre), la Germania: loro puntano (come sempre) al "panem", e noi (come sempre), al "circenses".
... Ovvero: loro si tengono il pane, e noi ci accontentiamo delle brioches (peraltro: serviteci da un italiano dalla pelle nera, che se non fosse un grande campione considereremmo solo un "lurido ne**o".


E’ inutile che ci raccontiamo ancora le stesse frottole, è inutile che esultiamo. Perché i crucchi guidano (come sempre), l'Europa. E a noi ci lasciano il giocattolo del calcio.
... Loro a comandare, noi (come sempre), con la testa nel pallone. Che meraviglia di fregatura!

domenica 17 giugno 2012

CARISSIMA FIOM

Carissima Fiom, invece di bacchettare la Cgil e il Partito Democratico, perché non fai un bell'esame di coscienza?

Carissima Fiom, perché non cominci tu per prima a conquistare la fiducia dei tuoi iscritti, dopo che sui loro soldi (attraverso la tessera e i fondi pensione) hai già messo le mani?


Se in Parlamento ci stanno solo gli imprenditori e i ricchi, e quasi mai gli operai, una ragione deve esserci. La colpa, forse, è anche di quei lavoratori che hanno votato (quando si sono degnati di votare), con i piedi.
... E' risaputo che al Nord molti operai metalmeccanici (anche quelli della Fiom), non si sono fatti problemi a tenere in tasca la doppia tessera: quella del sindacato, e quella della Lega. E allora c’è da chiedersi a cosa sono servite le assemblee di fabbrica, visto che questi meschinetti prima hanno maledetto Berlusconi, poi hanno occupato strade e ferrovie (creando problemi agli operai delle altre categorie che magari volevano tornare a casa dopo una giornata di lavoro), ma infine hanno votato per Bossi!

E’ inutile che la Fiom chieda maggior “democrazia”, se poi snobba i partiti dicendo loro che il voto degli operai devono saperselo conquistare. Prima di spiegare ai politici come si sta al mondo, il sindacato dovrebbe almeno imparare a guadagnarsi la fiducia dei suoi iscritti. Che poi: il voto non è un regalo fatto ai partiti, piuttosto è il primo fondamentale strumento che il cittadino ha a disposizione per contrastare lo strapotere dei  poteri forti.
... E questo discorso va spiegato anche a quelle tute blu rabbiose e inconcludenti che prima hanno sputato sul Pd, poi si sono accompagnate a qualche esaltato (che infine si è scoperto essere un infiltrato delle Nuove Brigate Rosse), poi hanno tifato financo per i balordi dei centri sociali.

Prima di dare lezioni agli altri (e cianciare di "democrazia"), la Fiom dovrebbe mandare a scuola i suoi ruspanti operai. Quei poveretti che sempre e comunque hanno simpatizzato per l’isola “che non c’è”.
... Già, l'isola che non c'è. Ovvero: quella Cuba castrista e sedicente comunista che piace tanto agli operai "duri e puri". Quella Cuba che non voleva essere il bordello dell'America ma poi è diventata lo scopatoio di tutto il pianeta. Quella Cuba dove i lecchini della dittatura vanno a tirar sassi agli operai che chiedono un lavoro più dignitoso. Quella Cuba in cui non ci sono mai state vere elezioni (alla faccia della democrazia che chiede la Fiom!). Quella Cuba in cui i nostri sindacalisti si ritroverebbero col culo per terra, immediatamente disoccupati, o costretti per un lurido piatto di fagioli a fare gli spazzini (che gli farebbe anche bene: ritroverebbero la voglia di combattere sul serio per un mondo migliore!).

         Natale Pellizzer
( Operaio metalmeccanico iscritto alla Cgil (e quindi, automaticamente, anche alla Fiom )

sabato 2 giugno 2012

DONNA SUMMER


La cantante Donna Summer, se dipendesse dal Vaticano, oggi starebbe già bruciando all’inferno.
... La delirante accusa? Aver contribuito ad avviare l’ingranaggio dell’effimero e della promiscuità che ci ha “travolti dall’Aids”.

