giovedì 22 luglio 2010

Trenitalia versus Lega

Questi treni pieni di controllori komunisti
(... che tartassano i poveri e laboriosi leghisti)



SCENA N°1)
Bella questa: siamo nel mitico nord-est, nel Veneto della Lega che ciancia su Roma ladrona (salvo difendere gli splafonatori del latte).
... Siamo a Palazzo Ferro Fini, dove Santino Bozza (consigliere regionale della Lega), si è lamentato perché -avendo esibito un biglietto non obliterato- è stato multato da Trenitalia.

SCENA N°2)
Santino ha spiegato che lui con i controllori è stato gentile e premuroso. Che non ha cercato di sfruttare il fatto di appartenere alla casta politica. Ma che i controllori sono stati ugualmente “fetenti”.
... E ha aggiunto che “quando si presenta l’occasione non capiscono più niente… hanno la percentuale sulla multa”.

SCENA N°3)
Ebbene, in questo momento lo sfogo del povero Santino è appena finito. Ed ecco che si alza Franco Bonfante, del Partito Democratico, che gli chiede a bruciapelo: “Ma è vero che ha chiesto al controllore se era comunista?”.
… E a questo punto il leghista, sempre gentilmente, sempre senza scomporsi, senza fare una piega, come fosse una cosa normale, ammette candidamente : “Si, gliel’ho chiesto”.

venerdì 16 luglio 2010

Cosentino, la cravatta, il matrimonio gay

Il governo di Silvio IV cade a pezzi, e anche il Vaticano non sta tanto bene.
Entrambi cercano di minimizzare il fallimento. E mentre il primo sta a controllare il nodo alla cravatta, il secondo cerca di confondere le acque col suo "latinorum".

... Ma intanto il mondo continua a girare come ha sempre fatto, e -sia ringraziato il cielo!- non gira sempre dalla loro parte.


1) Lo spettacolo doveva continuare. E infatti dopo la vicenda Scajola, e dopo il licenziamento di Brancher (ministro del Nonnulla), sono arrivate le dimissioni di Cosentino. E pensare che il Berluska, sullo scandalo della cosiddetta P3, aveva appena spiegato che "sono quattro pensionati sfigati" .
... Strano, però, i pensionati che conosciamo sono ai giardinetti, mica a complottare e a realizzare dossier!

2) Dite a Berluska di slacciarsi la camicia e di armarsi di ventaglio, perché secondo il suo ministro della Salute i condizionatori sono "il modo migliore per prendersi un accidente".
Dite a Silviuccio
di buttar via la cravatta, perché Ferruccio Fazio ha stabilito che quella sarà pure elegante ma è anche "una grande fonte di infezioni, la maggiore che esista sul corpo di un uomo".
... Dite a Sua Prescrizione che il ministro Fazio in persona ci ha deliziato con questa incredibile spiegazione tecnica: "Il problema è che la cravatta è sempre la stessa. La cambi ogni giorno ma non la lavi mai. E non puoi certo sterilizzarla ogni volta".

2) Ecco, invece, una valida ragione per ubriacarsi dalla gioia: perché Santa Romana Chiesa non sa più che pesci pigliare e adesso ha annunciato "urbi et orbi" le nuove regole con cui si propone di combattere i delitti "gravioribus" (ma è la solita pappardella con cui finge di voler contrastare i preti sporcaccioni).
... E mentre questi bigotti stanno a cincischiare, il mondo continua a girare (e non per il verso che vorrebbero loro). E i vescovi sono costretti a riferire (su Avvenire.it), che l
'Argentina è diventata "il primo Paese dell'America latina ad autorizzare le nozze gay, e il decimo al mondo dopo Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del sud, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda".
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martedì 8 giugno 2010

Pietà non l'è morta

Se una mamma perdona una poveretta che le ha rapito il figlio, forse vuol proprio dire che Dio esiste

(... Ma cosa sarebbe successo se a portar via il neonato fosse stata una zingara? O una marocchina? O una ebrea scostante? O una lesbica grassa? O chi-diavolo-ti-pare?)

