mercoledì 20 luglio 2011

BRAVI RAGAZZI

Se abbiamo creduto a due spiritati trafficoni come Bossi e don Verzé, allora ci meritiamo di andare via con loro (verso il fallimento totale)


Tutti e due questi sbruffoni hanno giocato a fare il "piccolo chimico", con la scusa della religione e della Fede. Infatti, mentre il Senatùr si trastullava con le sacre ampolle, il prete cincischiava di voler trovare la pozione magica.
Adesso, finalmente, l’Umberto, è (secondo Luca Telese), un povero “bollito”, che infatti “perde colpi”. E si vede a occhi nudi: il Senatùr cambia più opinioni che mutande (l’ultima sbandata sul caso Papa: un giorno lo voleva in galera, il giorno dopo lo voleva libero!).
… E in quanto a don Verzè? Beh, c’è da chiedersi come sia possibile che il Vaticano non abbia mai pensato di mandare al rogo un prete che aveva dichiarato di voler trovare l’elisir di lunga vita. E tutto questo mentre nel frattempo lui si inciuciava sempre più con l’amico Berluska. Per non parlare di quella Nicole Minetti che nel suo “San Raffaele” faceva l’igienista dentale (prima di prendere il volo per altri lidi, la fanciulla, e prima di essere accusata di favoreggiamento della prostituzione, assieme a Lele Mora e a Emilio Fede)




Luca Telese per "Il Fatto Quotidiano"
«Stavolta Umberto Bossi è davvero bollito. Nessuno lo vuole dire, esplicitamente, dentro e fuori la Lega, ma moltissimi lo sussurrano a mezza bocca: Umberto Bossi perde colpi. Nessuno lo dice così, nemmeno fuori, perché teme di finire sotto il fuoco ustorio del politicamente corretto e perché è difficile dire che Bossi perde colpi perché automaticamente scatterebbe l'accusa di infierire contro una persona malata […].
Bossi è bollito perché i voti del Pdl sono fuggiti via, perché a Milano ha perso con la Moratti e perché a Gallarate ha perso con la Bianchi Clerici. Era il leader che le azzeccava tutte anche quando sembrava impossibile, adesso è quello che le sbaglia tutte, anche quando nessuno se lo aspetta».


Gianni Barbacetto per "Il Fatto Quotidiano"
«Gli piacciono il potere e gli uomini potenti, da Gheddafi a Fidel Castro, fino a Silvio Berlusconi. Li ha definiti, via via, doni di Dio, uomini della Provvidenza, così prepotenti e così simpatici. Sarà un caso che adesso abbiano tutti e tre, chi più chi meno, qualche problema sul groppone? Don Luigi Verzé, a novant'anni, sta subendo la stessa sorte, un triste declino, prima il buco finanziario del suo San Raffaele, ora anche il suicidio del top manager dell'ospedale, Mario Cal. Per don Verzé l'impegno di una vita è sintetizzato nell'invito evangelico "andate, insegnate, guarite". La Chiesa ambrosiana non l’ha capito, dapprima, tanto da infliggergli negli anni Sessanta la pena di non esercitare il sacro ministero e, negli anni Settanta, addirittura la sospensione a divinis […].
Quando poi c'è stato bisogno di dare una ripulita (e un titolo di studio) a una ragazza molto cara a Silvio, di nome Nicole Minetti, è stato don Verzé a trasformare la subrettina di Colorado Cafè in "igienista dentale" del San Raffaele, pronta per essere imposta come consigliera regionale nel "listino" bloccato di Formigoni e infine per diventare "incaricata della Presidenza del Consiglio" inviata a strappare la minorenne Ruby alla questura di Milano.
Il legame tra don Verzé e Berlusconi è fortissimo e di antica data. Parte dai tempi di Milano 2, quando la presenza del San Raffaele serve per far deviare dalla nuova portentosa città-giardino le rotte degli aerei in decollo e atterraggio a Linate. E arriva fino al progetto dei due, il settantaquattrenne Silvio e il novantenne Luigi, di trovare l'elisir di lunga vita, capace di prolungare l'esistenza terrena fino ai 120 anni. Nell'attesa, don Verzé ha costruito una sua rete di amici e sostenitori».


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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma mentre loro ci vanno con le tasche piene noi ci andiamo con le tasche vuote

Pellizzer ha detto...

Eh già, perché è pur vero che le persone perbene possono dire di poter sfoggiare il cosiddetto "onore".
... Ma resta altrettanto vero quel che vien detto nella famosa opera di Verdi: "L'onore non riempie la pancia"