Per fortuna il buon Dio – se esiste – non è meschino come Santa Romana Chiesa. E riconosce lo sforzo - musicale e perfino religioso - di chi ha cantato (ed eccitato), sia il corpo che lo spirito.




Proprio nei giorni in  cui il Papa affrontava quella che ha definito la “nuova Babele” (alludendo ai “corvi” e alle lotte intestine all’interno delle Sacre Mura), il quotidiano del Vaticano ha pubblicato un crudele articolo sulla cantante Donna Summer, che era morta da poco.
... E, di fatto, l’ipocrita giornalista che lo ha scritto materialmente (Giuseppe Fiorentino), ha dimostrato, senza rendersene conto, tutta la sua ignoranza. Ignoranza musicale, prima di tutto, ma poi anche religiosa. Perché ce ne vuole di coraggio, per dire che Donna Summer si era avvicinata al cristianesimo solo “verso la fine”. E ce ne vuole di faccia tosta per affermare che i suoi erano “testi tutt’altro che edificanti”. (L'articolo completo di Fiorentino è in questo post del blog "Fiero & Positivo").

Donna Summer, live


Donna Summer non è mai stata (beata lei), cattolica. Ma è sempre stata cristiana, fin da quando era solo una bambina e cantava nel coro della chiesa (come ricordava spesso nelle interviste).

... Solo in  un paese cattolico come l’Italia può accadere che il Vaticano (e il quotidiano della cosiddetta “Santa Sede”), tentino di far credere che i non cattolici sono automaticamente dei non cristiani. O addirittura dei non credenti.

Certe minchiate si possono sentire solo in un paese contaminato da quella "nuova Babele" che è l'Oltretevere. E pensare che da quelle parti dovrebbero occuparsi di ben altro.
... E, ad esempio, dovrebbero spiegare come è stato possibile che Santa Romana Chiesa abbia approvato per così tanti anni la sepoltura di Enrico De Pedis (boss della banda della Magliana), nella prestigiosa basilica di Sant’Apollinare. Per giunta con la scandalosa scusa che quello era stato “un benefattore”!

Povera Donna Summer, mancava solo questa crudele accusa del Vaticano! Da morta, per giunta. E pensare che a causa dell’Aids la cantante aveva già sofferto tanto anche in vita (l’avevano accusata di aver detto che quella malattia era un castigo di Dio, e lei – molto in ritardo però – aveva infine affrontato la questione, chiedendo scusa per non aver smentito tutto per tempo) .
… All’epoca, aveva voluto chiudere la polemica con una lettera di scuse. Che terminava con una citazione biblica tratta dalla prima lettera ai Corinti (precisamente il capitolo 13,  dove San Paolo dice: “Se ho tanta fede da spostare i monti, ma non ho amore, non sono nulla”). E in seguito, per tutta la vita, si è sforzata di mostrare il suo impegno per combattere l’Aids (e per contrastare anche ogni forma di discriminazione).

Checché ne dica il Vaticano, Donna Summer ha sempre proclamato la sua fede. Ed è morta secondo i suoi desideri: cristianamente. Il funerale (in forma privata e senza telecamere), è iniziato con un discorso del pastore Tim Johnson, ed è continuato tra canti, preghiere, salmi, e passi della bibbia.

Donna Summer (“I Beleave In Jesus”)

domenica 20 maggio 2012

BOSSI SEMPRE COMUNQUE

I caporioni leghisti difendono Bossi nonostante tutto.
... Ovvio: il Senatùr non li ha portati da nessuna parte, ma intanto loro si sono divertiti, e si sono pure (a nostre spese) arricchiti tantissimo!