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( Da www.ansa.it )

* MAMMA, PERDONO CHI L'HA RAPITO
"Mi dispiace molto per questa persona, perché molto probabilmente non sta bene, non la odio, non provo niente. Sì, la perdono". Sono queste le prime parole di Annalisa Fortunato la mamma a cui ieri era stato rapito il piccolo appena nato. Ancora sofferente dopo il parto cesareo la neomamma ha potuto stanotte riabbracciare il suo bambino.
"E' nato per la seconda volta". Annalisa Fortunato ha espresso così la sua fortissima emozione. Nel suo letto, nel reparto di maternità dell'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, la donna ha raccontato di aver accolto subito il piccolo, ieri sera tardi, dopo il ritrovamento: "Me l'hanno portato qui, l'ho tenuto in braccio, proprio qui", dice indicando il petto. "Stava bene - ha aggiunto - stava benissimo. Dormiva quando é arrivato".

* RAPITRICE, LO AVREI RESTITUITO STAMATTINA
Era agitatissima all'inizio, ha negato tutto e si è mostrata molto aggressiva con gli inquirenti, proprio come una criminale. Poi però ha ceduto Annarita Buonocore, l'infermiera di 42 anni che ieri ha rapito il neonato a pochissime ore dalla nascita. A chi l'ha interrogata la donna ha detto che avrebbe voluto restituire alla sua famiglia il piccolo Luca Cioffi stamattina. La donna non ha precedenti penali, né risulta affetta da patologie psicologiche. Madre di due figlie, una di 11 e l'altra di 19 anni, la Buonocore ha alle spalle un matrimonio e una convivenza.
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martedì 4 maggio 2010

Chi troppo chi niente

Vuoi vedere che Scajola era più paraculato di Berluska?
Incredibile: il premier aveva chi gli pagava le escort (naturalmente a sua insaputa), ma forse l’ex ministro aveva addirittura chi gli regalava le case (e senza dirgli nulla, s’intende).

... Adesso Scajola trova insopportabile l'idea che qualcuno possa aver contribuito a pagargli la casa. E pensare che la stragrande maggioranza degli italiani troverebbe tutto questo fantastico (e si accontenterebbe di regali molto più piccoli: per la serie a chi troppo e a chi niente!).
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Anche se Berluska ha finto di difendere il ministro Scajola, il giornale della Real Casa ha contribuito a chiederne le dimissioni (Vittorio Feltri, sul “Giornale” gli si è rivolto direttamente: «Se non ha niente da dire oltre a ciò che ha detto, le conviene rassegnarsi. Anzi, rassegnare le dimissioni»).

E Nicola Porro (vicedirettore del quotidiano), sul suo blog ha parlato altrettanto chiaro: «Ho intervistato Claudio Scajola, recentemente, sul giornale. La vicenda è nota. Ha comprato nel 2004 un appartamento al Colosseo. Dice di averlo pagato con un mutuo da 610mila euro ancora in essere […]
Dico subito che non credo al ministro che ho intervistato. Non dico che debba andare in galera. Non dico che debba essere indagato. Dico una cosa banale: 610mila euro per 180 metri quadri nel centro di Roma, non sono il prezzo di mercato. Ho forse delle prove? Nessuna. Per quanto mi riguarda ci possono essere mille motivi per i quali le venditrici hanno incassato da Scajola solo 610mila euro. Alcuni leciti, altri opachi, altri illeciti.
Ognuno si può esercitare con tutte le supposizioni possibili. Ma il punto, cari commensali, non è questo. Il punto è che il ministro continua a dire che il prezzo giusto di quell’appartamento, è quello ridicolmente fissato a 3400 euro a metro quadro. E’ un insulto alla nostra intelligenza[…].
Se il ministro avesse detto, l’ho pagata 610mila euro, e il resto li ho dati in nero, sarebbe stato ammettere un’evasione fiscale che in molti fanno. Non un bel gesto da parte di un ministro della repubblica. Ma prenderci per i fondelli è peggio»
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domenica 18 aprile 2010

Il piano anti-Bossi

L'ex “maggiordomo” di Umberto Bossi ha deciso di vuotare il sacco.
E ha raccontato di quella volta che, subito dopo il primo infarto del senatùr, i suoi volevano approfittarne per farlo fuori.

