Il referendum, Gratteri, e Cavour!
Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, dopo una domanda a cui non sapeva rispondere, aveva intimorito una giornalista del Foglio dicendo: “Dopo il referendum faremo i conti, alzeremo una rete”! Tutti l’hanno presa per una minaccia, e il riferimento alla “rete” sembrava alludere alla pesca a strascio con cui si arrestano cento persone per poi condannarne – se va bene – una. Ebbene, il Foglio se l’è legata al dito. E ha deciso che con Gratteri bisognava davvero fare i conti. Ad esempio ricordando sul giornale la sua maxi indagine nel 2003 a Platì (Reggio Calabria). Allorché son state arrestate per mafia, nella notte, 125 persone. Ma alla fine soltanto otto sono state condannate (e nessuna per mafia)! Peraltro, lo stato dovette pagare numerosi indennizzi per ingiuste detenzioni.
Un elemento dell’accusa era rappresentato inizialmente da una delibera con cui il comune sembrava voler costruire dei bunker per i “latitanti” (una cosa gravissima, se dimostrata)! Si scoprì che invece il titolo della delibera era “valorizzazione aree LATISTANTI” (latistanti ad un torrente). Il colpevole era insomma il computer e il suo correttore automatico. Ma Gratteri si mostrò irremovibile, disse che “latistanti” non esiste nella lingua italiana. Fu dimostrato il contrario, ovviamente. E fu dimostrato che quella parola era stata usata anche in molte altre delibere. E perfino, ai suoi tempi, da Camillo Benso, conte di Cavour.
… Un avvocato se ne uscì così: “Meno male che Cavour non aveva il computer, altrimenti avrebbero arrestato anche lui”. Ed è vero, Gratteri avrebbe arrestato anche Cavour!💋
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