_______________________________


Dialogo immaginario tra due leghisti maroniani
(i cosiddetti "barbari sognanti")

Barbaro sognante n° 1: «Ti ricordi quando l’Umberto diceva che ce l’aveva duro? Che uomo!».

Barbaro sognante n° 2:
«Certo che mi ricordo, che emozione! E tu ti ricordi di quando sputava su Garibaldi? Che forza!».


Barbaro 1:
«Ah, ti ricordi di quando diceva di sparare sui clandestini? E quando diceva di buttare il tricolore nel cesso? E quando diceva che il Trota veniva bocciato per colpa degli insegnanti terroni?».


Barbaro 2:
«Mamma mia, certo che mi ricordo. Se ci penso mi commuovo pure. Che audacia quando (insieme al Calderoli), offendeva i luridi “culattoni”, quando s’è inventato dal niente il "Sole delle Alpi", le favole sulla Padania e su Alberto da Giussano! E che dire di quando urlava contro “Roma ladrona”? O quando diceva che il Berluska è un mafioso e però (per il bene della Padania), ci si alleava? O anche quando fingeva di cantare il “Và Pensiero”? Per giunta  fregandosene del fatto che quello era il “canto degli ebrei” (visto che nominava le “rive del Giordano”)?
».

Barbaro 1:
«Cazzarola che ricordi meravigliosi. Che coraggio quando (sempre per il bene della Padania e al fine di ottenere il federalismo), ha fatto votare ogni minchiata che faceva  comodo al piduista. E che simpatico quando ha fatto certificare che il Berluska credeva davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak!».


Barbaro 2:
«Poco Giuda che tempi memorabili. Perché sarà anche vero che il Bossi non ha realizzato nulla di quel che aveva promesso, ma intanto ci siamo divertiti immensamente a credere alle sue buffonate!».

Barbaro 1: «Appunto, ben detto! Bossi non ha concluso niente, e ci ha presi in giro agitando la sacra ampolla (proprio come fanno i napoletani col sangue di San Gennaro!). Ma noi poveri barbari sognanti, senza arte né parte, gli siamo grati lo stesso, ci mancherebbe!
».

Barbaro 2:
«Ovvio: ha dato finalmente un senso alla nostre miserabili e grette vite. E soprattutto ci ha regalato una splendida carriera. Sennò ci sarebbe toccato in sorta di lavorare come negri (come i balùba della Tanzania, dove abbiamo portato i soldi della Lega). Oppure avremmo dovuto faticare come i vagabondi dell'Albania (dove siamo andati a comprare la laurea per quell'altro meschinetto!)».

sabato 28 aprile 2012

IL BRODO DI BITONCI

Tutto fa brodo. E tutto può essere utile per cambiare discorso (e distrarre gli italiani dai nuovi scandali).
Nel mitico nord-est un tabaccaio ha sparato sui banditi che avevano tentato un furto nel suo negozio. E Massimo Bitonci (deputato della Lega e sindaco uscente di Cittadella, Pd), invece di pensare al terremoto giudiziario che  sta colpendo il suo lurido partito, se ne è uscito con queste assurde parole:  "Ci sono troppi delinquenti in giro, ma io non lo imputo alla crisi. Bensì al fatto che Prodi a suo tempo ha aperto le porte a soggetti senza arte né parte, spesso dediti al crimine".

Bitonci, dunque, non ha trovato di meglio che tirare in campo Prodi. E mentre tutti parlavano degli scandali che hanno investito il Carroccio (e che hanno fatto svergognare pure la famiglia Bossi), lui preferiva raccogliere le firme per cacciare da Padova il figlio di Totò Riina.
... Ecco cosa deve inventarsi, in questo doloroso frangente, un povero leghista. Pur di spostare l'attenzione dell'elettorato altrove!

domenica 22 aprile 2012

L'IMPRESENTABILE BOSSI FAMILY

La famiglia Bossi come la famiglia Addams: uno più impresentabile dell’altro (e quello che segue è l'orrido album di famiglia)


  Anche l’ultimogenito di Umberto Bossi  è finito nel tritacarne mediatico che ha terremotato la famiglia del Senatùr. Pare infatti che la rinoplastica del giovanissimo pargoletto (Eridanio Sirio, per lui due nomi uno meglio dell’altro), sia stata pagata coi soldini dei rimborsi elettorali.
… E allora adesso sappiamo finalmente che in casa Bossi non è stato risparmiato nessuno. Ma proprio nessuno nessuno, eh!