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Da una intervista ad Alessandro Patelli
(di Alessandro Dell’Orto, per “Libero”)

Alessandro Patelli era il "pirla" (autodefinizione) della Lega. E’ stato arrestato il 7 dicembre 1993 con l’accusa di aver violato la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, tangente da 200 milioni di lire gentilmente allungata da Enimont. Erano gli anni di Mani Pulite, politica italiana stravolta, Di Pietro star (?!) e tutti dentro.
Patelli, responsabile amministrativo, organizzativo e uomo di fiducia di Bossi, è stato condannato a 8 mesi (arresti domiciliari) e poi ha lasciato il gruppo. E’ sparito, portando con sé verità e misteri del boom della Lega…

* Le piace la Lega di oggi?
«Non credo che la nuova classe politica sia più preparata di quella dei miei tempi. I vari Cota, Zaia, Stucchi, semplicemente, dicono alla gente quello che la gente vuole sentirsi dire. Non c’è dietro un vero progetto politico».

* Roberto Calderoli è ministro per la Semplificazione Normativa. Tante uscite folkloristiche, ma anche buoni risultati.
«Non mi piace. E’ una macchietta. Dice di aver soppresso 29mila leggi. Ma quali sono? Ce lo spieghi, non condivido il suo comportamento […]».

* Allora puntiamo alto. Ci sveli qualcosa che non ha mai raccontato.
«Nel 1991 Bossi ha il primo infarto, lo ricoverano a Varese e io ricevo una strana telefonata da due personaggi di primo piano della Lega Nord…».


* Nomi, grazie.
«No, ma non è difficile intuire: uno è tuttora nella Lega, l’altro è andato via».

* La chiamano e…?
«Cercano di convincermi, dicono che devo far dimettere Bossi, far decretare la sua incapacità di intendere e di volere. Così poi si può convocare il consiglio federale e prendere atto che le funzioni del segretario vengano assunte dal presidente federale in carica».

* E chi è?
«Franco Rocchetta».

* Un piano perfetto per far fuori il Senatur!

«Io rispondo che finché Bossi avrà un filo di voce, non farò mai nulla del genere».

* Bossi, poi, ha meditato vendetta?
«Non ha mai saputo nulla, lo scoprirà per la prima volta ora leggendo questa intervista […]».
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martedì 6 aprile 2010

La destra che avanza (e poi arretra)

Tranquilli: magari la destra pseudo-kattolica avanza politicamente, però indietreggia elettoralmente.

Tranquilli: se la matematica non è un'opinione, Berluska e Bossi hanno perso voti entrambi, mi consenta!

Tranquilli: dice Eugenio Scalfari che la Lega ha guadagnato voti in Veneto, in Emilia, in Toscana, nelle Marche. Ma ne ha persi in Piemonte, in Lombardia e in Liguria.
... E sostanzialmente “non è affatto aumentata". Più semplicemente "ha perso meno degli altri”.
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Dall’articolo “Il vento vandeano, da Torino a Treviso”
(di Eugenio Scalfari, per “La Repubblica”)


« … I risultati del 29 marzo non possono essere archiviati come cosa nota. Pesano sul futuro, sui comportamenti dei protagonisti e sugli umori della società. Perciò dobbiamo esaminarli con cura e al di fuori della propaganda di parte, rileggendo i numeri emersi dalle urne e cavandone un significato.