  P
recedentemente alla notizia della rinoplastica di Eridanio Sirio, eravamo già preoccupati per gli esuberanti exploit dell'altrettanto semi-sconosciuto Roberto Libertà, che è poco più vecchio dell’altro fratello col naso-rifatto (e che ha avuto anche lui un secondo nome da brividi).
... Però, in questo caso possiamo star tranquilli: per Robertino non c'è stato nessun intervento estetico a nostre spese. Peggio: è stato accusato (e recentemente condannato), per aver lanciato un gavettone di acqua e candeggina ad un ragazzo comunista che stava attaccando un manifesto.

  Bisogna precisare che in passato quel moccioso di Roberto Libertà si era già fatto notare. Precisamente quando, ancora minorenne, era stato fermato dai carabinieri vicino ad una cascina dove si ritrovavano tanti giovani un po’ sbandati. Evidentemente la lezione non gli era servita a niente.
… Ebbene, non ci si crede, ma adesso, proprio questo sfacciato ha il coraggio (in seguito allo tsunami che ha travolto il Carroccio), di dichiarare con aria tutta seriosa: «Sono schifato, a dir poco. Purtroppo viviamo in questo paese di merda».

  D
el figlio più vecchio di Umberto Bossi (Riccardo, nato dal primo matrimonio del Senatùr), si sapeva che non aveva potuto partecipare al noto programma “L’isola dei Famosi”. E questo perché il padre glielo aveva proibito espressamente.
… Ma il vecchio Umberto non vedeva nessun problema, invece, se il primogenito si accompagnava con l'ex pupa Rosy Dilettoso. E anche adesso non vede problema per tutte le altre scorribande a cui si dedica tuttora il baldo giovanotto (che ha negato di aver mai preso soldi da Belsito, e che in merito ai recenti scandali ha preferito gridare pure lui - buon sangue non mente! - al complotto della Magistratura).

  Peraltro, tocca precisare che Riccardo Bossi dice (solo adesso? Troppo tardi!), di essere interessato unicamente allo sport. E assicura di non volersi assolutamente occupare di politica. Ma a suo tempo aveva lavorato (chissà a che titolo) al Parlamento europeo, come assistente di Francesco Speroni.
... Infatti, anche per questo era stato accusato di aver semplicemente beneficiato del potere politico del padre, suscitando le stesse polemiche che aveva provocato Franco Bossi (fratello del Senatùr, assunto - benché in possesso del solo diploma di licenza media inferiore! - come assistente parlamentare dell'eurodeputato leghista Matteo Salvini con la retribuzione di 12.750 euro al mese).

  Poi, naturalmente, nella famiglia Bossi ci sta il più balengo della tribù (il famosissimo Renzo, detto "il Trota"). Di lui si è già scritto di tutto e di più. A suo tempo il simpaticone si era fatto notare anche su Facebook, dove aveva lasciato il segno pubblicando un giochino razzista (“Rimbalza il clandestino”). E in seguito non ha mai smesso di fare casino e sparare cazzate, regalando tanti spunti per la satira.
... D'altra parte, era già tutto chiaro anche prima, bastava guardarlo in faccia questo qui! Già da studente Renzo Bossi era stato una autentica frana: era riuscito a passare la maturità solo al quarto tentativo, dopo ben tre prove andate a male (per colpa dei professori meridionali, dichiarerà il padre!).



http://www.youtube.com/watch?v=CYYNlliyTEU

  Ma tutti questi presunti pregiudizi dei professori meridionali non hanno impedito a Renzo Bossi di sfondare in politica. Perfino alla stragrande, sebbene tra mille sospetti (per dire: una sua amica era stata sospettata di aver diffuso dei dossier che avrebbe favorito la sua elezione a scapito di altri esponenti leghisti).
… E tutto questo andazzo è durato fino a quando, finalmente, il Trota è stato costretto a dimettersi da consigliere regionale. Con qualche ridicola scusa, ovviamente: lo avrebbe fatto per dare l’esempio, in tutta serenità (dice lui); lo ha fatto perché era stanco di fare quel duro lavoro ( ha precisato invece il padre!).

  M
a non è giusto buttare tutta la croce sul Trota, come tenterebbero di fare i leghisti. Già, i leghisti, che dovevano capirlo ben prima: da una madre come Manuela Marrone (titolare di una baby pensione dall’età di 39 anni, adesso accusata di aver finanziato la sua scuola “Bosina” coi soldi pubblici), che razza di figli potevano venir fuori? E da un padre come il vecchio e presuntuoso Umberto cosa ci si poteva aspettare, porcoggiuda?
… Ma certo, ma sicuro, era chiaro quali erano le tradizioni di famiglia: anche Umberto, da giovane, aveva bighellonato a lungo prima di inventarsi una carriera. Ed era infine riuscito ad improvvisarsi capo-popolo, ma solo dopo aver capito di essere negato in ogni altra attività lavoativa. Era negato assolutamente come poeta e come cantante (incise due dischi penosi, sui quali è meglio stendere un velo pietoso). Perfino la sua prima moglie (Gigliola Guidali), spiegò di averlo lasciato perché non si decideva a trovare un lavoro fisso. E perché aveva scoperto che quello mentiva spudoratamente (in un'intervista la poveretta raccontò che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore, dicendole «ciao amore, vado in ospedale», senza tuttavia essersi mai laureato).

  I
figli di Bossi hanno semplicemente seguito l’esempio del babbo e della mammina. Se i genitori da giovani erano stati dei fanfaroni, loro hanno continuato per quella strada. Magari lo hanno fatto con più decisione (l’alunno che spesso supera il maestro), in ciò facilitati dai notevoli vantaggi che derivavano dal portare un cognome tanto potente (e prepotente).
… Cosicché, se i genitori adesso dovranno spiegare come hanno pagato tante cosette (la ristrutturazione della casa, l’università dei pargoletti, le spese mediche, le altre case, i fabbricati e i terreni), i figli invece dovranno spiegare dove hanno trovato i dané
con cui hanno pagato le multe, le belle auto, e tutto il resto.

  A
desso i leghisti cascano dal pero. E vorrebbero squalificare la moglie di Umberto Bossi accusandola di essere solo una terrona (a causa delle sue origini siciliane). E questo dopo aver fatto la stessa cosa anche con la sua amichetta Rosy Mauro (che invece ha origini pugliesi).
… Però fino a ieri gli omini verdi non si lamentavano di niente. Perdonavano tutto: la baby pensione, la scuola dove si insegnava il dialetto locale, le scemenze, e certe insulse superstizioni (tra di loro girava la voce che quando il Senatùr era ancora grave la moglie e Rosy Mauro disponevano attorno al letto del Senatùr alcune pietre che a loro dire avrebbero avuto proprietà magiche).