Comincerò dalla Lega, che politicamente è il partito vincitore. La sua vittoria politica è indubitabile: non governava nessuna Regione ed ora ne governa due; in Veneto ha largamente superato il Pdl; il Nord padano è saldamente guidato dal centrodestra e in particolare dalla Lega che può vantare anche una penetrazione inquietante in Emilia.
Alla vittoria politica non si è però accompagnata una vittoria elettorale in termini di cifre assolute. Gli elettori della Lega infatti sono stati due milioni e 750 mila; nelle europee erano stati due milioni e 900 mila; nelle politiche del 2008 ne aveva raccolti due milioni 847 mila. Il dato delle regionali del 2005 appartiene ad un'altra era geologica e non è dunque comparabile con quello attuale.
Roberto D'Alimonte sul '24 Ore' del 31 marzo ha scorporato questi dati, regione per regione constatando che la Lega ha guadagnato voti in Veneto, in Emilia, in Toscana, nelle Marche, ma ne ha persi in Piemonte, in Lombardia e in Liguria.
Il risultato netto segna, rispetto alle europee, una perdita di 147 mila voti. Il risultato ci dice dunque che la Lega, in cifre assolute, non è affatto aumentata ma ha perso meno degli altri. Il suo peso politico è fortemente cresciuto ma il numero dei voti è più o meno quello che aveva negli scorsi due anni. Sfondamento dunque non c'è stato. Lo stesso confronto esteso agli altri partiti dà i seguenti risultati in confronto con le europee: il Pdl ha perso due milioni e mezzo di voti, il Pd un milione, l'Idv 450 mila, l'Udc 360 mila.
Le percentuali registrano queste realtà, profondamente influenzate dalle astensioni nonché dalle dimensioni di ciascuno dei partiti sopra indicati, ma lo specchio più realistico ce lo fornisce il confronto globale con il corpo elettorale di tutti i cittadini che hanno diritto al voto.
Utilizzo le accurate elaborazioni di Luca Ricolfi che è un riconosciuto esperto in questa materia ('La Stampa' del primo aprile). Fatti 100 gli elettori con diritto di voto, il 30 per cento non ha votato, 12 hanno votato Lega e Idv, 29 hanno votato per i due partiti maggiori (Pdl e Pd) e i restanti 19 hanno votato per le decine di partiti e liste restanti. "Il principale partito di governo - conclude Ricolfi - è stato votato da un italiano su sette, mentre tre italiani su sette non ha partecipato al gioco".
Dal canto mio, sommando i voti del Pdl nelle tre Regioni del Nord, ottengo due milioni 384 mila voti e sommando quelli della Lega ne ottengo due milioni 292 mila. In Piemonte Lombardia e Veneto la Lega è complessivamente inferiore al Pdl di soli 152 mila voti. Di fatto nella Padania Bossi non ha superato Berlusconi ma l'ha raggiunto, conquistando due governatori su tre.
Questo è lo stato dei fatti: Non sono opinioni ma numeri… ».

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* A questo post va collegato quello dal titolo "Pagliacci". Inoltre, altri post ancora sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.ogniDI', sul blog F.&FASTIDI.

domenica 28 marzo 2010

I SEGRETI DEL VATICANO

Ratzinger sapeva, e nascondeva tutto sotto il tappeto (anche attraverso la “Epistola de delictis gravioribus”).
Adesso, la Chiesa cattolica deve cominciare a dire le cose come stanno. Soprattutto c’è bisogno di democrazia, perché al centro non ci deve più stare la gerarchia, ma il “Popolo di Dio”.

(… A parlare così è stato Enzo Mazzi, sul quotidiano “Il Manifesto”. Si riferiva a quello che ha definito “stillicidio di scandali riguardanti la pedofilia del clero, che dilaga senza sosta e coinvolge con un crescendo impressionante gli stessi massimi vertici vaticani”).


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Dall’articolo “Il segreto di Ratzinger”
(di Enzo Mazzi, per “Il Manifesto”)

[...] È di ieri la notizia rivelata dal New York Times che lo stesso Benedetto XVI, quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e il cardinal Bertone, occultarono gli abusi di un prete americano, il reverendo Lawrence C. Murphy, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin dove aveva lavorato dal 1950 al 1974 […].
… Molti ormai fanno riferimento alla «Epistola de delictis gravioribus» (Lettera sui delitti più gravi) inviata il 18 maggio 2001 a tutti i vescovi della terra con cui il cardinale Ratzinger blindava gli abusi sessuali del clero imponendo il «secretum pontificium» (segreto papale) e vincolando così al centro vaticano la competenza di tutti i reati sessuali ad opera dei religiosi di ogni parte del mondo [...].
La lettera di Benedetto XVI alla Chiesa irlandese invita a denunciare i casi di pedofilia ma non dice una parola su questa secretazione. Non ne parla perché dovrebbe ammettere di essere lui stesso corresponsabile della copertura degli abusi [...].
È inutile che padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana si affanni a dichiarare che «le norme della Chiesa non hanno mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie». I fatti stanno lì a dimostrare il contrario...