  C
he poi: se davvero i militanti della Lega ci tengono a far pulizia in casa, come mai non hanno mai preso in considerazione le parole di Angela Brivio Bossi, sorella del loro caro leader? Ebbene, quando al Senatùr rinfacciarono di questa lite tra fratelli, lui chiuse la questione insinuando che la sorella era brava solamente a preparare le bistecche. E lei, furiosa, si rivolse ai giornali raccontando come stavano davvero le cose: «Ah, se le ricorda bene le mie bistecche, lui! Perché per anni solo quelle ha mangiato, quel ‘mantegnù’. Che se non mangiava le mie bistecche, caro il mio Umberto…».
… E a questo punto tocca ricordare la stoccata (finale) sul “mantegnù” che mangiava a sbafo: «Aoh! Stiamo parlando di uno che ha organizzato tre feste di laurea senza essersi mai laureato!».

sabato 7 aprile 2012

LEGA DI FAMIGLIA

La Lega di Bossi inciampa sulla sua stessa propaganda, come il Vaticano. E' giusto così: chi di famiglia ferisce di famiglia perisce.



Le bugie hanno le gambe corte, e l'ipocrisia non regge al tempo e alle intemperie. Per questo la Lega di Umberto Bossi finisce in cacca come il Vaticano, e proprio sui temi su cui ha speculato. E' giusto così: chi di famiglia ("secondo natura") ferisce, di famiglia (quella esibita per propaganda) perisce.
... Ma il Senatùr non è sprofondato solo a causa dei figli (fanfaroni), o della moglie (arruffona e superstiziosa). Bossi è precipitato anche per colpa di tutti quegli altri ruffiani che - come lui - pretendevano di esaltare unicamente la famiglia tradizionale del "piccolo mondo antico" (con i suoi legami di sangue, di Fede, di clan, e di "tribù"). Sempre sputando sulle famiglie "altre", quelle dettate dall'affetto che sfugge alle regole di una legge o di una religione.


Non ci voleva molto a capire che tutto nella Lega era un pretesto per conquistare potere (e poltrone). Come ha spiegato Michele Serra su "Repubblica", quando ha scritto: «Tutto, nella storia leghista, è improvvisato e cialtrone, a partire da quel logo fantasma, "Padania", che non ha alcuna attinenza con storia e geografia e pare sortito da una partita notturna a Risiko annaffiata da troppo alcol. Proseguendo con il ridicolo crak del credito padano, l'inverosimile carriera politica del povero Trota, il cerchio magico con le fattucchiere e le badanti [...] i finti ministeri a Monza, gli elmi cornuti, gli affaroni in Tanzania... ».

Ce ne vuole di coraggio, per mostrare rispetto ad un cialtrone come Bossi! Perché questo qui, scrive ancora Serra, è «un fanfarone di paese, finto medico, cantante fallito, che per oltre vent'anni è riuscito ad abbindolare un popolo evidentemente abbindolabile».
... E infatti è così, l'Umberto è solo un ciarlatano che si vantava di avercelo duro (quando è chiaro che non riuscirebbe ad andare al cesso da solo). Tra una bestemmia e una ampolla al dio Po ha  mostrato il dito medio, ha buttato la bandiera italiana nel cesso, ha insultato, ha straparlato su tutto, ha minacciato, ha promesso miracoli, ha tradito i suoi alleati per ritornarci assieme quando gli conveniva, ha approvato le leggi piu' immonde e ha certificato che il suo compare Berluska credeva davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak.

domenica 1 aprile 2012

KATTOLICA KANAGLIA


Insomma, una domanda sorge spontanea: perché Enrico De Pedis, boss della banda della Magliana, è sepolto nella basilica romana di Sant'Apollinare? Lo Stato italiano non vede qualche problema? E Santa Romana Chiesa (che negò i funerali a Welby), non ha nulla da dichiarare sulla questione?
... Walter Veltroni ha chiesto spiegazioni a chi di dovere, e intanto gli ha risposta il ministro dell'Interno (Anna Maria Cancellieri).

La ministra non ha perso tempo, e ha subito fornito una prima spiegazione: in data 10 marzo 1990 il cardinale Ugo Poletti rilasciò il nulla osta della Santa Sede alla tumulazione della salma nella prestigiosa basilica, e questo dopo che un monsignore (Pietro Vergazzi), aveva certificato che il famoso criminale era niente popò di meno che un grande benefattore (forse nel senso che aveva riempito di soldi qualche prelato che conta in Vaticano?).


In seguito a questo schifo (esattamente il 20 marzo, quindi pochi giorni dopo), lo stesso monsignore dichiarò l'exraterritorialità della basilica. E questo chiuse il discorso (e le bocche) per così tanti anni.
... Ma adesso la cosa è scoppiata, e Walter Veltroni (in un momento di lucidità), ha pensato bene di agitare nuovamente il fantasma di "Renatino". Con tutti gli annessi e i connessi che ne derivano.

Fantastico, sulla vicenda, il cinico commento di Giulio Andreotti: «Forse De Pedis non era un benefattore dell'umanità, ma di Sant'Apollinare sì».
... E puntuale è stato invece il commento del sindaco di Roma Gianni Alemanno: «Non è accettabile che un bandito come De Pedis sia sepolto in chiesa» (Basilica, sindaco, non si offenda un benefattore, è una basilica!)

venerdì 30 marzo 2012

I TIRANNOSAURI

Il portavoce vaticano (padre Lombardi) ha spiegato che il colloquio tra Ratzinger e Fidel Castro è stato un dialogo «molto intenso e cordiale». Resta da capire quali saranno i vantaggi che ne avranno i cubani da questo viaggio del Papa, ma pare di capire che nell'immediato gli unici a ricavarci qualcosa sono il Vaticano stesso e il regime castrista.
... Già, perché, come ha spiegato anche la blogger Yoani Sànchez, il governo cubano «cercherà di presentare il viaggio dell'inquilino del Vaticano come un gesto di convalida della sua amministrazione».

  Non per niente Sua Santitudine quando è arrivato a Cuba ha ruffianamente chiesto la fine dell'embargo americano, ma nel contempo ha evitato accuratamente di parlare con i dissidenti dell'isola che gli avevano chiesto un minuto di attenzione (“un minuto y nada mas”).
... Pare che il Vaticano abbia deciso di ignorarli per il loro stesso bene. Così almeno si vorrebbe far credere, perché dicono che sia anche questa la fantasiosa spiegazione: quelli, poverini, resteranno nell’isola, e dopo la partenza del Papa potrebbero subire qualche ritorsione dal regime.

  La verità è che a Sua Santitudine premono le libertà religiose. Il resto viene dopo, molto dopo. E per ottenere qualche privilegio per la sua multinazionale lui è disposto a soprassedere su tutto (anche sulle torture, sui massacri, e sui crimini più odiosi).
... Del resto, lo stesso film si era visto poco prima, quando il Papa era stato in Messico, dove ha indossato il suo bel sombrero ma non ha voluto incontrare le vittime di padre Maciel (Maciel sarebbe il prete pedofilo e puttaniero che ha fondato i Legionari di Cristo). Inoltre, in quella terra Benedetto XVI ha evitato accuratamente di condannare apertamente i “narcos” (che si fingono religiosi e che avevano mafiosamente stabilito una “tregua” durante la visita del papa tedesco, addirittura dandogli il “Bienvenido” attraverso i loro narco-striscioni diffusi un po’ ovunque).

  Evidentemente il pastore tedesco (che tuona continuamente contro l’aborto e la soppressione degli invisibili embrioni), è un tipo sveglio. E piuttosto che attaccare direttamente certi pericolosi criminali, preferisce stare sul vago. Come ha fatto quando ha fumosamente salutato chi “soffre a causa di antiche e nuove rivalità, risentimenti e forme di violenza”.
... Inoltre: per confondere meglio le acque e non affrontare i guai, Ratzinger ha preferito parlare di aria fritta. Come quando - sempre negli stessi giorni - si è scagliato contro il marxismo, che secondo lui sarebbe una anticaglia (qualcuno gli dica che è caduto il muro, accidentina. E qualcuno gli dica quanto sono medievali anche le sue scarpette rosse e le sue cerimonie da Wanda Osiris!).