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domenica 21 marzo 2010

A MIGLIOR VITA

Che ne è stato del vecchio mitico nord-est?
Dove sarà finita questa terra dei miracoli, dove i leghisti avevano promesso mari, monti, e secessione?
Come mai, adesso, tanti imprenditori del nord-est preferiscono staccare la spina buttandosi dal ponte?

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* Anni e anni a predicare contro la Roma ladrona. Anni di ciàcole su bandierine, dialetti, presepi, e quant’altro (cosa non si fa pur di non lavorare!). E adesso, dopo tanti anni di baldoria (soprattutto quella), il carroccio è finito giù a Roma. A far da chierichetto a Sua Prescrizione, che fino a ieri accusavano di essere un mafioso.
... E a trovare una sistemazione per gli amici degli amici (soprattutto a trovare qualche passatempo per il figlio del senatùr: tale Renzo detto “la trota”).

* Per la rubrica “Nanerottoli”, Tony Jop (sul quotidiano L’Unità), ha voluto sottolineare che il Veneto sta conoscendo un nuovo fenomeno: quello degli imprenditori che decidono di passare a miglior vita (per la serie che i leghisti dovevano dare il federalismo e tutte le altre ciance con cui si son riempiti la bocca, e invece quelli sono ancora lì a ruffianarsi il popolino).
… Proprio così: i leghisti sono ancora lì ad ingraziarsi l'elettorato. Magari attraverso le poetiche interviste di Luca Zaia, il leghista dal volto umano che decanta l’eccellenza del baccalà alla vicentina, e la nobiltà del radicchio trevisano (e che promette di imporre per Statuto, a tutto il suo popolo veneto, le cosiddette “radici cristiane”: alleluia!).

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Dall’articolo “Imprenditori”
(di Tony Jop, per “L’Unità”
)

Chi non conosce il Veneto può fare fatica a capire perché tra i piccoli imprenditori si sia accesa una catena di (13) suicidi appesi alla crisi economica e produttiva.Non sono depressi, è gente che lavora e che si è inventata uno spazio, quasi sempre minimo, al chiuso di un capannone e con il contributo di un numero di dipendenti che sta tra le dita di una mano. Ci provano, con coraggio e niente appoggi e questo si vede, purtroppo, dalla natura degli intoppi che li avvicinano alla disperazione.Servirebbero linee di credito adeguate alla natura della crisi e alla qualità dell’impegno. Ma sarebbe meglio essere figli di Umberto Bossi e, invece di lavorare, andare in giro a dire che gli immigrati devono starsene a casa loro per fare spazio ai lumbàrd.Se quegli imprenditori fossero stati figli del boss della Lega a quest’ora sarebbero ancora vivi, non avrebbero problemi economici e attenderebbero un posto sicuro nel consiglio regionale lombardo. Non basta essere del Nord padano, bisogna chiamarsi Bossi.
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sabato 20 marzo 2010

TUTTA COLPA DEL PAPA


CARO PAPA, C'E' POSTA PER TE
(E' IL TUO AMICO-COLLEGA HANS, DICE CHE DOVRESTI BATTERTI IL PETTO, PERCHE' SEI RESPONSABILE DELL'OCCULTAMENTO DI CERTI ODIOSI CRIMINI!).