  Riassumendo: nel cattolicissimo Messico niente pubblica condanna dei narco-trafficanti e nessun dialogo con le vittime di padre Maciel. A Cuba nessun incontro con i dissidenti ma piuttosto una bella chiacchierata con il Lìder Màximo (confidando su una sua pubblica dimostrazione di fede: Fidel Castro non è mai stato scomunicato, è nato cattolico e per Santa Romana Chiesa è come un figlio un pò lazzarone che prima o poi ritroverà la strada di casa).
... Ad ogni modo, questa sperata conversione (o ri-conversione) del barbuto Fidel non si è proprio vista. E pensare che il Vaticano era disposto financo a dargli la comunione a questa vecchia ciabatta, se solo lui l'avesse chiesta!
  Dall'Oltretevere avevano spiegato che il Papa era disponibile ad incontrare anche l’altro tiranno (Chàvez, cattolico pure lui, che non risulta essersi appalesato nonostante fosse anche lui a Cuba durante la visita papale per curare il suo cancro).
... Ed è meglio così. Perché il nostro amico poteva contare, al massimo, su una una benedizione veloce. Visto che a Chàvez avevano informalmente fatto sapere che qualora avesse chiesto la comunione
, avrebbero potuto negargliela.
  Ma certo, a Chavez avrebbero potuto negare la comunione. Perché lui risulta essere un convivente, quindi un pubblico peccatore.
... E perché, evidentemente, il buon Dio è conciliante con i dittatori fanfaroni (come quella pantegana di Fidel), ma non tollera un caudillo esaltato e cancroso come il populista Hugo. Bisogna farsene una ragione, eccheccazzo!

domenica 18 marzo 2012

NELLE MIGLIORI FAMIGLIE

Per la serie “ecco cosa succede anche nelle migliori famiglie”. La figlia di Aldo Moro (Maria Fida, oggi 65enne), ha raccontato alcune incredibili cose che sarebbero accadute durante il sequestro del padre.
... Da restare allibiti: a 34 anni dal rapimento e dall’uccisione dell’adorato papà, in una lunga intervista al settimanale “Panorama”, ha spiegato come durante i 55 giorni del sequestro ci fu una vera guerra in casa sua.

Le incomprensioni sarebbero iniziate - sostiene - quando lei decise di andare al funerale degli uomini della scorta che erano stati uccisi nella strage di via Fani (i suoi familiari non volevano, perché sostenevano che era pericoloso).
... Proprio in seguito a questo episodio la tensione in famiglia aumentò al punto che lei fu costretta ad abbandonare la casa (testuale: «Mia madre si gettò in ginocchio e, in lacrime, mi supplicò di andarmene via»).

Volendo credere al racconto, a seminare la zizzania sarebbero stati quelli del movimento “Febbraio 74”. Questi, approfittando di suo fratello Giovanni (che in precedenza aveva aderito ad una loro iniziativa), avevano addirittura “occupato” la loro casa. 
... E non è ancora finita: Maria Fida nell’intervista ha voluto precisare che precedentemente al rapimento del presidente della Democrazia Cristiana suo fratello Giovanni non era in buoni rapporti col padre. Anzi: Aldo Moro e il figlio neppure si parlavano. Addirittura quando dovevano interloquire usavano come intermediario la mamma.

Nonostante tutto questo, il settimanale "Panorama" ha graziosamente pubblicato una foto tratta dall'album di famiglia Moro. Nella quale si possono rimirare Aldo Moro e tutta la sua cattolicissima famigliola, in visita all'allora pontefice Paolo VI (grande amico del leader diccì, che durante il sequestro volle scrivere una accorata lettera agli "uomini delle Brigate Rosse").