Il teologo svizzero Hans Kung è noto internazionalmente. Soprattutto per le sue posizioni in campo teologico e morale, spesso critiche verso la dottrina della Chiesa cattolica.
Nel 2005 si era fatto notare scrivendo un articolo durissimo su papa Karol (Wojtyla, il papa che ha fallito, Corriere della sera). E recentemente, sul quotidiano
La Repubblica, ha pensato di prendersela anche con il suo ex amico Ratzinger. Con toni incredibilmente duri.
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Dall’articolo “Ratzinger reciti il mea culpa…”

(di Hans Kung, per “Repubblica”)

«Per otto anni docente di teologia a Regensburg e in stretti rapporti col fratello Georg, maestro della cappella del Duomo (Domkapellmeister), Joseph Ratzinger era perfettamente al corrente della situazione dei Domspatzen, i piccoli cantori di Regensburg. E non si tratta qui dei ceffoni, purtroppo all`ordine del giorno a quei tempi, bensì anche di eventuali reati sessuali [...].
... Perché il Papa continua, contro la verità storica, a definire il 'santo' celibato un 'dono prezioso', ignorando il messaggio biblico che consente espressamente il matrimonio a tutti i titolari di cariche ecclesiastiche? […]
... Per 24 anni Joseph Ratzinger è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nel cui ambito si prendeva atto dei più gravi reati sessuali commessi dal clero in tutto il mondo, per raccoglierli e trattarli nel più totale segreto ('Secretum pontificium'. Il 18 maggio 2001, con una lettera rivolta a tutti i vescovi sul tema delle "gravi trasgressioni", Joseph Ratzinger aveva confermato per gli abusi il 'segreto pontificio', la cui violazione è punita dalla Chiesa).
Papa per cinque anni, non ha cambiato di una virgola questa prassi infausta.
In nome della verità Joseph Ratzinger, l`uomo che da decenni è il principale responsabile dell`occultamento di questi abusi a livello mondiale, avrebbe dovuto pronunciare a sua volta un "mea culpa"…».

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martedì 16 marzo 2010

EVVIVA NAPOLITANO

I ragazzi che indossano la maglietta con la scritta «Pertini non avrebbe firmato», dovrebbero darsi una calmata.... E magari ripassare la storia, per controllare se è vero che fu proprio Sandro Pertini (sponsor di Bettino Craxi), a firmare il primo decreto ad personam pro Berlusconi (lo va sostenendo Antonio Polito, sul "Riformista").

Da un articolo di Antonio Polito (per “Il riformista”)
“Quando Pertini firmò il primo decreto salva-Silvio”


Era il 20 ottobre del 1984, e Craxì tornò di corsa da Londra per vararlo in gran fretta, dopo che tre pretori di assalto avevano oscurato le tre reti televisive del Cavaliere […].
… Se ricordo queste vicende non è certo per sostenere che Pertini non fosse un buon presidente, o non fosse una personalità di assoluta indipendenza e fiera di esserlo, o non conoscesse e amasse la Costituzione. Anzi, la rispettò anche in quella circostanza.
Lo ricordo perché nel leggere le cronache dell'epoca non mi sono mai imbattuto in una campagna politica o mediatica tesa a ottenere che Pertini non firmasse. Il Capo dello Stato non fu affatto tra i protagonisti politici di quella vicenda politicamente così drammatica e decisiva. E non lo fu perché non lo doveva essere.
Invece, ai tempi nostri, Napolitano è costantemente sotto la pressione di chi pretende che firmi o che non firmi, decreti del governo e anche leggi del parlamento, per ragioni politiche [...].
... Ma bisogna anche domandarsi perché oggi si chieda a Napolitano ciò che neanche lontanamente si sarebbe chiesto ieri a un Pertini. Poiché i poteri del presidente della Repubblica non sono cambiati, né è cambiata l'autorevolezza e l'indipendenza degli uomini chiamati a ricoprire quella magistratura, bisogna dedurne che ciò che è cambiato è tutto il resto.
È cambiato cioè il regime parlamentare, perché i poteri dell'esecutivo combinati con il ricorso costante alla decretazione d'urgenza e al voto di fiducia e con la nomina invece che l'elezione dei parlamentari, lo stanno trasformando sempre più in un presidenzialismo strisciante costruito sulla figura di Berlusconi, cui una parte dell'opposizione non sa contrapporre altro che la pressione su Napolitano perché lui costruisca su se stesso un presidenzialismo altrettanto strisciante ma contrapposto a quello di Berlusconi…